Visione – Eugenio De Signoribus

Maison du 7 rue U Sovových mlýnum, Prague 1, sur l’île de Kampa, dans le rez-de-chaussée de laquelle V. H. vécut de 1948 à 1968

 

a lento passo dietro le finestre
l’uomo deciso chiude le tendine

fuori la falsa luminaria…
è re nel suo regno di spine

solo la parola accetta in visita
e l’acqua e il pane della scrittura

ma essa è già lì, incasata
nella dote pura del pozzo

è pronta a calare laggiù
fin nella zona più oscura

e risalendo lavata
accordare la mano al custode

Eugenio De Signoribus

da “Trinità dell’esodo”, Garzanti, 2011

Visione: è la visita al luogo e alla casa dove Vladimír Holan abitò, all’isola di Kampa, dal 1948 al 1968.

Matematica d’amore – Michael Hamburger

Foto tratta da La Jetée, di Chris Marker, 1962

 

Gli anelli sono il caso, la catena è il destino,
stringente come la rete di Efesto
che offrí al sorriso degli dèi due corpi
su un solo letto, in cosí stretto
intrico, che fu chiara
la verità: uno per uno fa uno.

Gli amanti sottrattivi, che ribattono
che quel che il caso ha unito può dividere
la scelta (come se un puro sforzo
allentasse la stretta di un paradosso) infine
scoprono con stupore d’essere loro stessi
il dividendo che si è ridotto,

giú in quell’inferno dove Don Giovanni
sente la vanità del suo sommare nomi,
poiché il totale è perso per lui,
non vedovo, ma spettro, mentre chi
resta privo di un’unica compagna possiede
un meno che è piú grande del suo piú.

L’amore vero comincia con l’algebra,
con quei casuali attori x ed y,
non-entità il cui magico ruolo
è di far diventare un nulla tutto,
di essere e di non essere, di unirsi:
gli anelli sono il caso, la catena è il destino.

Michael Hamburger

(Traduzione di Maura Del Serra)

da “Taccuino di un vagabondo europeo”, Fondazione Piazzolla, Roma, 1999

∗∗∗

Mathematics of Love

The links are chance, the chain is fate,
Constricting as Hephaistos’ net
Which to the smiles of gods betrayed
Two bodies on a single bed,
So tightly knit, the truth was plain:
One multiplied by one is one.

Subtracting lovers who retort
That what chance coupled, choice can part
(As if mere effort could relax
The clutches of a paradox)
At last to their amazement find
Themselves the dwindled dividend,

Deep in that hell where Don Juan
Knows he has added names in vain
Since all the aggregate is is lost
To him, not widowed but a ghost,
While those bereaved of one possess
A minus greater than his plus.

True love begins with algebra
Those casual actors x and y,
Nonentities whose magic role
Is to turn nothing into all.
To be and not to be, to mate:
The links are chance, the chain is fate.

Michael Hamburger

da “The dual site: poems”, Routledge & Paul, 1958

Alicante – Jacques Prévert

Jeremy Lipking, Nude

 

Un’arancia sulla tavola
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto tu
Dolce presente del presente
Freschezza della notte
Calore della mia vita.

Jacques Prévert

(Traduzione di M. Cucchi e G. Raboni)

da “Poesie d’amore”, Guanda, Parma, 1991


∗∗∗

Alicante

Une orange sur la table
Ta robe sur le tapis
Et toi dans mon lit
Doux présent du présent
Fraîcheur de la nuit
Chaleur de ma vie.

Jacques Prévert

da “Paroles”, Paris, Gallimard, coll. «Folioplus classiques », 1946

Il veleno – Charles Baudelaire

Edward Steichen, Gloria Swanson, 1924

 

XLIX. 

Il vino sa rivestire il più sordido tugurio
              di un lusso miracoloso
e fa sorgere più di un portico favoloso
              nell’oro del suo vapore rosso
come un sole al tramonto in un cielo nuvoloso.

Allarga l’oppio ciò che non ha confini,
              allunga l’illimitato,
rende profondo il tempo, accresce la voluttà,
              e di piaceri oscuri
e tetri riempie l’anima oltre ogni capacità.

Tutto ciò non è pari al veleno che scorre
              dai tuoi occhi, dai tuoi verdi occhi,
laghi in cui trema la mia anima e si vede all’inverso…
              I miei sogni accorrono a frotte
per dissetarsi a questi abissi amari.

