Ho amato addolcire l’amarezza – Piero Bigongiari

Édouard Boubat, Lella, Bretagne, 1847

 

Ho amato addolcire l’amarezza
quando era più profonda
come una brezza non sa quel che sfiora,
ho amato dire no, dire sì
davanti all’incertezza come se
ne sapessi qualcosa, come l’onda
ne sapesse qualcosa della sponda.

                                                                    Era in te
che cresceva il profumo di una rosa
rapito dall’odorare del vento,
in te che l’orrore e la dolcezza
rendevano immedicabile, impossibile.
Ho amato con quel goccio di angostura,
nella tua lacrima più pura,
amareggiare il tuo sguardo che dura
al di là di ogni pianto, cristallino
a versare natura nell’enigma.

Sei la speranza e la disperazione.
La lezione non è finita, il kérigma
trema più a fondo quanto più a fondo
incide e fruga dentro la ferita.
La passione più alta dell’amore
ne è al di là: è la sua compassione

il fragile tremare di un filo
d’erba nel vento. Forse l’agitarsi
di ogni atto è nel cuore dell’evento
l’occulta felicità del dolore.

Ti ho atteso dove sapevo
che non saresti passata
per dirti, mia fata, quanto ti amo.
Non misuravo la distanza, l’essere
non ha distanza, ma solo dolore
mentre lavora l’esistenza e mira
a ferire il non essere che è
il suo più oscuro essere nel cuore.

Piero Bigongiari

28-29 agosto 1991

da “Radure”, in “Dove finiscono le tracce” (1984-1996), Le Lettere, Firenze, 1996

«Dimmi, perché quest’ansia» – Pedro Salinas

Pentti Sammallahti, Helsinki, Finland, 1983

[LVII]

Dimmi, perché quest’ansia
di fare la possibile,
se tu sai di essere quella
che non sarai mai?
Tu al mio fianco, nella tua carne,
nel tuo corpo, sei solo
il grande desiderio inutile
di stare qui al mio fianco
nel tuo corpo, nella tua carne.
In tutto ciò che fai,
di vero, di visibile,
nulla si compie,
e nulla si realizza, no.
Ciò che tu fai altro non è
che ciò che tu vorresti
fare mentre lo fai.
Le parole, le mani
che mi porgi, le bacio
per quella volontà
irrealizzabile e tua
di darmele, nel darmele.
E quanto piú ti accosti a me
e piú ti stringi
contro il no indistruttibile
e nero, piú grandi si fanno
per il desiderio di abolirle,
per l’ansia che non esistano,
le distanze senza fondo
che tu vuoi ignorare
abbracciandomi. E sento
che il vivere tuo con me
è puro segno, indizio,
in baci, in presenze,
dell’impossibile, del
desiderio tuo di vivere
con me, mia, sempre.

Pedro Salinas

(Traduzione di Emma Scoles)

da “La voce a te dovuta”, Einaudi, Torino, 1979

∗∗∗

[LVII]

Dime, ¿por qué ese afán
de hacerte la posible,
si sabes que tú eres
la que no serás nunca?
Tú a mi lado, en tu carne,
en tu cuerpo, eres sólo
el gran deseo inútil
de estar aquí a mi lado
en tu cuerpo, en tu carne.
En todo lo que haces,
verdadero, visible,
no se consuma nada,
ni se realiza, no.
Lo que tú haces no es más
que lo que tú querrías
hacer mientras lo haces.
Las palabras, las manos
que me entregas, las beso
por esa voluntad
tuya e irrealizable
de dármelas, al dármelas.
Y cuanto más te acercas
contra mí y más te estrechas
contra el no indestructible
y negro, más se ensanchan
de querer abolirlas,
de afán de que no existan,
las distancias sin fondo
que quieres ignorar
abrazándome. Y siento
que tu vivir conmigo
es signo puro, seña,
en besos, en presencias,
de lo imposible, de
tu querer vivir
conmigo, mía, siempre.

Pedro Salinas

da “La voz a ti debida”, Madrid, Signo, 1933

Lettera da Praga – Raffaele Carrieri

a Mimi

Non andrò lontano
con le tue belle
scarpe d’inverno.
La sera non scendo
a vedere il cielo
dalla Torre le ore
continuano a cadere,
e io sono triste.
Non vedo più i tigli
delle sere a Màla Strana
se ne stanno sull’acqua
stanno i tigli
sulla Moldava ad aspettarmi.

Raffaele Carrieri

da “Souvenir caporal”, Mondadori, 1946

I miei poeti preferiti – Adam Zagajewski

Adam Zagajewski

 

I miei poeti preferiti
non si sono mai incontrati
Vivevano in paesi diversi
e in epoche diverse
Circondati assediati dalla mediocrità
da gente buona da gente malvagia
vivevano con parsimonia
come la mela nel pomario
Amavano le nuvole
levavano i capi
trascorreva su di loro
la grande armata
della luce e dell’ombra
si proiettava il film
che non ha fine
Gl’istanti d’amarezza
passavano in fretta
così come i barlumi di beatitudine
A volte sapevano
che cosa è il mondo
di che sostanza è fatto
e scrivevano parole dure
su tenera carta
A volte non sapevano
ignoravano, altre volte
ed erano come bambini
su un campo scolare
quando cade
la prima goccia
di tiepida pioggia

Adam Zagajewski

(Traduzione di Marco Bruno)

da “Asimmetria, 2014”, in “Guarire dal silenzio: Nuovi versi e poesie scelte”, “Lo Specchio” Mondadori, 2020

∗∗∗

Moi ulubieni poeci

Moi ulubieni poeci
nigdy się nie spotkali
Żyli w różnych krajach
i w różnych epokach
Otoczeni przez pospolitość
przez dobrych i złych ludzi
żyli skromnie
jak jabłko w sadzie
Kochali obłoki
zadzierali głowy
płynęła nad nimi
wielka armada
światła i cienia
wyświetlał się film
który się nie kończy
Chwile goryczy
szybko mijały
chwile szczęścia takie
Niekiedy wiedzieli
czym jest świat
i pisali twarde słowa
na miękkim papierze
Niekiedy nic nie wiedzieli
i byli jak dzieci
na szkolnym boisku
gdy spada
pierwsza kropla
ciepłego deszczu

Adam Zagajewski

da “Asymetria”, A5 K. Krynicka, 2014

«Non ho un nome per te» – Chandra Livia Candiani

Bill Brandt, Nude, Campden Hill, London, 1947

 

Non ho un nome per te
non ho un nome per il bene
le parole mi visitano
dicono che il cuore è vivo
la sua pelle morbida
elastica la capienza:
ti ospito in nudità,
sulla sedia la pelle aspetta
il mattino
quando troverò per te
le parole giuste.
Ancora non so
il compito della notte.
Sillabo piano
rifugi e ospitalità
canto i nomi
di chi accoglie
nello sguardo.
Mi fido di te.

Chandra Livia Candiani

da “La domanda della sete”, 2016-2020, Einaudi, Torino, 2020