La chiesa dei sette martiri – Titos Patrikios

Foto di Nicola Bertellotti

 

Alla luce della luna che inondava l’isola
sembrava essersi risvegliato il vulcano sommerso
le nostre mani si trasformavano in polpi
cercando corpi vicini e inaccessibili
fino a perdersi nelle loro tane oscure.
Dita bianche, tentacoli bianchi, giunture bianche,
le mani cercavano di trattenere
nella loro umida cavità
la forma del tuo corpo che cambiava,
e cambiavi tu stessa, non eri piú tu,
eri le sette donne che avevo amato
e io ero i sette ragazzi addormentati
che subirono il martirio e morirono sette volte.
Ogni volta che allungo le mani per toccarti
trovo il mare, le pietre, la luna
che esistono oltre noi e non ci sanno.
Come nessuno sa che tempo or sono
mi hanno sepolto nella corte
di questa chiesa deserta, dimenticata.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Fermata a richiesta (1967-1973)”, in “La resistenza dei fatti”, Crocetti Editore, 2007

I simulacri e le cose – Titos Patrikios

Michael Kenna, Falaise d’Aval et Nuages, Etretat, France, 2000

 

Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi…
non temere, diceva il poeta,
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.

Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l’alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall’ansia della morte
con prestiti a vita di anima e di corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropòvori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.

Come una goccia di vetriolo brucia l’occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
«inesauribili le forze del male nell’uomo»
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
«Ma la poesia cosa fa, cosa fanno i poeti?»
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e già deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siano giullari, profeti o cortigiani.

Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l’adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell’istante cruciale
chiese l’altro poeta: più luce.
La poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull’uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “La resistenza dei fatti”, 2000, in “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Τά ομοιώματα καί τα πράγματα

Κι Ινώ δεν περιμέναμε πώς θά ξανασυμβεΐ
μαυρίζει πάλι δπως ή πίσσα 6 ούρανός
ή νύχτα γεννάει τέρατα από σκοτάδι
σκιάχτρα του υπνου καί του ξύπνου
κλείνουν τις διαβάσεις, ζητάνε λύτρα, απειλούν.
Τους Λαιστρυγόνας καί τους Κύκλωπας…
μή φοβάσαι, έλεγε ό ποιητής
δμως φοβάμαι τά σημερινά τους ομοιώματα
καί πιο πολύ δσους τά κινούν.

Φοβάμαι δσους στρατεύονται γιά νά μάς σώσουν
άπό μιά κόλαση πού περιμένει μόνο εμάς,
δσους κηρύσσουν ορθή καί υγιεινή ζωή
μέ άναγκαστική σίτιση μετάνοιας,
δσους μάς άπαλλάσσουν άπό τήν άγωνία τού θανάτου
μέ ισόβια δάνεια σώματος καί ψυχής,
δσους μάς δυναμώνουν μέ άνθρωποβόρα διεγερτικά
μ’ ελιξίρια μεταλλαγμένης νιότης.

Όπως μιά στάλα βιτριόλι καίει τό μάτι
έτσι μπορεί ένα φιαλίδιο κακίας
νά φαρμακώσει άναρίθμητες ζωές,
«άτέλειωτες οι δυνάμεις τού κακού στον άνθρωπο»
κανοναρχούν άγορητές άπό εκατό μεριές
μόνο πού οί κάτοχοι τής άπόλυτης άλήθειας
άνακαλύπτουν το κακό πάντα στούς άλλους.

«Μά ή ποίηση τί χάνει, τί χάνουν οί ποιητές;»
φωνάζουν αύτοί πού προσδοκούν συναίνεση
στα δσα έχουν σκεφτεΐ κι αποφασίσει,
πού θέλουν καί τώρα οί ποιητές να παίζουν
τον ρόλο τού γελωτοποιού, τού αύλικού ή τού προφήτη.

