Solo vera è l’estate… – Vittorio Sereni

Félix Vallotton

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo vera è l’estate e questa sua
luce che vi livella.
E ciascuno si trovi il sempreverde
albero, il cono d’ombra,
la lustrale acqua beata
e il ragnatelo tessuto di noia
sugli stagni malvagi
resti un sudario d’iridi. Laggiù
è la siepe labile, un alone
di rossa polvere,
ma sepolcrale il canto d’una torma
tedesca alla forza perduta.

Ora ogni fronda è muta
compatto il guscio d’oblio
perfetto il cerchio.

Vittorio Sereni

Saint-Cloud, agosto 1944

da “Diario d’Algeria”, Einaudi, Torino, 1998

Crepuscolo – Ghiannis Ritsos

 

Conosci quell’istante del crepuscolo estivo
dentro la stanza chiusa; un tenue riflesso rosa
obliquo sull’assito del soffitto; e la poesia
incompiuta sul tavolo – due versi in tutto,
promessa inadempiuta di un meraviglioso viaggio,
d’una certa libertà, d’una certa autosufficienza,
d’una certa (relativa, beninteso) immortalità.

Fuori, per strada, di già l’invocazione della notte,
le ombre leggere di dèi, uomini, biciclette,
quando si svuotano i cantieri, e i giovani operai
coi loro attrezzi, coi floridi capelli fradici,
con qualche spruzzo di calce sugli abiti consunti,
svaniscono nell’apoteosi dei vapori vespertini.

Otto colpi decisivi del pendolo, in cima alla scala,
per tutta la lunghezza del corridoio – colpi inesorabili
d’un martello imperioso, nascosto dietro il cristallo
ombrato; e simultaneamente il rumore secolare
di quelle chiavi che non è mai riuscito a stabilire
con precisione se aprano o chiudano.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(da 12 poesie per Kavafis, 1963)

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Λυκόφωτος

Την ξέρεις κείνη τη στιγμή του θερινού λυκόφωτος
μες στο κλειστό δωμάτιο· μια ελάχιστη ρόδινη ανταύγεια
διαγώνια στο σανίδωμα της οροφής· και το ποίημα
ημιτελές επάνω στο τραπέζι – δυο στίχοι όλο όλο,
μια αθετημένη υπόσχεση για ένα εξαίσιο ταξίδι,
για κάποια ελευθερία, κάποια αυτάρκεια,
για κάποια (σχετική, φυσικά) αθανασία.

Έξω στο δρόμο, η επίκληση κιόλας της νύχτας,
οι ανάλαφροι ίσκιοι θεών, ανθρώπων, ποδηλάτων,
όταν σκολάνε τα γιαπιά, κι οι νέοι εργάτες
με τα εργαλεία τους, με τα βρεγμένα, ακμαία μαλλιά τους,
με λίγες πιτσιλιές ασβέστη στα φθαρμένα τους ρούχα
χάνονται στων εσπερινών ατμών την αποθέωση.

Οκτώ κρίσιμοι κτύποι στο εκκρεμές, πάνω απ’ τη σκάλα,
σ’ όλο το μάκρος του διαδρόμου – κτύποι αμείλικτοι
από σφυρί επιτακτικό, κρυμμένο πίσω από το κρύσταλλο
το σκιασμένο· και ταυτόχρονα ο αιώνιος θόρυβος
εκείνων των κλειδιών που δεν κατόρθωσε ποτέ του
να εξακριβώσει αν ξεκλειδώνουν ή αν κλειδώνουν.

Γιάννης Ρίτσος

da “12 ποιήματα για τον Καβάφη”, Κέδρος, 1970

Les globes – Paul Celan

Paul Celan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dentro gli occhi smarriti – leggi:

le orbite astrali, e del cuore, il bel
vorticoso Invano.
Le morti e tutto ciò
che ne venne. Delle generazioni
la catena, che
qui giace sepolta
e qui ancora pende, nell’etere,
sfiorando abissi. Di tutti
i volti la scrittura, in cui
si conficcò, sabbia sibilante, la parola – infime
eternità, sillabe.

