Si amavano – Vicente Aleixandre

Foto tratta da “L’eternité pour nous”, di José Bénazéraf, 1961

 

Si amavano.
Pativano la luce, labbra azzurre nell’alba,
labbra ch’escono dalla notte dura,
labbra squarciate, sangue, sangue dove?
Si amavano in un letto battello, mezzo tra notte e luce.

Si amavano come i fiori le spine profonde,
o il giallo che sboccia in amorosa gemma,
quando girano i volti melanconicamente,
giralune che brillano nel ricevere il bacio.

Si amavano di notte, quando i cani profondi
palpitano sotterra e le valli si stirano
come arcaici dorsi a sentirsi sfiorare:
carezza, seta, mano, luna che giunge e tocca.

Si amavano d’amore là nel fare del giorno
e tra le dure pietre oscure della notte,
dure come son corpi gelati dalle ore,
dure come son baci di dente contro dente.

Si amavano di giorno, spiaggia che va crescendo,
onde che su dai piedi carezzano le cosce,
corpi che si sollevano dalla terra e fluttuando…
Si amavano di giorno, sul mare, sotto il cielo.

Mezzogiorno perfetto, si amavano sí intimi,
mare altissimo e giovane, estesa intimità,
vivente solitudine, orizzonti remoti
avvinti come corpi che solitarî cantano.

Che amano. Si amavano come la luna chiara,
come il mare che colmo aderisce a quel volto,
dolce eclisse di acqua, guancia dove fa notte
e dove rossi pesci vanno e vengono taciti.

Giorno, notte, occidente fare del giorno, spazî,
onde recenti, antiche, fuggitive, perpetue,
madre o terra, battello, letto, piuma, cristallo,
labbro, metallo, musica, silenzio, vegetale,
mondo, quiete, la loro forma. Perché si amavano.

Vicente Aleixandre

(Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

da “La distruzione o amore”, Einaudi, Torino, 1970

∗∗∗

Se querían

Se querían.
Sufrían por la luz, labios azules en la madrugada,
labios saliendo de la noche dura,
labios partidos, sangre, ¿sangre dónde?
Se querían en un lecho navío, mitad noche, mitad luz.

Se querían como las flores a las espinas hondas,
a esa amorosa gema del amarillo nuevo,
cuando los rostros giran melancólicamente,
giralunas que brillan recibiendo aquel beso.

Se querían de noche, cuando los perros hondos
laten bajo la tierra y los valles se estiran
como lomos arcaicos que se sienten repasados:
caricia, seda, mano, luna que llega y toca.

Se querían de amor entre la madrugada,
entre las duras piedras cerradas de la noche,
duras como los cuerpos helados por las horas,
duras como los besos de diente a diente solo.

Se querían de día, playa que va creciendo,
ondas que por los pies acarician los muslos,
cuerpos que se levantan de la tierra y flotando…
Se querían de día, sobre el mar, bajo el cielo.

Mediodía perfecto, se querían tan íntimos,
mar altísimo y joven, intimidad extensa,
soledad de lo vivo, horizontes remotos
ligados como cuerpos en soledad cantando.

Amando. Se querían como la luna lúcida,
como ese mar redondo que se aplica a ese rostro,
dulce eclipse de agua, mejilla oscurecida,
donde los peces rojos van y vienen sin música.

Día, noche, ponientes, madrugadas, espacios,
ondas nuevas, antiguas, fugitivas, perpetuas,
mar o tierra, navío, lecho, pluma, cristal,
metal, música, labio, silencio, vegetal,
mundo, quietud, su forma. Se querían, sabedlo.

Vicente Aleixandre

da “La destrucción o el Amor”, M., Signo, 1935

È l’istante che è eterno – Piero Bigongiari

Edvard Munch, Kiss by the window, 1892

 

È l’istante che è eterno: non ha fine
che fuor di sé; esplode nel suo interno
il segno, il sogno, di ciò che non è
il tempo, la cui aureola già si attenua.

Il vento che s’è fatto impetuoso
mescola fuoco e cenere, intriga
nel suo più ingeneroso antiattimo
il suo ormai impossibile riposo.

Sono qui, tu gli gridi, sono qui,
i nidi sono pieni degli implumi
che attendono le ali tra i barlumi
della tempesta. È ciò che di me resta

degli istanti fatali di una festa
racchiuso nei suoi numeri immortali.
Il piede già non calpesta le orme
della sua ultima mutazione.

Tutto dorme, anche la felicità
in questo tramutarsi delle forme
nella loro forse ultima realtà.

Piero Bigongiari 

22 settembre 1997

da “Il silenzio del poema. Poesie 1996-1997”, Genova, Marietti, 2003

«Cademmo nell’abbraccio» – Clara Janés

Anouk Aimée and Jean-Louis Trintignant in “Un Homme et une femme”, by Claude Lelouch, 1966

 

Cademmo nell’abbraccio,
ci separammo dal mondo,
non sapevamo se eravamo due corpi
o due anime
o un corpo e un’anima
o se semplicemente
non eravamo
perché era amore solamente
e poi solamente fu
la marea d’argento del nulla.

