Inutile chiarezza – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Promesse inadempiute (fatte da chi? e quando?)
e altre fatte da noi (a chi?). Ci siamo abituati.
Abbiamo visto passare i monti nella sera come cammelli carichi,
abbiamo visto il cerbiatto nella luna, e una margherita
in compagnia del niente. Navi in disarmo
sporcano di ruggine le acque minorenni. E sul pendìo del colle,
dietro gli oscuri cipressi eretti,
un pennacchio di fumo immobile cerca di dare
un significato inesistente a noi e al mondo.
Ah, la bellezza silenziosa non ci può ingannare ancora.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 18.VII.87

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

«Non dimenticare di tornare» – Gëzim Hajdari

Gëzim Hajdari, foto di Piero Pomponi

 

Non dimenticare di tornare.

Nelle valli cantano le raganelle,
della tua attesa trema la pelle dell’aria,
ruscelli di sole scendono per i sentieri.

Se vieni per la valle di pioppi,
rinfrescati alle sorgenti tra le rocce,
non ti spaventare, lì dimorano tortore e peligorghe.

Sdraiati sull’ombra odore di pesca,
con sassolini manda via il cuculo che intristisce
sulla ginestra fiorita.

Non tardare a tornare.

A metà strada ti aspetterò
con il mio cuore rosso nel palmo
avvolto con una foglia di gelso.

Gëzim Hajdari

da “Antologia della pioggia”, Edizioni Ensemble, Roma, 2018

∗∗∗

«Mos harro të vish»

Mos harro të vish.

Në lugina këndojnë veroret,
nga pritja jote dridhet lëkura e ajrit,
rrëkeza plot diell zbresin monopatit.

Nëse vjen luginës me kavakë,
freskohu te burimi shkëmbor,
mos u tremb, atje verojnë shaptore e peligorga.

Shtrihu paksa nën hijet me aromë dardhe,
me guralecë largoje qyqen që trishton
mbi gjineshtrën luleverdhë.

Mos vono të vish.

Në gjysmën e rrugës do dal të të pres
me zemrën time të kuqe në pëllëmbë
mbështjellë me një gjethe mani.

Gëzim Hajdari

da “Antologjia e shiut”, Naim Frashëri, Tirana, 1990 

«Per favore: questo iris rosa» – Andrea Zanzotto

Katsushika Hokusai, Iris, Peonies, Sparrows and Dragonfly

 

Per favore: questo iris rosa
Per favore: queste gocce calde
“Per favore,” che tutto armonizza

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Please: this pink iris
Please: these hot drops
“Please,” that harmonizes all

Andrea Zanzotto

La bellezza – Charles Baudelaire

Nicolas Henri, Eternal, 2008

 

XVII. 

Sono bella, o mortali, come un sogno pietrificato
e i miei seni, in cui tutti vanno a turno a ferirsi,
sono fatti per ispirare al poeta un amore
silenzioso ed eterno come la materia.

Sfinge incompresa, troneggio nell’azzurro;
unisco un cuore gelido al candore dei cigni;
odio il movimento che scompone le linee
e non piango e non rido.

I poeti, dinnanzi alle mie pose solenni
che ho l’aria d’imitare dai più fieri monumenti,
consumeranno i loro giorni in studi severi

perché ho, per attrarre questi docili amanti,
specchi puri che fanno ogni cosa più bella
i miei occhi, i miei occhi luminosi d’eterno.

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male 1857-1861”, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

I fiori del male 1857-1861, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

***

XVII. La beauté

Je suis belle, ô mortels! comme un rêve de pierre,
Et mon sein, où chacun s’est meurtri tour à tour,
Est fait pour inspirer au poëte un amour
Éternel et muet ainsi que la matière.

Je trône dans l’azur comme un sphinx incompris;
J’unis un cœur de neige à la blancheur des cygnes;
Je hais le mouvement qui déplace les lignes,
Et jamais je ne pleure et jamais je ne ris.

Les poëtes, devant mes grandes attitudes,
Que j’ai l’air d’emprunter aux plus fiers monuments,
Consumeront leurs jours en d’austères études;

Car j’ai, pour fasciner ces dociles amants,
De purs miroirs qui font toutes choses plus belles:
Mes yeux, mes larges yeux aux clartés éternelles!

Charles Baudelaire

da “Spleen et Idéal”, in “Les Fleurs du mal”, Éditeur Auguste Poulet-Malassis, 1857

La casa dei doganieri – Eugenio Montale

Claude Monet, La casa dei doganieri a Varengeville

 

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

Eugenio Montale

da “Le occasioni” (1928-1939), “Lo Specchio” Mondadori, 1949