Tutto
ebbe ali, anche
ciò che più pesa, nulla
che trattenesse.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “La rosa di nessuno”, in “Paul Celan, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

∗∗∗

Les globes

In den verfahrenen Augen – lies da:

die Sonnen-, die Herzbahnen, das
sausend-schöne Umsonst.
Die Tode und alles
aus ihnen Geborene. Die
Geschlechterkette,
die hier bestattet liegt und
die hier noch hängt, im Äther,
Abgründe säumend. Aller
Gesichter Schrift, in die sich
schwirrender Wortsand gebohrt—Kleinewiges,
Silben.

Alles,
das Schwerste noch, war
flügge, nichts
hielt zurück.

Paul Celan

da “Die Niemandsrose”, S. Fischer Verlag, 1963

«Troppo il tempo ha tardato» – Vittorio Sereni

Portrait of James Dean on Times Square by Dennis Stock, 1955

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Troppo il tempo ha tardato
per te d’essere detta
pena degli anni giovani.

Illividiva la città nel vento
o un’iride cadeva nella danza
dei riflessi beati:
eri nel ticchettio meditabondo
d’una sfera al mio polso
tra le pagine sfogliate
una marea di sole,
un’indolenza di sobborghi chiari
presto assunta in un volto
così a fondo scrutato,
ma un occhio lustro ma un tatto febbrile.

Venivano ombre leggere – che porti
tu, che offri?… –. Sorridevo
agli amici, svanivano
essi, svaniva
in tristezza la curva d’un viale.
Dietro ruote fuggite
smorzava i papaveri sui prati
una cinerea estate.

Ma se tu manchi
e anche il cielo è vinto
sono un barlume stento,
una voce superflua nel coro.

Vittorio Sereni

Sidi-Chami, novembre 1941

da “Diario d’Algeria”, Einaudi, Torino, 1998

Treni sotterranei – Adam Zagajewski

Adam Zagajewski

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono quadri che mostrano la sofferenza
e la fiammella di una candela; ci sono uomini infelici,
che cercano invano consolazione
come un postino arrancante nella tormenta,

c’è la musica che cresce nella giungla del silenzio,
ci sono i carnefici, ci sono strade tenebrose,
finestre cieche,
giorni che sembrano la festa della crudeltà.

Ci sono coloro che piangono senza speranza
in una soffocante sala d’attesa,
ci sono treni sotterranei, pesanti accuse,
c’è anche l’ordinaria noia delle conversazioni
sullo sport,

e il terrore delle lunghe sere, e gli urli degli ubriachi –
e capitano gli attimi di rivelazione,
quando fieramente sfavillano i fiori dei castani

e con insicurezza procedono fra le erbe
tordi giovinetti frastornati
dal fuoco eracliteo del giardino di maggio.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Marco Bruno)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXX, Novembre 2017, N. 331, Crocetti Editore

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Podziemne pociągi

Są obrazy, które pokazują cierpienie
i płomyk świecy; są ludzie nieszczęśliwi,
na próżno szukający pocieszenia
jak listonosz brnący w śnieżnej zawiei,

jest muzyka rosnąca w dżungli milczenia,
są oprawcy, są mroczne ulice, ślepe okna,
dni, które wydają się świętem okrucieństwa.

Są ci co płaczą bez nadziei w ciasnej poczekalni,
są podziemne pociągi, ciężkie oskarżenia,
jest także zwyczajna nuda rozmów o sporcie,

i terror długich wieczorów, i krzyki pijaków –
i zdarzają się chwile objawienia,
kiedy dumnie błyszczą kwiaty kasztanów

i niepewnie idą wśród traw
młodziutkie drozdy oszołomione
heraklitejskim ogniem majowego ogrodu.

Adam Zagajewski

da “Asymetria”, A5 K. Krynicka, 2014