«Per la tua gioia accetta dalle palme» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Edward Weston, A stunning portrait, 1921

 

Per la tua gioia accetta dalle palme
di queste mani un po’ di sole e miele:
ce l’hanno ingiunto le api di Persefone.

Non si può udire l’ombra calzata di pelliccia,
o staccare da riva la barca senza ormeggi,
o vincere il timore nel folto della vita.

Tutto quel che ci resta sono baci
villosi come le giovani api
che muoiono, volate via dall’arnia.

Frusciano nella giungla diafana della notte,
gli è patria il fitto bosco del Taigeto,
si nutrono di tempo, polmonaria, mentastro.

Per la tua gioia accetta questo dono barbarico:
un’arida, dimessa collana di api morte
che hanno trasformato il miele in sole.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Novembre 1920

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Mandel’štam, Ottanta poesie”, Einaudi, Torino, 2009

Metro: pentapodia giambica; terzine non rimate, con uscite tutte femminili.
È  una lirica del “ciclo greco” di Mandel´štam. Il poeta allude a una specie di suo ritorno dagli Inferi, dove ha recuperato, scrive Gasparov, «parole-baci cariche di gioia solare; le parole e i baci “muoiono”, la gioia resta. Le parole-baci sono paragonate alle “api di Persefone” che mutano i fiori e il tempo nel “miele” della poesia». «Senza di loro la vita sulla terra è non meno angosciosa di quanto lo sia nel regno dei morti» (MG, p. 636).
v. 5: «la barca senza ormeggi»; cfr. al v. 7 di «Mi sfugge la parola…», l’immagine della barca vuota nel fiume in secca.
v. 11: cfr. l’«ombroso Taigeto» («tenistyj Tajget») puškiniano che, per dirla con Gasparov, è raffigurato come «la patria della rima».
v. 13: «barbarico»; lett.: ‘selvaggio’. (Remo Faccani)

***

«Возьми на радость из моих ладоней…»

Возьми на радость из моих ладоней
Немного солнца и немного меда,
Как нам велели пчелы Персефоны.

Не отвязать неприкрепленной лодки,
Не услыхать в меха обутой тени,
Не превозмочь в дремучей жизни страха.

Нам остаются только поцелуи,
Мохнатые, как маленькие пчелы,
Что умирают, вылетев из улья.

Они шуршат в прозрачных дебрях ночи,
Их родина — дремучий лес Тайгета,
Их пища — время, медуница, мята.

Возьми ж на радость дикий мой подарок,
Невзрачное сухое ожерелье
Из мертвых пчел, мед превративших в солнце.

Осип Эмильевич Мандельштам

Ноябрь 1920

da “Sobranie socinenij”, a cura di P. Nerler, A. Nikitaev, Ju. Frejdin, S. Vasilenko, Moskva, 1993-1994

Riaverti – Giuseppe Conte

Foto di Katia Chausheva

 

È così facile riaverti?
ritrovarti anche dopo l’abbandono
dopo che ti ho derisa, che ti ho detto
odiosa, e che imputavo a te la grazia
mancata di ogni carezza e di ogni bacio.
Oh, allora lo volevo essere un daino
solitario nell’alba, che sa puntare
le narici al tepore di calendula
dei primi raggi. E ti scacciavo, come
se tu fossi infedele al mio desiderio
tu che di tutti i desideri sai
la fonte. Ora sei tornata.
Sei nuova e sei con me, vicina,
anima.

