«Non ci saranno più parole» – Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

 

Non ci saranno più parole, lo sai
né qui, né altrove
né parole a dire ciò che è stato
né parole a dire ciò che non è più
mi resta un pacco mai spedito
e un libro desiderato
mi resta un letto non ancora disfatto
e musiche mute e parole strozzate
e immagini sfocate
mi resta la sciatta e affrettata gentilezza
di una conversazione lampo
moneta di latta
da gettare ai pezzenti per strada.

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

(Traduzione di Giovanni Buttafava)

da “Le betulle nane”, “Lo Specchio” Mondadori, 1974

Falsa identità – Fernanda Romagnoli

Édouard Boubat, Paris, 1970 (dettaglio)

 

Prima o dopo qualcuno lo scopre:
io sono già morta
da viva. È di donna straniera
la faccia fra i capelli in giù sporta
che sùbito si ritira,
l’ombra che dietro le tende
s’aggira di sera,
il passo che viene alla porta
e non apre. Suo il canto
che intriga i vicini coprendo
i miei gridi sepolti. Qualcuno
prima o dopo lo scopre. Ma intanto…
Lei a proclamarsi non esita,
lei mostra il mio biglietto da visita.
Io nel buio, in catene, a un palmo
da voi di distanza, sul muro
graffio questa riga contorta:
testimonianza che mio
era il nome alla porta, ma il corpo
non ero io.

 Fernanda Romagnoli

 da “Il tredicesimo invitato”, Garzanti, Milano, 1980

Sempre a una soglia – Anna Maria Ortese

   

   Quante volte lo vidi io questo sole
che fermo adesso sopra la collina,
va come un occhio balenando appena
prima del sonno. Ma finito odore
sale di terra intorno, di finite
foglie rossastre… Allora
ch’io lo vedevo questo sole, avevo
fili d’intorno così nuovi, foglie
verdissime lucenti. Io non capivo
bene, vedevo quella interminata
luce di fronte e mi girava in cuore
uno sgomento di dolcezza, un fiotto
di vergini parole, una posata
padronanza dei cieli. Che aspettavo?
Com’è finita? come
la dolcezza vanì della giornata
senza che le dicessi le parole
che avevo in cuore, tante? Io dunque stetti
sempre a una soglia, io sempre? Ah sì, dormivo.
   Dormivo piano e c’erano d’intorno
al mio sonno fruscii voci baleni
d’avvicinato cielo, e ad aspettare
tutto invitava mormorando. Ed io
riapersi gli occhi. Vidi qua le rosse
foglie contorte; e voci
dileguavano, il sole era disceso
nella collina, spento mi guardava.

Anna Maria Ortese

dalla rivista “Poesia”, Anno VIII, Luglio/Agosto 1995, N. 86, Crocetti Editore

Vita – Lars Gustafsson

 

La vita scorre attraverso il mio tempo,
e io, un volto non rasato,
dove le rughe sono profonde, analizzo
le tracce.

Pensieri come bestiame,
avanzano sulla strada per bere,
estati perdute ritornano, ad una ad una,

profonda come il cielo viene la malinconia,
per la pianta di carice che fu,
e le nuvole che allora rotolavano più bianche,

eppure so che tutto è uguale,
che tutto è come allora e irraggiungibile;
perché sono al mondo,

e perché mi prende la malinconia?
E gli stessi lillà profumano come allora.
Credimi: c’è un’immutabile felicità.

Lars Gustafsson

(Traduzione di Enrico Tiozzo)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIII, Maggio 2010, N. 249, Crocetti Editore

∗∗∗

Liv

Liv strömmar genom min tid.
och jag, ett orakat ansikte,
dar vecken djupnar, granskar spåren

Tankar som boskap
fram till vågen för att dricka,
förlorade somrar återvänder, en för en,

kommer ett himmelsdjupt vemod
över ett stanrgras som var.
och molnen som rullade vitare då.

och anda vet jag att allt år detsamma
att allt år som då och oåtkomligt:
varför ar jag i världen.

och varför kommer det till mig?
Och samma syrener doftar som då:
Tro mig: det finns en oföränderlig lycka.

Lars Gustafsson

da “En privatmans dikter”, PAN/Norstedt, 1967

«La notte si fa chiara. Perché Ofelia» – Marcello Comitini

Cristina Robles, Ophelia

 

La notte si fa chiara. Perché Ofelia
torni alla nostra mente?
Prima che ti lasciassi andare
verso il non senso dell’abbraccio.

Dalla gola del fiume a precipizio
lungo gli spigoli taglienti delle rocce
sale la nebbia vaporosa.

L’abito ancora intriso del profumo
dei papaveri sugli argini.

E nel vento sentiamo il tuo lamento
tra le braccia dell’uomo nell’istinto
di vita e di annientamento.

Come se fosse quello il tempo esatto per morire.

Come se il fiume avesse braccia e mani
per stringerti al suo petto e sussurrarti
il nome sconosciuto di quell’uomo.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

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IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020