Mi hai preso intero… – Ghiannis Ritsos

Man Ray, Lee Miller, Nude with Sunray Lamp, 1929

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Mi hai preso intero. Non avrà più niente da prendere la morte.
Respiro nel tuo corpo. Ho gettato il seme di mille ragazzi nel tuo sudato campo;
mille cavalli galoppano sul monte, trascinando con sé abeti sradicati,
scendono fino alle porte della città, sollevano la testa,
guardano con gli occhi neri a mandorla l’Acropoli, gli alti lampioni,
battendo le ciglia corte. I segnali verdi e rossi gli procurano
uno spiacevole imbarazzo. E quel vigile
muove le mani come per cogliere un invisibile frutto dalla notte
o afferrare una stella per la coda. Girano il dorso
come sconfitti in una battaglia che non c’è stata. E d’improvviso
scuotono ancora la criniera e galoppano verso il mare. Sul più bianco
cavalchi nuda tu. Ti chiamo. Sui tuoi seni
due rami d’edera incrociati. Una chiocciola
immobile sui tuoi capelli. Ti chiamo, amore. Tre giocatori di carte, dopo una notte insonne,
entrano nella latteria qui accanto. Albeggia.
Si spengono le luci della città. Si versa liscio il gran pallore
sulla tua pelle. Sono dentro di te. Chiamo da dentro. Ti chiamo
qui dove convergono rombando i fiumi e rotola giù il cielo
nel corpo umano, sollevando con sé
creature mortali e cose — anatre selvatiche, bufali, finestre,
i tuoi sandali estivi, un tuo braccialetto, un riccio di mare, due colombi,
nel recinto aperto di un’inspiegabile, non richiesta immortalità.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Parola carnale”, 1981, in “Ghiannis Ritsos, Erotica”, Crocetti Editore, 2002

Sulla nave – Costantino Kavafis

Annelise Kretschmer, Portrait au soleil, vers 1930

 

In questo segno grafico lieve
Tracciato in fretta a bordo della nave
Ritrovo, sì, i suoi tratti.

Noi cinti dal mare ionico,
Stregato il pomeriggio.

I suoi tratti. Ma bello
Molto più di così mi appare
Ora, nel rievocarlo.

Una morbosità nel sentimento
Tale, la sua, da renderne
Abbagliante lo sguardo.

                                             Così riemerge
Dentro di me – dal Tempo.

Dal Tempo… Eventi tanto
Remoti… Quel ritratto,
La nave, il pomeriggio…

Costantino Kavafis

[1919]

(Traduzione di Guido Ceronetti)

da “Un’ombra fuggitiva di piacere”, Adelphi Edizioni, 2004

∗∗∗

Τοῦ Πλοίου

Τόν μοιάζει βέβαια ἡ μικρή αυτή,
μέ τό μολύβι ἀπεικόνισίς του.

Γρήγορα καμωμένη, στό κατάστρωμα τοῦ πλοίου·
ἕνα μαγευτικὸ ἀπόγευμα.
Τό ’Ιόνιον πέλαγος ὁλόγυρά μας.

Τόν μοιάζει. Ὅμως τόν θυμοῦμαι σάν πιό ἔμορφο.
Μέχρι παθήσεως ἦταν αἰσθητικός,
κι αὐτό εφώτιζε την ἔκφρασί του.
Πιο ἔμορφος με φανερώνεται
τώρα που η ψυχή μου τον ἀνακαλεί, ἀπ’ τον Καιρό.

Ἀπ’ τòν Καιρό. Εἴν’ ὄλ’ αὐτά τά πράγματα πολύ παληά —
τò σκίτσο, καì τò πλοῖο, καì τò απόγευμα.

Κωνσταντίνος Καβάφης

da “Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

Molti passi indietro – Michalis Ganàs

Foto di Dorothea Lange

 

Madre con i tuoi nove figli maschi e una femmina
nave amara su questi monti ti ha lasciato,
affamato il tuo cuore digiuno, vestito smesso della pena
fuggirono dappertutto gli uomini, si prosciugarono le acque.
Così sazia d’oblio e sostegno di Dio
tua colonna il muro della casa,
i paternoster dell’orecchio e i buchi dell’acqua
si aprano per portarvi fino al nido dell’aquila.
Il mondo senza tetto, io inerme
chinino il mio occhio, chinino anche la voce
imbuto nelle mani di chiunque il mio sangue versato
nelle damigiane del cieco col cero in mano.

Michalis Ganàs

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “La Grecia, sai…”, Donzelli Poesia, 2004

∗∗∗

ΠΟΛΛΑ ΒΗΜΑΤΑ ΠΙΣΩ

Μάνα μέ τούς ἐννιά σου γιούς ϰαί μέ τή μιά σου ϰόρη
βαπόρι σ’ ἄφησε πιϰρό σέ τοῦτα τά βουνά,
πεινᾶ ἡ ϰαρδιά σου νηστιϰή ϰαί τοῦ ϰαημοῦ ἀποφόρι
φύγαν οἱ ἀνθρῶποι γιά παντοῦ, στραγγίξαν τά νερά.
Ἔτσι χορτάτη λησμονιά ϰαί τοῦ Θεοῦ ἀποϰούμπι
ἀϰούμπησε τή ράχη σου στόν τοῖχο τοῦ σπιτιοῦ,
τ’ αὐτιοῦ σου τά πατερημά ϰαί τῶν νερῶν οἱ τοῦμποι
ν’ ἀνοίξουν νά σᾶς πάρουνε ὥς τή φωλιά τ’ ἀετοῦ.
Νά μείνει ὁ ϰόσμος ξέσϰεπος, ξαρμάτωτος νά μείνω
ϰινίνο νά ’ν’ τό μάτι μου, ϰινίνο ϰι ἡ φωνή
χωνί στά χέρια ϰαθενοῦ τό αἷμα μου νά χύνω
στίς νταμιζάνες τοῦ τυφλοῦ ὁπού βαστάει ϰερί.

Μιχάλης Γϰανάς 

da “Ποιήματα 1978–2012”, Εκδόσεις Μελάνι, 2013 

Secondi, 63 – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

63

Perfino adesso, ogni tanto,
con un esile trifoglio
puoi schiudere il mondo.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Secondi”, 1988-1989, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

Titolo dell’opera originale: Άργά, πολύ άργά μέσα στή νύϰτα

da «La casa morta» – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

[…]

È dunque così semplice la vita. Così bella.
La madre si china sul suo piatto e piange.
Il padre le appoggia la mano sulla spalla.
« È per la felicità », si giustifica lei.
E noi guardiamo dalle finestre aperte
la notte immensa e diafana con la luna sottile
come un dito dimenticato tra le pagine
azzurre di un libro tranquillo, chiuso.

[…]

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da: “La casa morta”, 1959; in “Quarta dimensione”, 1972

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

La casa morta