Dove la luce – Giuseppe Ungaretti

Mario Giacomelli, San Titre, Spoon River, 1971-1973

 

Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,
E del male e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d’ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov’è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d’oro.

L’ora costante, liberi d’età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo.

Giuseppe Ungaretti

1930

da “Sentimento del Tempo” (1919-1935), in “Giuseppe Ungaretti, Vita d’un uomo”, “I Meridiani” Mondadori, 1969

Quando si torna dove si nasce – Giuseppe Conte

Fabrice Lamarche, The door

 

Ritorno a questa via, dove son nato
come una luce alla sua stella esplosa.
È questo il mio viaggio, questi
portoni, i due scalini di lavagna, le
facciate alte, scrostate, con le finestre
cieche, la salita, l’arco che segnava
il confine, giù la mia casa
che aveva la veranda sul cortile di
muschio e rovi attorno a un pozzo, e
il terrazzino azzurro, il pergolato
in bilico sopra gli orti dei nespoli.
Dietro quelle persiane, al terzo piano,
ci fu l’amore, c’era la guerra fuori
i soldati tedeschi ormai allo stremo, in
fuga. Il destino è tornare dove si è nati.
Lo sanno tutti i fiori, i templi, i soli
che sono come noi ancora da alzare
non profetati, e già polvere.

Giuseppe Conte

(Genova-Porto Maurizio, 28 settembre 1980)

da “Reincarnazioni, Rifioriture”, in “L’Oceano e il ragazzo”, Rizzoli, Milano, 1983 

L’amica dei poeti – Marcello Comitini

Benedetto De Lisi, Le due amiche (particolare)

 

Di te, del tuo sguardo, del tuo corpo di donna
dei tuoi timori e del grigio annuncio del futuro
– cieco all’improvviso divenuto sordo –
tutto ho perduto.
Tutti i dolori e tutte le paure.
Né le tue gioie – mai potrei trovarle
nascoste dietro un velo di parole.
Non tue ma dei poeti
che scavalcano i monti
con l’orgoglio di chi conosce il cielo.
Volano
ti rapiscono con gli artigli delle aquile
ti portano più in alto dove è limpida l’aria.

Di tutto questo soffro. Ma tu
non puoi vederlo perché per te l’amore
sorge a un orizzonte rabbuiato dalle nuvole.
E mi accusi d’essere inetto ed incapace
di volare assieme a te,
di spegnere la sete che la luce infonde a chi
v’immerge le ali del sogno.
Cosa posso fare io cantore e cieco?
Trascino le mie ali lungo il mio deserto
di polvere e di gesso.
– Io poeta sordo al mio stesso canto.

Marcello Comitini

da “Quarto Giorno: poesie”, Edizioni Caffè Tergeste, 2018

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Con gesto elegante… – Marcello Comitini

Foto di Bruce Weber

 

Con gesto elegante sollevo la gonna
piego le gambe
indosso le scarpe a tacchi alti.
Ravvio i capelli liscio le pieghe
della gonna lungo i fianchi.
Pronta.
Tengo in mano le chiavi dell’auto.
Pronta
per andare incontro al nuovo giorno
lasciare
le stanze nel silenzio
e ritrovarle
silenziose al mio rientro.
Apro la porta.
Di sfuggita nello specchio
è riflessa la mia figura.
Mi arresto sorpresa
nel vedere sul volto svaniti
gli anni della giovinezza.
Sono sempre io
o un’altra ha occupato il mio corpo?
Il mio respiro si fa lento e debole.
Dove sono
gli anni quando credevo d’essere
sfrenata implacabile
sfiorata dal mondo?
Quando offrivo i miei seni
alle carezze del primo amore
come fossero colombe di seta?
Torno a chiudere la porta.
Mi guardo attentamente allo specchio,
Non riesco più ad uscire.
Mi stendo sul letto carezzo i miei seni
sogno
un uomo che ancora mi dica
col suo respiro di fuoco come sei bella
e guardandomi ancora
che la vita da domani
sarà diversa più vera
dei romanzi che leggo
dove vivere
è già travolgente e dona
ai gesti di ogni giorno
la gioia di un compagno
e il profumo malinconico dei ricordi.
Adesso sento
dentro il petto un dolore.
Nella memoria il pezzo mancante
tra la mia giovinezza e questo dolore.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

Per l’Adele – Milo De Angelis

Foto di Garry Winogrand

 

“Vedi, giungono da un’altra mente,
le parole, una mente lontana che abitava
nel miele delle arnie e tra i fili
del ragno sul soffitto. Arretrano le nostre stagioni,
i passi diventano aria, sfumano gli orizzonti
del viso, nulla ci appartiene se non questo foglio
popolato di demoni.”

“Vedi, scrivo con mani di rugiada e diventa sottile
il confine tra la gioia e il grumo più buio, tra il rubino
della tua prima collana e il mio miraggio
ogni pietra prende il colore del mattino.”

“Prendilo tu,
questo fazzoletto che sa ancora di vaniglia, accendi
il rogo delle mille estati trascorse, con il tuo gesto
musicale conduci il rosa tenue
dei Castagnoni negli anni che sono rimasti
fuori dalla morte.”

“Tu che hai sentito scomparire il mondo
dentro un colpo senza origine, tu che sei stata
un puro gemito tra le verbene, stamattina appari
in una tazza di latte e la tua pupilla trucidata ricomincia a vedere, a poco a poco,
raggiunge la dolce cantilena di un dialetto contadino
che pronunciamo per l’ultima volta.”

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021