Di notte – Lars Gustafsson

Vincent van Gogh, Baum, vom Wind gepeitscht, 1883

 

Come quando di notte alberi e vento
insieme sembrano mossi da un terzo
che è la tenebra fitta che ti è accanto,
allora i tuoi pensieri indietreggiano.

All’orizzonte una luce d’alba.
Esiste per qualcun altro,
da te è lontana;
il suo debole moto è il tempo.

Di notte qualcuno si sveglia,
il suo cuore batte forte.
Non sa piú chi è,
il suo nome non ha alcun significato.

Lars Gustafsson

(Traduzione di Maria Cristina Lombardi)

da “Sulla ricchezza dei mondi abitati”, Crocetti Editore, 2010

***

Om natten

Som när om natten träd och vind,
tillsammans synas röras av ett tredje,
som är mörkret tätt invid dig,
så viker dina tankar då tillbaka.

Vid horisonten är ett gryningsljus.
Det finns för någon annan,
det är långt ifrån dig;
dess svaga rörelse är tiden.

Om natten vaknar någon,
och hans hjärta bultar hårt.
Då vet han inte längre vem han är,
hans namn har ingen mening.

Lars Gustafsson

da “Ballongfararna”, Norstedt, 1962 

Una visione di quiete – Nichita Stănescu

 

Mi alzo e orno la volta azzurra
del mio grido calmo,
che ho colto dall’infanzia,
quando vagavo fra i boschi secolari,
credendo che il tronco della quercia fosse
una colonna dei giardini pensili.

Piego il mento sul petto: così
la mia voce suona più virile,
e le mie ali si vedono meglio, quando le spiego
e taglio, con il loro margine, le strisce mobili
di luce arancione, che il tramonto
proietta di roccia in roccia,
facendole risuonare.

Io stesso, con i miei occhi, − ve lo giuro sul sole,
sull’anima ruotante degli uccelli e sull’ombra
del mio corpo, che sempre si allunga, −
ho girato intorno al giardino pensile.
Era un’intuizione della terra feconda,
rotolata fra il sole e le stelle,
e qualunque parola di lode avessi detto,
ancor di più
avrebbe rotto il contorno delle mie labbra
avrebbe spaccato i miei denti velati per lo stupore.

Io ti amo dell’amore che l’occhio ha
per il suo occhio gemello,
dell’amore che la mano ha per l’altra mano,
dell’amore che i pensieri hanno
per quelle parole in cui si immergono…

Nichita Stănescu

(Traduzione di Fulvio del Fabbro e Alessia Tondini)

da “Il senso dell’amore”, 1960, in “La guerra delle parole”, Le Lettere, Firenze, 1999

∗∗∗

O viziune a păcii

Mă ridic şi azuria boltă o împodobesc
cu strigătul meu liniştit,
pe care l-am deprins din copilărie,
pe când rătăceam prin codrii seculari,
socotind trunchiul stejarului a fi
coloană din grădinile suspendate.

Îmi aplec bărbia în piept: astfel
glasul meu sună mai bărbătesc,
şi aripile mi se văd mai bine, cum le întind
şi tai, cu dunga lor, plimbătoarele fâşii
de portocalie lumină, pe care amurgul
le coboară din stâncă în stâncă,
făcându-le să sune.

Eu însumi, cu propriii mei ochi, − vă jur pe soare,
pe sufletul rotitor al păsărilor şi pe umbra
mereu lungindu − se, a trupului meu, −
am dat ocol grădinii suspendate.
Era o intuiţie a pământului fecund,
rostogolit între soare şi stele,
şi orice cuvânt de laudă aş fi strigat,
mai mult
mi-ar fi rupt dâra buzelor
mi-ar fi spart dinţii aburind de mirare.

Eu te iubesc cu dragostea ochiului
pentru ochiul lui geamăn,
cu dragostea mâinii pentru cealaltă mână,
cu dragostea gândurilor
pentru cuvintele în care se scufundă întocmai…

Nichita Stănescu

da “Sensul iubirii”, E.S.P.L.A., 1960

Riviere – Eugenio Montale

Sergio Larrain, Daughters of fishermen in the village of Horcones, 1957

 

Riviere,
bastano pochi stocchi d’erbaspada
penduli da un ciglione
sul delirio del mare;
o due camelie pallide
nei giardini deserti,
e un eucalipto biondo che si tuffi
tra sfrusci e pazzi voli
nella luce;
ed ecco che in un attimo
invisibili fili a me si asserpano,
farfalla in una ragna
di fremiti d’olivi, di sguardi di girasoli.

Dolce cattività, oggi, riviere
di chi s’arrende per poco
come a rivivere un antico giuoco
non mai dimenticato.
Rammento l’acre filtro che porgeste
allo smarrito adolescente, o rive:
nelle chiare mattine si fondevano
dorsi di colli e cielo; sulla rena
dei lidi era un risucchio ampio, un eguale
fremer di vite,
una febbre del mondo; ed ogni cosa
in se stessa pareva consumarsi.

Oh allora sballottati
come l’osso di seppia dalle ondate
svanire a poco a poco;
diventare
un albero rugoso od una pietra
levigata dal mare; nei colori
fondersi dei tramonti; sparir carne
per spicciare sorgente ebbra di sole,
dal sole divorata…
                                   Erano questi,
riviere, i voti del fanciullo antico
che accanto ad una rósa balaustrata
lentamente moriva sorridendo.

