Aprèslude – Gottfried Benn

Foto di Josef Sudek

 

Devi saperti immergere, devi imparare,
un giorno è gioia e un altro giorno obbrobrio,
non desistere, andartene non puoi
quando è mancata all’ora la sua luce.

Durare, aspettare, ora giú a fondo,
ora sommerso ed ora ammutolito,
strana legge, non sono faville,
non soltanto – guardati attorno:

la natura vuol fare le sue ciliegie,
anche con pochi bocci in aprile
le sue merci di frutta le conserva
tacitamente fino agli anni buoni.

Nessuno sa dove si nutron le gemme,
nessuno sa se mai la corolla fiorisca –
durare, aspettare, concedersi,
oscurarsi, invecchiare, aprèslude.

Gottfried Benn

(Traduzione di Ferruccio Masini)

da “Aprèslude”, Einaudi, Torino, 1966

∗∗∗

Aprèslude

Tauchen mußt du können, mußt du lernen,
einmal ist es Glück und einmal Schmach,
gib nicht auf, du darfst dich nicht entfernen,
wenn der Stunde es an Licht gebrach.

Halten, Harren, einmal abgesunken,
einmal überströmt und einmal stumm,
seltsames Gesetz, es sind nicht Funken,
nicht alleine – sieh dich um:

Die Natur will ihre Kirschen machen,
selbst mit wenig Blüten im April
hält sie ihre Kernobstsachen
bis zu guten Jahren still.

Niemand weiß, wo sich die Keime nähren,
niemand, ob die Krone einmal blüht –
Halten, Harren, sich gewähren
Dunkeln, Altern, Aprèslude.

Gottfried Benn

da “Aprèslude – Gedichte 1955”, Verlag: Limes Verlag Wiesbaden, 1961

Confesso – Luis García Montero

Donata Wenders, Taking a Decision, L.A. 1999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipendo da un passo falso
e dal fiore appena reciso
che vende un triste sogno per la notte.

Dipendo dal ferito,
dalle dure canzoni
che uccidono il padrone con le mani.

Dall’oscuro avvenire,
dal corpo che per la fame si vergogna
e i debiti che arrivano fino al letto.

Dipendo da un passo falso
per non sbagliare oggi, domani e mai,
lì dove lottano gli sguardi anonimi,
lì dove è urgente la poesia.

Luis García Montero

(Traduzione di Gabriele Morelli)

dalla rivista “Poesia”, Anno IV-N.21, Settembre, Ottobre 2023

∗∗∗

Confesso

Dipendo da un passo falso
e dal fiore appena reciso
che un sogno triste vende nella notte.

Dipendo dal ferito,
dalle canzoni gravi
che uccidono il padrone con le mani.

Dal futuro cupo,
dal corpo vergognoso della sua fame
e dai debiti sul bordo di un letto.

Dipendo da un passo falso
per non sbagliare oggi, né domani, né mai,
lì dove discutono gli sguardi anonimi,
lì dove è urgente la poesia.

Luis García Montero

(Traduzione di Antonella Cancellier)

Edizione annotata di Marisa Martínez Pérsico

da “A porte chiuse”, Edizioni Sette Città, 2022

***

Confieso

Dependo de un mal paso
y de la flor recién cortada
que vende un sueño triste por la noche.

Dependo del herido,
de las canciones graves
que matan a su dueño con las manos.

Del porvenir sombrío,
del cuerpo avergonzado de su hambre
y las deudas al borde de una cama.

Dependo de un mal paso
para no faltar hoy, ni mañana, ni nunca,
allí donde discuten las miradas anónimas,
allí donde es urgente la poesía.

Luis García Montero

da “A puerta cerrada”, VISOR LIBROS, S.L., 2018

Più che in ore o minuti – Gabriele Galloni

Gabriele Galloni

 

 

 

 

 

 

 

 

I

Più che in ore o minuti
dovremmo sezionarlo questo corso
nostro di cose in luoghi
e cenni esposti a febbri sempre nuove.

II

Il sangue come luogo innanzitutto
e dopo fluido come l’acqua è all’acqua
ché al sangue si ritorna
dopo il resto. Ti sei svegliato all’alba
coperto di vernice.

III

Non parlare del tempo. Ora ne abbiamo
finché ci va. Non fare troppo caso
a quante volte ci sono e ci sei:
ricordati più tardi la Parola.

Gabriele Galloni

da “Slittamenti, 2017”, in “Sulla riva dei corpi e delle anime”, Crocetti Editore, 2023

Garcilaso 1991 – Luis García Montero

Scultura di Peter Demetz

 

La mia anima vi ha ritagliato a sua misura,
dice ora la poesia,
con parole che furono scritte in un tempo
di amori cortigiani.
E in questa stanza del XX secolo,
ormai alla fine,
preparando la lezione di domani,
ritornano le parole senza rumore di cavalli,
senza vestiti di corte,
senza regge.
Vicino a Baghdad ferito dal fuoco,
la mia anima ti ha ritagliato a sua misura.

Tutto cessa all’improvviso e ti immagino
nella città, la tua auto, i tuoi jeans,
la legge delle tue età,
e ho paura di amarti falsamente,
perché non so vivere se non nella scommessa,
infuocato da fiamme che ardono senza bruciarci
e che sono realtà,
benché gli occhi guardino la distanza
nei televisori.

Attraverso i secoli,
saltando al di sopra di tutte le catastrofi,
al di sopra di titoli e date,
le parole ritornano al mondo dei vivi,
domandano della loro casa.
So bene che non è eterna la poesia,
ma sa cambiare insieme a noi,
apparire vestita con jeans,
appoggiarsi sull’uomo che si inventa un amore
e che soffre d’amore
quando è solo.

Luis García Montero

(Traduzione di Alessandro Ghignoli)

da “Tempo di camere separate”, Le Lettere, 2000

***

Garcilaso 1991 

Mi alma os ha cortado a su medida,
dice ahora el poema,
con palabras que fueron escritas en un tiempo
de amores cortesanos.
Y en esta habitación del siglo XX,
muy a finales ya,
preparando la clase de mañana,
regresan las palabras sin rumor de caballos,
sin vestidos de corte,
sin palacios.
Junto a Bagdad herido por el fuego,
mi alma te ha cortado a su medida.

Todo cesa de pronto y te imagino
en la ciudad, tu coche, tus vaqueros,
la ley de tus edades,
y tengo miedo de quererte en falso,
porque no sé vivir sino en la apuesta,
abrasado por llamas que arden sin quemarnos
y que son realidad,
aunque los ojos miren la distancia
en los televisores.

A través de los siglos,
saltando por encima de todas las catástrofes,
por encima de títulos y fechas,
las palabras retornan al mundo de los seres vivos,
preguntan por su casa.

Ya sé que no es eterna la poesía,
pero sabe cambiar junto a nosotros,
aparecer vestida con vaqueros,
apoyarse en el hombre que se inventa un amor
y que sufre de amor
cuando está solo.

Luis García Montero

da “Habitaciones separadas”, Visor, 1994, Madrid

Dall’immagine tesa – Clemente Rebora

Herbert List, Hamburg, Germany, 1932

 

Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

Clemente Rebora

da “Diario intimo”, Interlinea, Novara, 2006