
Josef Sudek, Untitled, n.d.
I mattini passano chiari
e deserti. Cosí i tuoi occhi
s’aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d’immobile luce.
Taceva. Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.
Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.
Cesare Pavese
[30 marzo 1950]
da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Einaudi, Torino, 1951
Che bella cara Titti !!!Grazie di cuore. Isabella
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impalpabile e toccante
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Versi limpidi pur nella struggente nostalgia di qualcosa che si è perduto…
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