Airone, 4 – Antonio Porta

Komori Soseki

 

quello che è rimasto,
quello che resiste,
là sotto, tu lo vedi,
airone, sotto le montagne di macerie,
dentro i crateri delle bombe,
sotto le colline d’immondizia,
lí dove resiste, continua,
rinasce la semplice vita,
ultima, dimenticata, dileggiata
rimossa, ridotta a poltiglia
nella mente degli uomini,
la semplice vita,
il nascere e morire
rinascere e volare via,
aprirsi, amare,
quello che è vivo, amore,
sotto la semina dell’odio

Antonio Porta

5.8.80

da “Il giardiniere contro il becchino”, “Lo Specchio” Mondadori, 1988

…Un poeta… – Diego Baldassarre

Foto di Gerard Laurenceau

 

Spezzi l’onda erodendoti come scoglio
nell’apparente assenza di pietra

affiorante dal flutto quando è troppo tardi quando
la carena cigola
preparando
la fatica dello sfascio

Saranno relitti levigati di sale
le ciglia a protezione del sole

E tutta questa maledetta luce che affiora dal mare
dal cielo
e inonda l’orizzonte
sembrerà confine disteso su se stesso

Naufragare è pratica antica per chi naviga
tra le isole del silenzio

Diego Baldassarre

TACCUINO QUARTO – Incontri

da “6090 (SessantaNovanta)”, Il Convivio Editore, 2019

AMAZON – Diego Baldassarre, 6090 (SessantaNovanta), Il Convivio Editore, 2019
IBS – Diego Baldassarre, 6090 (SessantaNovanta), Il Convivio Editore, 2019

Passeggiata – Alessandro Parronchi

Lewis Morley, Paris Metro, Couple Kissing

 

Dove cambia la luce del semaforo
il tramonto si perde.
E camminiamo insieme
(camminavamo insieme) in un paesaggio
di fabbriche, deserto,
tra stridori lontani
e rombi che c’inseguono, in un mondo
che ci esclude — ci avvolge
nel caffè dove si entra un’aria ostile —
e tuttavia sorride:
sul ferrame contorto che tra l’erba
di riflessi s’accende,
in arpeggi di sibili dai fili,
e sullo smalto degli isolatori
che il cielo bacia — mentre tra le nubi
quella lama di luna esita, come
una lacrima che non sa più scendere
dalla mandorla bruna dei tuoi occhi.

Traversati i binari
muta il paesaggio. Sono ora profondi
giardini, tutt’intorno alto difesi
dal biancastro dei muri
tetri in quest’ora. E benché in me il passato
urga a scaldarle, incerto è, nel segreto
di queste case solitarie,
se di vita un barlume ancora, o morte
già le invada. La luna
piove intenso bagliore sulla strada.

Tu a me ti stringi
(ti stringevi!) e mi dici:
« Andiamo. » Ed io m’accorgo che tornare
tra la folla che si urta è necessario,
anche se dovrà perdersi
tra mille ombre la tua.
Nel tram dove, spingendoci, ho sul viso
il tuo respiro, il caldo della gota,
siamo vivi: tu a me di nuovo ignota.

Alessandro Parronchi

da “Coraggio di vivere”, Garzanti, 1961

Salamandra – Piero Bigongiari

Edward Steichen, Louise Brooks, 1928

 

Il tuo occhio guarda nel fuoco
la visione brucia
un gelo nutre il seme della luce
nel ghiaccio, la banchisa
celeste si sfa.
Io non so quel che è stato
la terra si cretta, escono scorpioni
il ragno sale al centro della tela
il mare opina
che il sole esiste per tingersi di terra
sulle acque pensieroso.
Non oso, amore, non oso
chiamarti.
Appoggiata a una domanda non è una risposta
ma tutto l’amore del mondo
è una parola.

Piero Bigongiari

 da “Antimateria”, “Lo Specchio” Mondadori, 1972

Rebus n. 19 – Edoardo Sanguineti

Foto di Édouard Boubat

19.

TEMA:
             sei diventato un nonno: esprimi, in breve, le tue impressioni, le tue emozioni, ecc.:
                           SVOLGIMENTO:
                                                    quando l’ho vista, il 9 pomeriggio, la prima volta,
dormiva tutta, a pancia molle, giù: (con le solite braccia mezze tese, i mezzi
pugni chiusi): quando invece si è risvegliata, silenziosa, dopo poco (è taciturna,
in genere, mi sembra), mi ha esaminato con preoccupazione (quasi spavento,
misera), arricciandosi un suo abbozzo di sopracciglia incolori:
                                                                                                                   (ma, allora,
in un istante io l’ho tranquillizzata, con esercitati effetti (e affetti) vocali,
sperimentati, ora fa un secolo, pare, sopra il suo padre):
                                                                                                        ho presenziato così,
potrò poi dire, qualche volta, ancora, con i miei occhi sereni, illesi, al mio
trapianto dei miei occhi medesimi, infilati con delicata pazienza, al primo colpo,
dentro un’ereditaria microfaccia eterosessuale, eccessivi: (che mi resistano vivi):

Edoardo Sanguineti

da “Mikrokosmos”, Feltrinelli Editore, 2004