Giuseppe Conte

da “Dialogo del poeta e del messaggero”, “Il Nuovo Specchio” Mondadori, 1992

Se fosse vero – José Hierro

Pietro Canonica, L’abisso, 1909, Museo Canonica, Roma

   

     Se fosse vero che due anime
camminano congiunte, senza
che i corpi si conoscano; se fosse vero
che si son toccate da sempre,
che bevvero la stessa luce,
che lo stesso destino le culla;
se fosse vero che son foglie
dello stesso arbusto, eterno e verde;
se fosse vero che il loro trionfo
si compie il dì che avranno
gli occhi dell’anima gemella
fissi nella loro carne flagrante;
se tutto ciò fosse vero,
come mai quel giorno di settembre
non ti cercai, chiamai, portai;
come mai ignoravo che esistessi,
come mai non trattenni la stella
che t’arrossava la fronte;
come mai potevo  io cantare
sotto la fiamma del ponente;
come mai poteva non esistere
il tuo passato di ora, dolendomi.
Come ha potuto essere. E come
non lo impedii, con unghie, denti,
cuore…
            Se fosse vero
che due anime, senza che i corpi
si conoscano, vibrano, vanno congiunte
verso lo stesso nido caldo,
come quel giorno di luce profonda,
come quel giorno nella strada
dritta contro il ponente;
dorata e grave di settembre;
come quel giorno non sentii
che mi trafiggeva la morte.

José Hierro

(Traduzione di Oreste Macrí)

da “Poesia spagnola del ’900”, Garzanti, 1974

∗∗∗

Si fuera verdad

     Si fuera verdad que dos almas
marchan juntas, sin conocerse
sus cuerpos; si fuese verdad
que se han tocado desde siempre,
que bebieron la misma luz,
que el mismo destino las mece;
si fuera verdad que son hojas
del mismo arbusto, eterno y verde;
si fuera verdad que su gloria
se cumple el día aquel que tienen
los ojos del alma gemela
fijos en su carne evidente;
si fuera verdad todo eso,
cómo aquel día de septiembre
no te busqué, llamé, llevé,
cómo ignoraba que existieses,
cómo no detuve la estrella
que te enrojecía la frente;
cómo podía yo cantar
bajo la llama del poniente;
cómo podía no existir
tu pasado de ahora, doliéndome.
Cómo ha podido ser. Y cómo
no lo impedí, con uñas, dientes,
corazón…
                    Si fuera verdad
que dos almas, sin conocerse
sus cuerpos, vibran, marchan juntas
hacia el mismo nido caliente,
cómo aquel día por la calle
disparada contra el poniente,
cómo aquel día de luz honda,
dorada y grave de septiembre,
cómo aquel día no sentí
que me traspasaba la muerte.

José Hierro

da “Poesías completas”, Giner, 1962

«L’hai amato più degli altri» – Giovanni Testori

Foto di Philippe Pache

 

L’hai amato più degli altri.
Sul desco della cena
appoggiava la sua guancia
al tuo volto.

Non era solo predilezione,
era un’atroce, carnale
peccatrice dedizione.

Giovanni Testori

da “Nel tuo sangue”, Rizzoli, 1973

«I versi crescono, come le stelle e come le rose» – Marina Ivanovna Cvetaeva

 

I versi crescono, come le stelle e come le rose,
come la bellezza – inutile in famiglia.
E, alle corone e alle apoteosi –
una sola risposta: « Di dove questo mi viene? »

Noi dormiamo, ed ecco, oltre le lastre di pietra,
il celeste ospite, in quattro petali.
Mondo, cerca di capire! Il poeta – nel sonno – scopre
la legge della stella e la formula del fiore.

Marina Ivanovna Cvetaeva

14 agosto 1918

(Traduzione di Pietro Antonio Zveteremich)

da “Marina Ivanovna Cvetaeva, Poesie”, Feltrinelli, Milano, 1979

∗∗∗

Стихи растут

Стихи растут, как звезды и как розы,
Как красота — ненужная в семье.
А на венцы и на апофеозы —
Один ответ: — Откуда мне сие́?

Мы спим — и вот, сквозь каменные плиты,
Небесный гость в четыре лепестка.
О мир, пойми! Певцом — во сне — открыты
Закон звезды и формула цветка.

Марина Цветаева 

da “Цветаева Марина. Собрание сочинений в семи томах. Том 1. Стихотворения 1906-1920”, Терра, 1997