Fissità – Vittorio Sereni

Artur Pastor, Pescador a coser a rede de pesca na praia da Nazaré

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da me a quell’ombra in bilico tra fiume e mare
solo una striscia di esistenza
in controluce dalla foce.
Quell’uomo.
Rammenda reti, ritinteggia uno scafo.
Cose che io non so fare. Nominarle appena.
Da me a lui nient’altro: una fissità.
Ogni eccedenza andata altrove. O spenta.

Vittorio Sereni, Fissità

da “Stella variabile”, Garzanti, 1982

Ombre – Lucio Piccolo

Foto di Robert Hutinski

 

Le sognanti, lontane ombre che sono
dietro le tue parole questa notte,
fantastiche o dolenti le portava
la corrente dei giorni, il vento che apre
i colori, ed ognuna il suo segreto
di dolore o di gioia che il destino
segnò e il buio chiude;
e ancora altre ne chiami
che dileguando diedero un’impronta
di lume: la promessa di un ritorno;
mani che schiusero i riposi,
occhi che riflettevano i meriggi
sotto i rami, le foglie della vite
che il raggio fa vivaci, oh le stormenti
stagioni attorno ai volti, le ore
che scendevano a noi come in dolcezza
umana fatte miti da uno sguardo;
viva siepe, riparo che fa
sicure in cerchio notti, albe, tramonti,
e come pienamente
rispondevano ad ogni sole
che mai le avrebbe, mai sfiorate il rombo
del mistero; ma in fondo ad ogni svolta
è il dolore, la cenere che tocchi
si riga: brace e sangue.
E sul quadrante gira una segno
indietro lascia la vacua spirale
dove l’anima è presa, e fuori attorno
ferma è la notte come una memoria
di sempre; sul piano
pietroso che sovrasta al mare basse
macchie di luna e cespi,
tarde stuoie di nuvole e un’ansia
s’alza d’ignoto, ricade; respiro
dell’aria scorre tra le gole, tocca
la paglia sotto il ponte, alle pareti
della cava risale e sopra i margini
si cela tra le foglie degli ulivi.

Lucio Piccolo

da “Gioco a nascondere, Canti barocchi, e altre liriche”, “Lo Specchio” Mondadori, 1960

«In verità solo l’amore esiste» – Daniele Piccini

Foto di Philippe Pache

 

“In verità solo l’amore esiste,
l’amore e la sua faccia in ombra, l’ansa
del sole nella notte, la sua attesa…
ma anche lì non si stanca e non è triste.
Costruisce da solo la sua stella,
percorre nebule ed ere a gheriglio,
trapassa gorghi di materia spenta
fino al divino, che brucia in un figlio.
Amore solo esiste – e fa la notte,
perché tu possa pensare al suo volto
liberato per sempre dalla morte.”

Daniele Piccini

da “Inizio fine”, Crocetti Editore, 2021

«Avevi il profumo» – Giorgio Peddio

Josef Sudek, Untitled, n.d.

 

Avevi il profumo
che hanno solo 
i giardini in estate,
freschi 
d’acqua pura
e delicata menta.

Le tue parole
incendiavano la notte,
la tua pelle,
i miei sensi.

Ricordi 
ti chiamavo l’accigliata 
Tenero amore
dagli occhi inquieti,
nella nostra piccola casa
di bianchi fiori nei vasi
e di tramonti dorati.

Nelle notti afose
ti alzavi dal letto
tutta nuda
per aprire i vetri
e far entrare le stelle,
fresche stelle
d’antica luce,
poi tornavi 
tra le mie braccia
e mi stringevi forte
come durante un temporale.

Presto tornerà
la calda stagione
ma tu non tornerai
Alba di rugiada,
altri paesaggi
guardano ora i tuoi occhi,
i tuoi occhi grandi
come sorgenti lunari
dove io dissetavo
il mio cuore di sale.

Giorgio Peddio

20 maggio 2014.

La tempesta – Piero Bigongiari

Foto di Donata Wenders

 

Forse è questa l’ora di non vedere
se tutto è chiaro, forse questa è l’ora
ch’è solo di sé paga, ed il tuo incanto
divaga nell’inverno della terra,
nell’inferno dei segni da capire.
Ma non farti vedere dimostrare
ancora le tue formule, è finita
l’orgia dei risultati rispondenti
alle cause. Sei sola, batti i denti
accosto ai vetri nevicati, tetri.
Divergono in un morbido riaccendersi
d’altro sangue i destini che ci unirono.
Tu li ricordi come – in queste tarde
ore che riscoccano dalla pendola –
in un fuoco di tocchi, in un orrendo
scatenarsi, dai tuoi armadi, di bambole.
La nostra vita, catturata, vedi,
mentr’era armata solo di silenzio,
come dai parafulmini ridesti
da un lampo, trova il filo da seguire
per non morire restando se stessa.

Piero Bigongiari

15 novembre ’45

da “Rogo”, 1944-1952, in “Stato di cose”, “Lo Specchio” Mondadori, 1968