Lettera – Franco Fortini

 

Padre, il mondo ti ha vinto giorno per giorno
     Come vincerà me, che ti somiglio.

Padre di magre risa, padre di cuore bruciato,
     Padre, il piú triste dei miei fratelli, padre,

Il tuo figliuolo ancora trema del tuo tremore
     Come quel giorno d’infanzia di pioggia e paura

Pallido tra le urla buie del rabbino contorto
     Perdevi di mano le zolle sulla cassa di tuo padre.

Ma quello che tu non dici devo io dirlo per te
     Al trono della luce che consuma i miei giorni.

Per questo è partito tuo figlio; e ora insieme ai compagni
     Cerca le strade bianche di Galilea.

Franco Fortini

1944

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1946

11 febbraio 1946 – Primo Levi

Foto di Mikko Lagerstedt

 

Cercavo te nelle stelle
Quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto di te alle montagne,
Ma non mi diedero che poche volte
Solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
Meditai la bestemmia insensata
Che il mondo era uno sbaglio di Dio,
Io uno sbaglio nel mondo.
E quando, davanti alla morte,
Ho gridato di no da ogni fibra,
Che non avevo ancora finito,
Che troppo ancora dovevo fare,
Era perché mi stavi davanti,
Tu con me accanto, come oggi avviene,
Un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

Primo Levi

11 febbraio 1946

da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984

Questo odore marino – Giorgio Caproni

Édouard Boubat, Lella, Bretagne, 1847

 

Questo odore marino
che mi rammenta tanto
i tuoi capelli, al primo
chiareggiato mattino.

Negli occhi ho il sole fresco
del primo mattino. Il sale
del mare….

Insieme,
come fumo d’un vino,
ci inebriava, questo
odore marino.

Sul petto ho ancora il sale
d’ostrica del primo mattino.
 
Giorgio Caproni

da “Ballo a Fontanigorda (1935-1937)”, in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

«Hai lasciato di te solo il dolore» – Giorgio Caproni

John William Godward, Violets, sweet violets, 1906

     
        Sonetti dell’anniversario
 X

    Hai lasciato di te solo il dolore
chiuso nell’ossa dei giorni cui manchi
così improvvisa — il velo di sudore
che soffoca le piazze, ove già stanchi
allentasti i tuoi passi al disamore
eterno. E ai nostri ponti, e agli atrii, e ai bianchi
archi travolti in un cielo incolore
più dell’ultimo viso, i cari fianchi
spezzati tanto giovani al ricordo
nessuno sosterrà: come la cera
se la mano la stringe — come il sordo
suono del sangue, se cade la sera
che non s’appoggia più al trafitto accordo
della tua spalla crollata leggera.

Giorgio Caproni

da “Cronistoria”, 1938-1942, in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

Compleanno – Vittorio Sereni

Foto da “La jetéé”, di Chris Marker, 1962

 

Un altro ponte
sotto il passo m’incurvi
ove a bandiere e culmini di case
è sospeso il tuo fiato,
città grave.
Ancora al sonno
canti di uccelli sento
lontanissimi unirsi
e del pallido verde
mi rinnovi il tempo,
d’una donna agli sguardi serena
mi ritorni memoria,
amara estate.

Ma dove t’apri
e tra l’erba orme di carri
e piazze e strade in polvere spaési
senso d’acque mi spiri
e di ridenti vetri una calma.
Maturità di foglie, arco di lago
altro evo mi spieghi lucente,
in una strada senza vento inoltri
la giovinezza che non trova scampo.

Vittorio Sereni

da “Frontiera”, Edizione di Corrente, Milano, 1941