(…di congiunzioni… – Patrizia Valduga

Foto di Katia Chausheva

 

 

 

 

 

 

 

 

(…di congiunzioni, copule, d’amplessi
non è questione qui,) Ahimè, (lenti o lesti,
né di possessi, d’interessi annessi,
comunioni o coesioni: son pretesti
dissennati e funesti in uso ai sessi…)
Farò il viso dei che? a me? questi
sermoni? e il cuore? e gli ingressi ed egressi
d’anima al cuore? (… scavare dovresti
miti e parole…) Che mi fa un’alleanza
a distanza o il volersi invano a oltranza?
Mi porta oltre modo oltre segno e sede
sempre al dippiù, al mio non abbastanza…
Dammi l’inutile, quel che ti avanza,
dammi quel che nessuno mai ti chiede.

Patrizia Valduga

da “Medicamenta”, Guanda, 1982

Identità – Luigi H. Perfetti

Benedetta Barzini by Gale Frank Adise

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un giorno ti ho vista, Benedetta,
tra i margini del mondo, dove
il reale si sgretola in polvere.
Il tuo volto era un varco,
un’ombra tagliata dalla luce,
un segno che nessuno legge.
Parli col silenzio delle cose,
con l’eco di ciò che non è mai stato.
Non è la bellezza che resta,
ma il peso dell’assenza,
il vuoto che riempie gli occhi,
il tempo sospeso tra due sponde.
Chi ti cerca si perde,
chi ti vede si riflette.
Sei il confine tra l’oggi e il nulla,
la voce del vento che non risponde.

Luigi H. Perfetti

Miniera d’oro – Valentino Zeichen

Imogen Cunningham, The Unmade Bed, 1958, MoMa

 

Come cifre di numeri telefonici
si ordinano le interrogazioni nella mente:
«Prometti che non mi lascerai?»
«Mi ami?»
«Saprai sopravvivere senza di me?»
Per terra, sui cuscini, dentro i maglioni
addosso; capelli dappertutto
a forma di punto interrogativo.
Non bado alle domande
non c’è tempo per rispondere.
Bramoso, cerco altri fili d’oro,
sbircio di tanto in tanto
la quotazione del metallo,
spaventato che il giacimento aurifero
possa un giorno esaurirsi.

Valentino Zeichen

da “Pagine di gloria”, Guanda, Milano, 1983

Nome non ha – Sibilla Aleramo

 

Nome non ha,
amore non voglio chiamarlo
questo che provo per te,
non voglio che tu irrida al cuor mio
com’altri a’ miei canti,
ma, guarda,
se amore non è
pur vero è
che di tutto quanto al mondo vive
nulla m’importa come di te,
de’ tuoi occhi de’ tuoi occhi
donde sì rado mi sorridi,
della tua sorte che non m’affidi,
del bene che mi vuoi e non dici,
oh poco e povero, sia,
ma nulla al mondo più caro m’è,
e anch’esso,
e anch’esso quel tuo bene
nome non ha…

Sibilla Aleramo

1929

da “Sibilla Aleramo, Poesie”, Mondadori, 1929

«Sono i tuoi occhi l’estrema luce» – Roberto Carifi

Foto di Peter Lindberg

 

Sono i tuoi occhi l’estrema luce.
Quando inizia la notte loro resistono
e vegliano il mio sonno.
Dormo con loro, li so spalancati
sul cuscino, deposti nel mio cuore.
Se un giorno non mi svegliassi, amore,
sarei per sempre nel tuo sguardo.

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008