Tutto ciò non è pari al prodigio terribile
              della tua saliva che corrode,
che spinge senza rimorso la mia anima nell’oblio,
              e trascinata dalla vertigine
la rotola indebolita fin sulle rive della morte!

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male 1857-1861”, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

I fiori del male 1857-1861, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

***

XLIX. Le poison

Le vin sait revêtir le plus sordide bouge
               D’un luxe miraculeux,
Et fait surgir plus d’un portique fabuleux
              Dans l’or de sa vapeur rouge,
Comme un soleil couchant dans un ciel nébuleux.

L’opium agrandit ce qui n’a pas de bornes,
             Allonge l’illimité,
Approfondit le temps, creuse la volupté,
             Et de plaisirs noirs et mornes
Remplit l’âme au-delà de sa capacité.

Tout cela ne vaut pas le poison qui découle
              De tes yeux, de tes yeux verts,
Lacs où mon âme tremble et se voit à l’envers…
              Mes songes viennent en foule
Pour se désaltérer à ces gouffres amers.

Tout cela ne vaut pas le terrible prodige
             De ta salive qui mord,
Qui plonge dans l’oubli mon âme sans remords,
             Et, charriant le vertige,
La roule défaillante aux rives de la mort!

Charles Baudelaire

da “Spleen et Idéal”, in “Les Fleurs du mal”, Paris, Auguste Poulet-Malassis et de Broise, 1861

Il silenzio onesto – Chandra Livia Candiani

   

   Non tutti i silenzi sono uguali. Come, grazie alla consapevolezza del vivere, si diventa sensibili alla luce, alle diverse sfumature di luce in diversi luoghi, in differenti momenti della giornata e delle stagioni, cosí si colgono miriadi di sfumature nei silenzi nostri e altrui, silenzi umani, silenzi degli animali, degli alberi, silenzi minerali.
   Il silenzio non è tacere né mettere a tacere, è un invito, è stare in compagnia di qualcosa di tenero e avvolgente, dove tutto è già stato detto. Il silenzio sorride.
   Caro silenzio, aiutami a non parlare di te, aiutami ad abitarti. Addestrami. Disarmami. Tu mi insegni a parlare. Eccomi, mi lascio rapire. Non lascio niente a casa, niente di intentato. Ci sono. In te. Arte del congedo per ritrovare.
   Arte dell’a-capo che insegna a lasciarsi scrivere. Il silenzio semina. Le parole raccolgono.
   Il silenzio è cosa viva.

Chandra Livia Candiani

da “Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione”, Einaudi, Torino, 2018

Nota al testo.
Due scritti presentati in questo libro sono già comparsi nella nuova serie della «Rivista di psicologia analitica». Si tratta di La stanza della meditazione (LXXX, 2009, n. 28, L’anima dei luoghi, pp. 133-47) e Quando la paura bussa, apri (LXXXVIII, 2013, n. 36, Paure della contemporaneità, pp. 21-32).
Dediche.
   Certe volte, quando sono smarrita o mi sento sola, canto i vostri nomi, cari Maestri semplici come fili d’erba: Ajahn Sumedho, Ajahn Munindo, Ajahn Chandapalo, Ajahn Sucitto, Ajahn Abhinando, Ajahn Mahapannyo…
Grazie ad Antonella Tarpino dell’Einaudi, che ha avuto l’idea del libro e mi ha accompagnato, nei momenti critici, «vacanze o non vacanze».
Il libro
Nel mondo di Chandra, dove la parola è anche immagine e poesia, meditare è anzitutto stare fermi; sedersi e seguire umilmente e con pazienza il respiro, accoglierlo in silenzio, conoscere ma senza pensare. Meditare è seguire i movimenti della nostra mente smettendo di affaccendarci in azioni, pensieri, preoccupazioni per il futuro, ricordi del passato. Meditare non è fare il vuoto intorno a noi. Anzi: è non separare i mondi, non dividere quel che consideriamo spirituale da quel che riteniamo ordinario. E i gesti quotidiani di cucinare, lavare i piatti, telefonare, pulire, leggere possono diventare forme di preghiera. È insomma stare dentro noi stessi, dentro tutto ciò che siamo in quel momento, consapevolmente. Spesso si pensa che la soluzione al dolore e all’ansia sia altrove, ma è nel dolore la soluzione del dolore (e nell’ansia la soluzione dell’ansia). Sentendolo, abitandolo, assaporandolo, non è piú un estraneo, ma a poco a poco un ospite scomodo, irruente, tempestoso e infine un pezzo di noi.