«Eravamo d’aria in un cielo di frasche» – Franco Loi

Édouard Boubat, France, 1950

 

Eravamo d’aria in un cielo di frasche
e dalla mura l’edera a ridacchiare,
e l’aria era il tempo, e lei diceva:
«La mia paura è quel tuo toccarmi!»
Passa una nuvola e guardo i miei pensieri,
un uccello zufola, e sento come un tremare.
Ho trattenuto il cuore, e lei diceva: «Ieri
la mia giovinezza ti moriva in braccio».
Null’altro mi pareva di ascoltare.
Taceva il tempo, e mi tenevo basso.

Franco Loi

da “Liber”, Garzanti, 1988

***

Serum de aria int un ciel de frasca
e da la müra l’erga a ridascià,
e l’aria l’era el temp, e lé diseva:
«La mia paüra l’è quèl tò tucàm!»
Passa ‘na nevura e vardi i mè penser,
‘n üsell sifula, e senti ‘me ‘n tremà.
Û tegnü ‘l cör, e lé diseva: «Jer
la mia giuinessa la te muriva in brass».
Nient alter me pareva de scultà.
Taseva el temp, e me tegnivi bass.

I tuoi segni – Leonardo Sinisgalli

Florence Henri, Portrait composition n°8, 1938

 

Riguardo quando non ci sei
gli scartafacci toccati dalle tue dita,
i fogli con le impronte dei giorni
bui, delle ferite dolenti.
Guardo le carte miracolosamente
riavute (gli editori sono a caccia
di farfalle sui lungotevere),
draghi gioiosi, tronchi
capelluti, meteore fiammanti, e
mi esalto e mi dispero
perché è morta la tua mano.

Leonardo Sinisgalli

da “Dimenticatoio”, “Lo Specchio” Mondadori, 1978

Amore della vita – Alfonso Gatto

Josef Koudelka, Rome, Via Appia Antica, 2000

 

Io vedo i grandi alberi della sera
che innalzano il cielo dei boulevards,
le carrozze di Roma che alle tombe
dell’Appia antica portano la luna.

Tutto di noi gran tempo ebbe la morte.
Pure, lunga la vita fu alla sera
di sguardi ad ogni casa, e oltre il cielo,
alle luci sorgenti ai campanili
ai nomi azzurri delle insegne, il cuore
mai più risponderà?

Oh, tra i rami grondanti di case e cielo
il cielo dei boulevards,
cielo chiaro di rondini!

O sera umana di noi raccolti
uomini stanchi uomini buoni,
il nostro dolce parlare
nel mondo senza paura.

Tornerà tornerà,
d’un balzo il cuore
desto
avrà parole?
Chiamerà le cose, le luci, i vivi?

I morti, i vinti, chi li desterà?

Alfonso Gatto

da “Amore della vita, 1944”, in “La storia delle vittime. Poesie della resistenza”, Mondadori, Milano, 1966

«Da dove continui a trapelare» – Daniele Piccini

Foto di Jonas Hafner

 

Da dove continui a trapelare,
dalle foglie tremanti
di un giugno oscuro,
macchie sempiterne di luce sui colli
durano un istante
e il giorno gira come un aquilone –
un lampo in volto quando l’aria è ferma
e guardi e non capisci
che comincia qualcosa
dove affonda la meraviglia buia
del respiro.

Daniele Piccini

da “Canzoniere scritto solo per amore”, Editoriale Jaca Book, 2005

«Ancora un po’ assonnata» – Mario Luzi

Foto di Katia Chausheva

 

Ancora un po’ assonnata
lei alza la serranda
ed ecco le si riempie
d’oro e d’aria
opalescente il vaso
della stanza. Oh mattino,
oh celeste tracotanza,
non travolgermi, non prendermi
di forza, non sono ancora pronta –
pensa e intanto lo sussurra
alla sua malsicura riluttanza –
                                                ti si oppone
il greve e l’ombra
della mia opacità
che la notte non ha arso
e il risveglio non ha sperso.
Ti prego, giorno nuovo,
vieni, ma vieni lentamente,
entra lentamente nella sostanza,
accendimi come una lampada,
così sarò votiva
come devo e come voglio
per te, per i miei simili,
per l’anima del mondo
che ci ospita, ci offende
e non poco ci conforta, noi sua parte.

Mario Luzi

da “Sotto specie umana”, Garzanti, 1999