Quanto, marine, queste fredde luci
parlano a chi straziato vi fuggiva.
Lame d’acqua scoprentisi tra varchi
di labili ramure; rocce brune
tra spumeggi; frecciare di rondoni
vagabondi…
                         Ah, potevo
credervi un giorno o terre,
bellezze funerarie, auree cornici
all’agonia d’ogni essere.
                                             Oggi torno
a voi più forte, o è inganno, ben che il cuore
par sciogliersi in ricordi lieti – e atroci.
Triste anima passata
e tu volontà nuova che mi chiami,
tempo è forse d’unirvi
in un porto sereno di saggezza.
Ed un giorno sarà ancora l’invito
di voci d’oro, di lusinghe audaci,
anima mia non più divisa. Pensa:
cangiare in inno l’elegia; rifarsi;
non mancar più.
                                   Potere
simili a questi rami
ieri scarniti e nudi ed oggi pieni
di fremiti e di linfe,
sentire
noi pur domani tra i profumi e i venti
un riaffluir di sogni, un urger folle
di voci verso un esito; e nel sole
che v’investe, riviere,
rifiorire!

Eugenio Montale

da “Ossi di seppia”, Piero Gobetti Editore, Torino, 1925

Bacca di lupo – Paul Celan

                                                        … o
voi fiori di Germania, o il mio cuore
divien autentico cristallo, al quale
la luce sperimenta se stessa; quando      la Germania
                       Hölderlin, Dall’abisso infatti…
…come alle case degli ebrei (per ricordo della
Gerusalemme distrutta), deve sempre essere
lasciato qualcosa di i n c o m p i u to…
                               Jean Paul, La valle di Campan

Metti il battente: ci sono
rose in casa.
Ci sono
sette rose in casa.
C’è
il settelumi in casa.
Nostro
figlio
lo sa e dorme.

(Lontano, a Michailovka, in
Ucraina, dove
mi hanno ucciso padre e madre: cosa
là fioriva, cosa
là fiorisce? Quale
fiore, madre,
là ti fece male
con il suo nome?

Madre, a te,
che dicevi bacca di lupo, non:
lupino.

Ieri
uno di loro venne e
ti uccise
un’altra volta nella
mia poesia.

Madre.
Madre, a chi
ho stretto la mano,
quando con le tue
parole andai in
Germania?

Ad Aussig, dicevi tu sempre, ad
Aussig
sull’Elba,
in
fuga.
Madre, là abitavano
assassini.

Madre, io
ho scritto lettere.
Madre, non venne risposta.
Madre, venne una risposta.
Madre, io
ho scritto lettere a –
Madre, essi scrivono poesie.
Madre, non le avrebbero scritte,
se non ci fosse la poesia, che
io ho scritto, per
amor tuo, per
amore del
tuo dio.
Lodato, dicevi,
sia l’Eterno e
benedetto, tre
volte
Amen.

Madre, essi tacciono.
Madre, sopportano che
la perfidia mi diffami.
Madre, nessuno
agli assassini ferma la voce.

Madre, essi scrivono poesie.
Oh
Madre, quanto
dei piú stranieri campi porta il tuo frutto!
Lo porta e nutre
quelli che uccidono!

Madre, io
sono perduto.
Madre, noi
siamo perduti.
Madre, il mio figlio, che
ti somiglia).

Metti il battente: ci sono
rose in casa.
Ci sono
sette rose in casa.
C’è
il settelumi in casa.
Nostro
figlio
lo sa e dorme.

Paul Celan

24-10-1959 – 25-4-1965

(Traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

In una lettera del 1-6-1960 a Rudolf Hirsch, redattore della casa editrice Fischer, Celan lo ringrazia per la decisione di non pubblicare Wolfsbohne nel «Fischer-Almanach», e aggiunge: «Questa poesia – Klaus Demus ritiene, e in questo ha forse ragione, che in realtà non sia propriamente una poesia – rimane dunque privata, e ora quindi la prego di farla ritornare del tutto nel privato (…)».
Michailovka, lager a Gaissin, in Ucraina, dove morirono i genitori del poeta.
Aussig, città della Boemia del Nord dove la madre fu profuga durante la prima guerra mondiale. Lodato etc. Inizio e formula di risposta di preghiere ebraiche di ringraziamento. (Michele Ranchetti)

∗∗∗

Wolfsbohne

                                                                   … ο
Ihr Blüten von Deutschland, o mein Herz wird
Untrügbarer Kristall, an dem
Das Licht sich prüfet, wenn          Deutschland
                    Hölderlin, Vom Abgrund nämlich…
… wie an den Häusern der Juden (zum Andenken
des ruinirten Jerusalem’s), immer etwas
u n v o l l e n d e t gelassen werden muß…
                       Jean Paul, Das Kampaner Thal

Leg den Riegel vor: Es
sind Rosen im Haus.
Es sind
sieben Rosen im Haus.
Es ist
der Siebenleuchter im Haus.
Unser
Kind
weiß es und schläft.

(Weit, in Michailowka, in
der Ukraine, wo
sie mir Vater und Mutter erschlugen: was
blühte dort, was
blüht dort? Welche
Blume, Mutter,
tat dir dort weh
mit ihrem Namen?

Mutter, dir,
die du Wolfsbohne sagtest, nicht:
Lupine.

Gestern
kam einer von ihnen und

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

Suasoria – Gesualdo Bufalino

Foto di Boris Smelov

 

Le mie ragioni, amici:
la metrica e il dolore, l’ordine e la follia,
spazio e mura che cerco tentoni,
gogne guardinghe del cuore…

Trovare un mattino la via,
la pietra dove si volta…
una volta, una sola volta
in un pugno di sillabe nude
donarvi una leggenda che fu mia!

Ma non altro che polvere scavo;
o qualche gonfia maschera d’atride
che la luce deprava:
un volto putrefatto e fuggitivo.

Oh mentitemi, ditemi ch’è vivo.

Gesualdo Bufalino

da “Asta deserta”, in “Gesualdo Bufalino, Opere: 1 [1981, 1988]”, Bompiani, 2006