Clara Janés

(Traduzione di Annelisa Addolorato)

da “Arcangelo d’ombra”, Crocetti Editore, 2005

∗∗∗

«En el abrazo caímos»

En el abrazo caímos,
nos desprendimos del mundo,
no sabíamos si éramos dos cuerpos
o dos almas
o un cuerpo y un alma
o si sencillamente
no éramos
porque era amor tan sólo
y luego sólo fue
la marea de plata de la nada.

Clara Janés

da “Arcángel de sombra”, Visor, Madrid, 1999

«Rami di luce sdrucciolavano» – Clara Janés

Yves Trémorin, Les amants magnifiques, 1989

 

Rami di luce sdrucciolavano
sulle nostre teste immerse nell’azzurro.
Coralli erano le sue guance,
nel silenzio delle acque.
Ancorato dentro di me dormiva
attizzando i falò
della selva occulta nel sangue.
Una mano morbida cingeva la mia gola
fino a soffocarmi.
Nere lacrime scivolarono
dai miei occhi:
perle che colmarono
il calice dell’amore.

Clara Janés

(Traduzione di Annelisa Addolorato)

da “Arcangelo d’ombra”, Crocetti Editore, 2005

∗∗∗

«Ramos de luz se deslizaban» 

Ramos de luz se deslizaban
sobre nuestras cabezas sumidas en lo azul.
Corales eran sus mejillas,
en el silencio de las aguas.
Anclado en mí dormía
avivando las hogueras
de la selva oculta en la sangre.
Una mano suave ceñía mi garganta
hasta la asfixia.
Negras lágrimas resbalaron
por mis ojos:
perlas que colmaron
la copa de amor.

Clara Janés

da “Arcángel de sombra”, Visor, Madrid, 1999

Voyelles – Arthur Rimbaud

Arthur Rimbaud

 

A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu: voyelles,
Je dirai quelque jour vos naissances latentes:
A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

Golfes d’ombre; E, candeurs des vapeurs et des tentes,
Lances des glaciers fiers, rois blancs , frissons d’ombelles;
I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
Dans la colère ou les ivresses pénitentes;

U, cycles, vibrements divins des mers virides,
Paix des pâtis semés d’animaux, paix des rides
Que l’alchimie imprime aux grands fronts studieux;

O, suprême Clairon plein des strideurs étranges,
Silences traversés des Mondes et des Anges:
– Ô l’Oméga, rayon violet de Ses Yeux!

da “Œuvres complètes”, a cura di Antoine Adam, “Bibliothèque de la Pléiade”, Paris, 1972

∗∗∗

Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno le vostre nascite latenti:
A, nero corsetto, vello di mosche splendenti,
Ronzanti intorno a crudeli fetori, golfi

D’ombra; E, candore di vapori e tende, lance
Di ghiacciai fieri, bianchi re, frementi umbelle;
I, porpore, sputo di sangue, labbra belle
In riso di collera o d’ebbrezze penitenti;

U, cicli, vibramenti divini dei viridi mari,
Pace d’animali al pascolo, pace di rughe
Impresse dall’alchimia su ampie fronti studiose;

O, Tromba suprema piena d’arcani stridori,
Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:
– Oh l’Omega, di quei Suoi Occhi il raggio viola!

Arthur Rimbaud

(Traduzione di Diana Grange Fiori)

da “Arthur Rimbaud, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1975

∗∗∗

Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno i vostri ascosi nascimenti:
A, nero vello al corpo delle mosche lucenti
Che ronzano al di sopra dei crudeli fetori,

Golfi d’ombra; E, candori di vapori e di tende,
Lance di ghiaccio, brividi di umbelle, bianchi re;
I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle
Che ridono di collera, di ebbrezza penitente;

U, cicli, vibrazioni sacre dei mari viridi,
Quiete di bestie al pascolo, quiete dell’ampie rughe
Che alle fronti studiose imprime l’alchimia.

O, la suprema Tuba piena di stridi strani,
Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:
— O, l’Omega ed il raggio violetto dei Suoi Occhi!

Arthur Rimbaud

(Traduzione di Ivos Margoni)

daArthur Rimbaud, Opere”, Feltrinelli, Milano, 1964

∗∗∗

Vocali 
 
A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
io dirò un giorno le vostre segrete origini:
A, nero, corsetto villoso delle mosche lucenti
che ronzano intorno a crudeli fetori,
 
golfi d’ombra; E, candori di vapori e di tende,
lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbelle;
I, porpora, sputo di sangue, riso di belle labbra
nella collera o nelle ebrezze penitenti;
 
U, cicli, fremiti divini di mari verdi,
pace dei pascoli disseminati di animali, pace delle rughe
che l’alchimia scava nelle ampie fronti studiose;
 
O, Tromba suprema piena di stridori strani,
silenzi solcati dai Pianeti e dagli Angeli:
– O l’Omega e il raggio violetto dei Suoi Occhi!

Arthur Rimbaud

(Traduzione di Laura Mazza)

da “Arthur Rimbaud, Tutte le poesie”, Newton Compton, 1972