12 settembre 1966 – Giuseppe Ungaretti

Foto di Anka Zhuravleva

 

Sei comparsa al portone
In un vestito rosso
Per dirmi che sei fuoco
Che consuma e riaccende.

Una spina mi ha punto
Delle tue rose rosse
Perché succhiassi al dito,
Come già tuo, il mio sangue.

Percorremmo la strada
Che lacera il rigoglio
Della selvaggia altura,
Ma già da molto tempo
Sapevo che soffrendo con temeraria fede,
L’età per vincere non conta.

Era di lunedì,
Per stringerti le mani
E parlare felici
Non si trovò rifugio
Che in un giardino triste
Della città convulsa.

Giuseppe Ungaretti

da “Dialogo”, (1966 – 1968), in “Vita d’un uomo. Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 2009

«Ha una sua solitudine lo spazio» – Emily Dickinson

Will Barnet, Woman by the Sea

1695

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte – eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima a cospetto di se stessa –
infinità finita.

Emily Dickinson

(Traduzione di Margherita Guidacci)

da “Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

∗∗∗

1695

There is a solitude of space
A solitude of sea
A solitude of death, but these
Society shall be
Compared with that profounder site
That polar privacy
A soul admitted to itself –
Finite infinity.

Emily Dickinson

da “The Single Hound: Poems of a Lifetime”, a cura di Martha Dickinson Bianchi, Boston, Little, Brown & Co, 1914

«In questa stagione calda penso a te» – Nazim Hikmet

Foto di Emilio Sommariva

 

In questa stagione calda penso a te
la tua nudità il tuo collo il tuo polso
il tuo piede sdraiato sul divano
    come una rondine bianca
quello che mi dicevi

in questa stagione calda penso a te
non so che cosa penso di più
quello che vedevo con gli occhi
    il tuo collo il tuo polso il tuo piede nudo
oppure quello che mi dicevi
   donandoti a me

in questo calore giallo penso a te
in questo calore giallo in una stanza d’albergo
    pensando a te
         mi spoglio della mia solitudine
della mia solitudine che somiglia alla morte.

Nazim Hikmet

Berlino, 1960

(Traduzione di Joyce Lussu)

daNazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

Allegro ma non troppo – Wisława Szymborska

 

Sei bella — dico alla vita —
è impensabile più rigoglio,
più rane e più usignoli,
più formiche e più germogli.

Cerco di accattivarmela,
di blandirla, vezzeggiarla.
La saluto sempre per prima
con umile espressione.

Le taglio la strada da sinistra,
le taglio la strada da destra,
e mi innalzo nell’incanto,
e cado per lo stupore.

Quanto è di campo questo grillo,
e di bosco questo frutto —
mai l’avrei creduto
se non avessi vissuto!

Non trovo nulla — le dico —
a cui paragonarti.
Nessuno ha fatto un’altra pigna
né migliore, né peggiore.

Lodo la tua larghezza,
inventiva ed esattezza,
e cos’altro — e cosa più —
magia, stregoneria.

Mai vorrei recarti offesa,
né adirarti per dileggio.
Da centomila anni almeno
sorridendo ti corteggio.

Tiro la vita per una foglia:
si è fermata? Se n’è accorta?
Si è scordata dove corre,
almeno per una volta?

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Ogni caso”, Libri Scheiwiller, 2009

∗∗∗

Allegro ma non troppo

Jesteś piękne – mówię życiu –
bujniej już nie można było,
bardziej żabio i słowiczo,
bardziej mrówczo i nasiennie.

Staram się mu przypodobać,
przypochlebić, patrzeć w oczy.
Zawsze pierwsza mu się kłaniam
z pokornym wyrazem twarzy.

Zabiegam mu drogę z lewej,
zabiegam mu drogę z prawej,
i unoszę się w zachwycie,
i upadam od podziwu.

Jaki polny jest ten konik,
jaka leśna ta jagoda –
nigdy bym nie uwierzyła,
gdybym się nie urodziła!

Nie znajduję – mówię życiu –
z czym mogłabym cię porównać.
Nikt nie zrobił drugiej szyszki
ani lepszej, ani gorszej.

Chwalę hojność, pomysłowość,
zamaszystość i dokładność,
i co jeszcze – i co dalej –
czarodziejstwo, czamoksięstwo.

Byle tylko nie urazić,
nie rozgniewać, nie rozpętać.
Od dobrych stu tysiącleci
nadskakuję uśmiechnięta.

Szarpię życie za brzeg listka:
przystanęło? dosłyszało?
Czy na chwilę, choć raz jeden,
dokąd idzie – zapomniało?

Wisława Szymborska

da “Wszelki wypadek”, Czytelnik, 1972

Salmo – Tudor Arghezi

Foto di Alessio Albi

 

Cerco un tuo segno nel rumore e nel silenzio
e, come a caccia, spio nel tempo
per vederti: sei tu il mio falco, quello che cerco?
Ti uccido? Oppure in ginocchio a pregare.

Per credere in te o per negarti
ti cerco sempre e inutilmente.
Sei il mio sogno piú bello,
e non oso farti precipitare dal cielo come un masso.

Come nello specchio di una strada d’acqua
ora sembri esistere ora non esisti piú;
ti ho visto fra le stelle, fra i pesci,
come il toro selvaggio quando va a bere.

Siamo soli ora nella tua grande storia
e rimango con te a combattere ancora
senza il desiderio di vincere.
Voglio toccarti e gridare: «Esiste!»

Tudor Arghezi

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

da “Tudor Arghezi, Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1966

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Psalm

Te drămuiesc în zgomot şi-n tăcere
Şi te pîndesc în timp, ca pe vînat,
Să văd: eşti şoimul meu cel căutat?
Să te ucid? Sau să-ngenunchi a cere.

Pentru credinţa sau pentru tăgadă.
Te caut dîrz şi fără de folos.
Eşti visul meu, din toate, cel frumos
Şi nu-ndrăznesc să te dobor din cer grămadă.

Ca-n oglindirea unui drum de apă,
Pari dnd a fi, pari cînd că nu mai eşti;
Te-ntrezăriiîn stele, printre peşti,
Ca taurul sălbatec cînd se-adapă.

Singuri, acum, în marea ta poveste,
Rămîn cu tine să mă mai măsor,
Fără să vreau să ies biruitor.
Vreau să te pipăi şi să urlu: « Este! »

Tudor Arghezi

da “Cuvinte potrivite”, Editura Fundaţiei Culturale Principele Carol, Bucureşti, 1927