Coi denti macchiati d’inchiostro: fotografie – Elisa Biagini

(dialogo con Emily Dickinson)

la parola
silenzio ha
messo spine,
la sfiori
passando, ti
buchi le calze
a un suo
respiro.

∗

un passo alla volta, per negazione,
segno il perimetro a questo nostro
campo di racconto – lettere dense da
reggere il vento dei suoni.

∗

apri la finestra del polmone.

la sedia
rovesciata
per meglio copiare il
racconto di
luce, da sotto i
cassetti –

i capelli che sanno
di fiume.

∗

ti gonfi d’ore,
trattieni il respiro –
capelli ovunque
magri come lettere

i fili tesi al pensarti,
dove inciampo.

∗

tu racconti dell’erba
travolta, della piuma
incastrata alla
finestra, della pioggia
raccolta dentro
l’orecchio
(e il silenzio, qui
perde peso).

∗

ti guardo, come
si guarda una casa
in fiamme. (mi
guardi, come si guarda
un fil di ferro
in un prato.)

∗

respirano i
tuoi guanti
nel cassetto,
la maglia che
si tende alla
memoria –
la lampadina
e il suo
filamento.

∗

soffia dalla
mattonella il vento
delle 3, sposta la
mano nello scrivere,
fa della gonna
una vela.

∗

intrecciata alla federa,
siedo e taglio
le ore a fette sottili –
che durino.

∗

smangiata,
quel troppo passare
lungo i muri per
cercare la porta –
grattugiata
(risèntiti, nell’osso
piú cavo).

∗

con l’acqua dei
polmoni, annaffi
la gamba del
tavolo che
trema – il respiro
è di terra rivoltata.

∗

le cose che cadono
dai libri –
un fazzoletto per
le unghie tagliate, tenuto
da un capello
lungo.

∗

raggio di luna che
scardina il
cassetto, s’avvolge intorno
alla caviglia
(mi rimbocchi le
coperte per la notte –
la carta è ruvida e le
virgole pizzicano).

∗

ti conti i
piedi cercando il
sonno al suono,
ascolti il pesce nell’
orecchio che traduce
l’acqua increspata
del bicchiere.

∗

vicino alla prima
cervicale, dove
si salda il
pensare, sul
colletto, hai
ricamato l’alfabeto,
tutto.

∗

quello che resta
è il calco del
respiro, il
morso che hai
dato all’aria
per tenerla.

∗

la fronte appoggiata
nel buio, cuscino
striato d’inchiostro –
la rete d’acqua
dove rimbalzi
e poi ti alzi.

∗

nella gola è lo specchio
d’olio, riflette la
parola senza
ruggine.

∗

nell’acqua
alle caviglie
per lo specchio,
il polso, la
gola lasciati
distrattamente
aperti –
il coltello dei sogni
riluce.

∗

unturned stone-
words – hair
stuck in a window.

∗

conosci la misura
del respiro, il nodo al
fazzoletto, il peso
del tuo corpo
sulla soglia,

la lunghezza della
freccia nella
mano.

∗

stamani c’è come
un gorgo nel bicchiere,
c’è l’acqua che
ti chiama al suo
deserto.

∗

si addensa negli
angoli lo sguardo,
mercurio rotolato
dal termometro.

∗

tiri via la tua
mano dall’
inverno e
ascolti lo
scricchiolio del
legno, parola
alla soglia.

∗

il viso che decidi
d’ignorare, midollo
e neve insieme.
il mattino arriva
per caso, alla luce
del tuo stesso fuoco.

∗

s’accende la
candela al
tuo voltarti –
hai spazzolato
il sonno dai
capelli (o
spazzolato dentro
il buio?)

∗

c’è corrente
da sotto la porta,
il racconto della
polvere dietro,
dell’unica briciola
sul tavolo.

∗

è sempre centro
lí, dove il
pensarti riscalda
la coperta del
risveglio.

∗

scivola la carta
via dal palmo,
ti viene incontro
come tendine
slegato, ti si
cuce sul braccio.

∗

resta intatto
l’oggetto che ti
sfiora: tu t’impigli,
ti sfili, illividisci,
t’intacchi di tempo
a ogni contatto –
polpastrelli imbevuti
di lava.

∗

là rovina la
ruota dell’occhio,
inciampa nel
filo fattosi d’improvviso
scuro.

∗

scrivi ai bordi,
per lasciare respiro
al tuo dire

fuoco spento ogni giorno
col latte.

∗

sorridi
coi denti macchiati
d’inchiostro – sotto l’unghia
il nero della parola grattata
via oggi.

∗

l’orecchio è l’ultimo
volto. poi ti seguo
con la candela all’
orizzonte, dove
ti bagni i piedi
nel buio.

Elisa Biagini

da “Da una crepa”, Einaudi, Torino, 2014

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