Traducendo Brecht – Franco Fortini

Foto di Hengki Koentjoro

 

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi piú, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere piú di chi è la colpa.

Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

Franco Fortini

da “Una volta per sempre”, Poesie 1938-1973, Einaudi, Torino, 1978

«Ricevo da te questa tazza» – Valerio Magrelli

E la crepa nella tazza apre
un sentiero alla terra dei morti
                                        W. H. Auden
… come quando una crepa
attraversa una tazza
                                  R. M. Rilke

Ricevo da te questa tazza
rossa per bere ai miei giorni
uno ad uno
nelle mattine pallide, le perle
della lunga collana della sete.
E se cadrà rompendosi, distrutto,
io, dalla compassione,
penserò a ripararla,
per proseguire i baci ininterrotti.
E ogni volta che il manico
o l’orlo si incrineranno
tornerò a incollarli
finché il mio amore non avrà compiuto
l’opera dura e lenta del mosaico.

Scende lungo il declivio
candido della tazza
lungo l’interno concavo
e luccicante, simile alla folgore,
la crepa,
nera, fissa,
segno di un temporale
che continua a tuonare
sopra il paesaggio sonoro,
di smalto.

Valerio Magrelli

da “Clecsografie”, in “Valerio Magrelli, Nature e venature”, Mondadori, 1987

Didascalia – Giorgio Caproni

 

Fu in una casa rossa:
la Casa Cantoniera.
Mi ci trovai una sera
di tenebra, e pareva scossa
la mente da un transitare
continuo, come il mare.
Sentivo foglie secche,
nel buio, scricchiolare.
Attraversando le stecche
delle persiane, del mare
avevano la luminescenza
scheletri di luci, rare.
Erano lampi erranti
d’ammotorati viandanti.
Frusciavano in me l’idea
che fosse il passaggio d’Enea.

Giorgio Caproni

1954.

da “Il passaggio d’Enea”, in “Il «Terzo libro» e altre cose”, Einaudi, Torino, 1968

«Volevi che ti fosse uguale, che ripetesse» – Angelo Maria Ripellino

Foto di Paul Apal’kin

16.

Volevi che ti fosse uguale, che ripetesse
i tuoi gesti come una bambola ammaestrata,
che continuasse la tua stolta vita,
come un baràttolo appeso ad uno storpio,
volevi calcarle la tua nera parrucca,
costringerla a leggere le tue inutilezze,
credevi che fosse un tuo cióndolo.
Come ti illudevi, Scardanelli.

Tutto ciò non è stato e sii felice se è diversa,
se non vuole andare a Corintho, se finge
di non commuoversi alle tue ciarle e omelíe,
ai tuoi versucoli di mirliton, al tuo sussiego da Re di Cartagine,
se dal loggione non sale sul palcoscenico
e si rannicchia in un angolo delle immense Ninfee.

Credevi che fosse un tuo cióndolo, una piuma del tuo cimiero.
Tutto ciò non è stato e sii felice se è diversa:
anche se poi talvolta ti assomiglia,
cosí caparbia e malsicura, cosí pronta
a prender fuoco per nulla, a lasciarsi ferire.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

Poiein – Pierluigi Cappello

Foto di Danilo De Marco

 

Tu sei di qui, di questo mondo
l’ombra delle tue dita si stampa
sul candido del foglio, la punta della penna;
stai dentro le parole, stai ogni giorno dentro le parole
nella forma delle cose mentre le si osserva
e ogni forma diventa una forma di tristezza
il tuo lungo ingresso alla cenere.

Rimetta a noi i nostri cieli la parola aggiustata,
un segnale nutrito dal lampo nel poco di nessun conto
nel conto dei giorni vissuti senza cura
e abbracci, ma senza abbagliare,
ogni minuto preso dal vento
e il presente di queste mani
come se fosse eterno.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010