«Ti ho sempre soltanto veduta» – Cesare Pavese

Foto di Paul Apal’kin

   

       Ti ho sempre soltanto veduta,
senza parlarti mai,
nei tuoi istanti piú belli.
     Ma ho l’anima ormai tanto tesa,
schiantata dalla tua figura,
che non trovo piú pace
al suo brivido atroce.
     E non posso parlarti,
nemmeno avvicinarmi,
ché cadrebbero tutti i miei sogni.
     Oh se tale è il tremore orribile
che ho nell’anima questa notte,
e non ti conoscerò mai,
che cosa diverrebbe il mio povero cuore
sotto l’urto del sangue,
alla sublimità di te?
     Se ora mi par di morire,
che vertigine folle,
che palpiti moribondi,
che urli di voluttà e di languore
mi darebbe la tua realtà?
     Ma io non posso parlarti,
e nemmeno avvicinarmi:
nei tuoi istanti piú belli
ti ho sempre soltanto veduta,
sempre soltanto sognata.

Cesare Pavese

[27 dicembre 1927]

da “Prima di «Lavorare stanca», 1923-1930”, in “Cesare Pavese, Le poesie”, Einaudi, Torino, 1998

Il mio corpo mi porta via – Raffaele Carrieri

Foto di Hengki Koentjoro

 

Il mio corpo mi porta via
E devo sempre ricominciare
Fuoco donna focolare
E la speranza per durare
Dove sono più fugace
Della stella che cade.
Il mio corpo mi porta via.
Mi taglia, mi ritaglia
Mi separa dall’arpa
Mi separa dall’amata.
Mi separa mi sparpaglia
Per deserti e cordigliere
Come sabbia nella sabbia.
Cieco vado col cieco vento,
Il mio corpo mi porta via.

Raffaele Carrieri

da “Canzoniere amoroso”, “Lo Specchio” Mondadori, 1958

I punti di sospensione – Antonio Porta

Dominique Issermann, Laetitia Casta

 

Vedere solo si vede quello che si vuole
una foto sbiadisce poco a poco
e un volto, poi la figura intera scompaiono.
Dov’erano tracce di felicità, attimi
ora un grigio sbiadisce e se resiste
qualcosa, un sorriso molto tirato,
stupisce chi lo osserva
e la memoria rifiuta di saltare l’ostacolo.
Ma per capire fino in fondo che cosa
significa una cancellazione occorre
sentirsi cancellati, quando un’ombra
non è più un’ombra, un fiato, un vapore,
nel trionfo dei punti di sospensione…

Antonio Porta

6.12.1986

da “Yellow”, “Lo Specchio” Mondadori, 2002

Nessuno in cammino – Piero Bigongiari

Susan Burnstine, Bridge To Nowhere

 

Èccola, la città in penombra,
la città della tolda e della sclera,
spenta di marmi nella lenta sera
che intorno a lei s’aggira a cercarmi.

O a cercare se stessa nel mio occhio
che vede come cera all’orizzonte
disfarsi un porto, là innalzarsi un ponte
su cui passa un fanciullo, la chimera
tenendo in pugno della propria vita.

Se troppo ho osato, è che non fu Nessuno
che il suo pianto più alato come il grido
che a perdifiato spargono le rondini
sul tetto patrio dove sono stato
insieme un figlio e un padre.

                                             Sono stato
chi sono? Sono quello che sarò?
Fuoco ramingo che cerca la stoppia
dove accendersi della propria storia?
Il dono è da accettare a mani aperte,
ma quanto esse stringono, cos’è?
E dov’è il nido? Non nella memoria…
Le rondini lo sanno. Io lo cerco
nella grigia alternanza della cenere
dove il fuoco nascosto a un tratto sprizza.
Senz’ali ma col vento e la pazienza
delle cose che non cercano di essere
la ripicca della dimenticanza.

Piero Bigongiari

novembre ’86 – 5 maggio ’90

da “La legge e la leggenda” (1986-1991), “Saggi e testi” Mondadori, 1992

Restare – Pierluigi Cappello

Foto di Danilo De Marco

 

Gli occhi si sono fatti di sale nel voltarmi
i pensieri si sono fermati nei gesti, nel silenzio delle cose fatte;
ho raccolto le briciole del dopopranzo
e le ho scosse nell’aria vitrea del giardino
dove è appena spiovuto e irrompe il sole.
Qui, anche il piú lieve soprassalto del merlo oltre la siepe
sta fermo e stanno ferme le mie parole come navi in bottiglia.
La vostra lingua è la mia, ma la mia non è la vostra
mi sono sentito pensare mentre in casa lampeggia in penombra
il televisore e una musica epica diffonde l’eleganza di una berlina.
Tengo per me cos’è curare il fuoco
l’odore spesso di legna bagnata, lo stoppino fra le dita
lo stare di tutti i giorni nelle cose da fare, dentro un’altra luce
rotta dalle nuvole, un diverso tramontare allacciato agli alberi alti
pieno negli occhi delle case, sulle bestie dei poveri;
un po’ qua un po’ là
si sta soli cosí, oggi, un giorno cosí, un giorno piú soli.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010