Per Vava – Marc Chagall

Marc Chagall, Portrait Of Vava, c.1955

 

Con te io sono giovane
Quando laggiú gli alberi minacciano
E il cielo vanisce in lontananza
I tuoi occhi mi toccano

Quando ogni passo si perde sull’erba
Quando ogni passo sfiora le acque
Quando le onde mi fervono in testa
E dall’azzurro qualcuno mi chiama

Con te io sono giovane
Cadono i miei anni come foglie
E qualcuno colora le mie tele
Allora esse brillano di te

E sul tuo volto il sorriso è radioso
Piú chiaro assai delle nubi piú chiare
Allora io corro dove sei
Dove mi pensi e dove mi attendi

Marc Chagall

(Traduzione di Plinio Acquabona)

dalla rivista “Poesia”, Anno IX, Marzo 1996, N. 93, Crocetti Editore

Ultimo amore – Fëdor Ivanovič Tjutčev

Foto di Katia Chausheva

 

Oh come sul declinar degli anni
Più teneramente e superstiziosamente amiamo!
Splendi, splendi, luce d’addio,
Dell’ultimo amore, del crepuscolo!

Ormai metà del cielo è coperta d’ombra,
Ancora all’occidente erra solo un raggio,
Indugia, indugia, giorno che declini,
Prolungati, prolungati, incantesimo!

Che importa se più fioco è il sangue,
Nel cuore la tenerezza non si spegne…
Oh tu, mio ultimo amore,
Sei la felicità e la disperazione.

Fëdor Ivanovič Tjutčev

(Traduzione di Eridano Bazzarelli)

da “Fëdor I. Tjutčev, Poesie”, Rizzoli, 1993

Scritta non prima della seconda metà del 1852, e non dopo l’inizio del 1854. Questa famosa poesia è ispirata all’amore per Elena. È apparsa nel 1954 in «Sovremennik».

∗∗∗

Последняя любовь

О, как на склоне наших лет
Нежней мы любим и суеверней…
Сияй, сияй, прощальный свет
Любви последней, зари вечерней!

Полнеба обхватила тень,
Лишь там, на западе, бродит сиянье, –
Помедли, помедли, вечерний день,
Продлись, продлись, очарованье.

Пускай скудеет в жилах кровь,
Но в сердце не скудеет нежность…
О ты, последняя любовь!
Ты и блаженство, и безнадежность.

Тютчев Федор Иванович

Между серединой 1851 и началом 1854

Primo ghiaccio – Andrej Andreevič Voznesenskij

Anka Zhuravleva

Foto di Anka Zhuravleva

 

Nella cabina del telefono,
una bambina gela al freddo:
nel cappottino intirizzito
nasconde il viso che le lagrime
sbaffano tutto di rossetto.

Soffia dentro le palme magroline.
Le dita son ghiacciuoli. Ai lobi, orecchini.

Se ne dovrà tornare sola sola
per tutto il ghiaccio della stradicciola.

Il primo ghiaccio. È la prima volta.
Primo ghiaccio delle frasi telefoniche.

Brilla sulle guance una traccia gelata:
il primo ghiaccio delle offese umane.

Andrej Andreevič Voznesenskij

(Traduzione di Mario Socrate)

da “Scrivo come amo”, “Le Comete” Feltrinelli, 1962

∗∗∗

Первый лёд

Мерзнет девочка в автомате,
Прячет в зябкое пальтецо
Все в слезах и губной помаде
Перемазанное лицо.

Дышит в худенькие ладошки.
Пальцы  — льдышки. В ушах — сережки;

Ей обратно одной, одной
Вдоль по улочке ледяной.

Первый лед. Это в первый раз.
Первый лед телефонных фраз.

Мерзлый след на щеках блестит—
Первый лед от людских обид.

Андрей Андреевич Вознесенский

«E in ultimo ti dirò: – Addio» – Bella Achatovna Achmadulina

Foto di Gabrielle Duplantier

 

E in ultimo ti dirò: — Addio,
e non promettermi amore.
Perderò la ragione. O troverò 
la sublime serenità della follia.

Come mi hai amato? Pregustando
l’offesa della fine. Ma non è questo…
Come mi hai amato? Offendendo i principi
dell’amore. Ma in modo così goffo…

Crudeltà del fallimento, io
non ti perdono. Vivo, cammino,
vedo il bianco mondo,
ma il corpo mio è deserto.

La mente vorrebbe ancora un piccolo
lavoro. Ma son deboli le mani.
E uno sciame di odori e di sapori
in volo sghembo si allontana da me.

Bella Achatovna Achmadulina

(Traduzione di Serena Vitale)

da “Tenerezza e altri addii”, Guanda, 1971

«Strofino lo specchio con la mano» – Boris Ryžhy

 

Strofino lo specchio con la mano
dietro di me scorgo l’autunno.
È irrequieta la mia pace,
la felicità non porta altra felicità.

Cadono le foglie sulla terra
ma prima volteggiano a lungo.
Non ha senso cercare parole
per celebrare questa tristezza.

Nel flauto risuonava l’estate
per l’ubriaco chiacchierone,
ora suona il silenzio per il poeta
che ha smaltito la sbornia.

Mi avvicino di piú allo specchio
e copro di me tutta la tristezza,
ma nello stesso istante
alle mie spalle echeggia il vento.

Il giardino riempie tutto lo specchio,
il volto del poeta si dissolve,
le foglie nuovamente volano via,
cadono e volteggiano.

Boris Ryžhy

1999.

(Traduzione di Valeria Ferraro)

da “La nuovissima poesia russa”, Einaudi, Torino, 2005