Όμως οί ποιητές παρά τήν έπαρσή τους
η τήν ταπείνωση μπροστά στούς ισχυρούς
τήν αυταρέσκεια ή τή λατρεία των πολλών
παρά τήν ελλειπτικότατα ή τούς πλατειασμούς
κάποια στιγμή έπιλέγουν, καταγγέλλουν, έλπίζουν
ζητούν, όπως τδ ζήτησε τήν κρίσιμη ώρα
ό άλλος ποιητής, περισσότερο φως.
Κι ή ποίηση δέν προσαρμόζει στά παρόντα
τό ίδιο Ιργο πού παίζεται, άπο χρόνια
δέν ψαλμωδεί όδηγίες χρήσεως του καλού
δέν ζωντανεύει ψόφιους σκύλους τής μεταφυσικής.
Επισκοπώντας τά πράγματα πού έχουν ήδη γίνει
ή ποίηση ψάχνει γι’ άπαντήσεις
σ’ έρωτήματα πού άκόμα δέν έχουνε τεθεί.

Τίτος Πατρίκιος

da “Ή άντίσταση των γεγονότων”, εκδ, Κέδρος, 2000

L’origine – Costantino Kavafis

Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignant, Un Homme et une femme, Claude Lelouch, 1966

 

Ormai la loro voluttà vietata
è consumata. S’alzano, si vestono
frettolosi e non parlano.
Sgusciano via furtivi, separati. Camminano
per via con una vaga inquietudine, quasi
sospettino che in loro un non so che tradisca
su che sorta di letto giacquero poco fa.

Ma dell’artista come s’arricchisce la vita!
Domani, doman l’altro, o fra anni, saranno
scritti i versi gagliardi ch’ebbero qui l’origine.

Costantino Kavafis

(Traduzione di Maria Filippo Pontani)

da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

∗∗∗

Η αρχή των

Ή έκπλήρωσις τής έκνομής των ηδονής
έγινεν. Άπ’ τύ στρώμα σηκωθήκαν,
καί βιαστικά ντύνονται χωρίς νά μιλούν.
Βγαίνουνε χωριστά, κρυφά άπ’ το σπίτι· καί καθώς
βαδίζουνε κάπως άνήσυχα στον δρόμο, μοιάζει
σάν νά υποψιάζονται πού κάτι επάνω των προδίδει
σέ τί είδους κλίνην έπεσαν πρύ ολίγου.

Πλήν του τεχνίτου πώς έκέρδισε ή ζωή.
Αύριο, μεθαύριο, ή μετά χρόνια θά γραφούν
οί στίχ’ οί δυνατοί πού εδώ ήταν ή αρχή των.

Κωνσταντίνος Καβάφης

da “Από τα, Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

Secondi, 24 – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

24

Sistema una pietra sopra l’altra.
Non costruisce una casa.
Parole. Soltanto parole.
Non poesia.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Secondi”, 1988-1989, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

Titolo dell’opera originale: Άργά, πολύ άργά μέσα στή νύϰτα

Cosa abbiamo perduto cosa abbiamo guadagnato – Nanos Valaoritis

Mimmo Jodice, Marelux opera XVII, 2009



Abbiamo perduto tutto – le fabbriche le case
le automobili – gli stipendi – la nostra indipendenza
gli impieghi nella amministrazione pubblica –
la dignità – la pensione –
le vacanze – le indennità – il lavoro –
le gratifiche di Pasqua e di Natale
la speranza nel futuro nostro
e dei nostri figli – la reputazione
la credibilità – le azioni societarie –
il nostro Paese – le obbligazioni e gli euro
ci sono rimasti i debiti – le tasse – l’ansia –
l’umiliazione – gli annunci di ricerca
dei posti di lavoro – la disperazione –
e gli anniversari – i compleanni
le feste di Pasqua e di Natale
gli onomastici – i matrimoni
i battesimi – i funerali – il cinema – le soap-opera
le commemorazioni dei defunti – i divorzi –
il totocalcio – la lotteria. I prestiti – l’amarezza –
l’affitto – le bollette della luce con in più –
le imposte sugli immobili – le bollette
del telefono e dell’acqua, le spese condominiali
le tasse scolastiche per i figli
e i libri che per loro non ci sono –
e la nostra Malinconia per le
cose mondane – la tristezza – il calcio!
le barzellette – le frecciatine – i litigi
le zuffe – le commedie
le tragedie – le isole – i monti
il cielo – il mare
non seminato
sul lido del mare infecondo
di Omero

Nanos Valaoritis

11 novembre 2011

(Traduzione di Nicola Crocetti)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXVI, Novembre 2013, N. 287, Crocetti Editore

tratta dalla raccolta “Nanos Valaoritis, Carnevale amaro”, Edizioni Psichoghiòs, Atene, 2014