La sposa – Marcello Comitini

Foto di Monia Merlo

 

Nuvole di carta vestono la sposa
come luna nel vento di marzo
scesa lungo i prati della villa antica.
Cammina tra le statue infreddolita.
Nascoste tra i platani e le querce
al canto ininterrotto degli uccelli
inspirano espirano le statue
ridono respirano non vedono
la sposa dalle spalle nude
sotto un arco di fiori irrigiditi
calpestati dal freddo.

Dove sono i compagni – chiedo ai fiori –
i parenti, gli amici? Dove lo sposo che l’attende?

Lei è sola con la sua felicità.

Con il mio sguardo vorrei cingerle le spalle
con le mie labbra baciare le sue labbra
con il mio fiato scaldare la sua pelle.

Ma lei è sola con la sua felicità.

Marcello Comitini

da “Quarto Giorno: poesie”, Edizioni Caffè Tergeste, 2018

AMAZON – Marcello Comitini, Quarto Giorno: poesie, Edizioni Caffè Tergeste, 2018
FELTRINELLI – Marcello Comitini, Quarto Giorno: poesie, Edizioni Caffè Tergeste, 2018

Quando tu, mia poesia, leggi poesia… – J. Rodolfo Wilcock

Clarence H. White, Julia McCune (Flory) reading by window, 1896

6.

Quando tu, mia poesia, leggi poesia,
si oscura il cielo di una luce verde,
la gente sfugge la riva del mare 
per un senso remoto di tempesta
o di contrasto tra gli elementi,
vampe si inalberano sui fili dei tram,
e un gran silenzio cala sulla città:
è la poesia che contempla se stessa.
Leggi parole di un tempo scomparso,
di un presente che crolla senza sosta
velocemente nell’informe passato,
leggi di re e corone, giardini e guerre,
tu che sei la corona di ogni impero
e il giardino del mondo conosciuto
e la guerra dei sensi della natura,
leggi, « chi crederà i miei versi in avvenire
se dico adesso tutto il tuo valore? »
e accade in quel momento che quei versi
come una freccia scagliata nei secoli
raggiungono chi un giorno li ha ispirati.
E allora il buio verde si fa totale,
la gente si rintana, sopraffatta,
e in un silenzio come di terremoto
si alza la luna sui Castelli Romani
e lentamente volge tutto all’azzurro,
mentre tu, mia poesia, leggi poesia.

J. Rodolfo Wilcock

da “Italienisches Liederbuch”, 34 poesie d’amore, in “J. Rodolfo Wilcock, Poesie”, Adelphi Edizioni, 1980

«Cammini, a me somigliante» – Marina Ivanovna Cvetaeva

 

Cammini, a me somigliante,
gli occhi puntando in basso.
Io li ho abbassati – anche!
Passante, fermati!

Leggi – di ranuncoli
e di papaveri colto un mazzetto
– che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.

Non credere che qui sia – una tomba,
che io ti apparirò minacciando…
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!

E il sangue affluiva alla pelle,
e i miei riccioli s’arrotolavano…
Anch’io esistevo, passante!
Passante, fermati!

Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca – subito dopo.
Niente è più grosso e più dolce
d’una fragola di cimitero.

Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami.

Come t’investe il raggio di sole!
Sei tutto in un polverìo dorato…
E che almeno però non ti turbi
la mia voce di sottoterra.

Marina Ivanovna Cvetaeva

Koktebel, 3 maggio 1913

(Traduzione di Pietro Antonio Zveteremich)

da “Marina Ivanovna Cvetaeva , Poesie”, Feltrinelli, Milano, 1979

Inviando, nel marzo 1914, questa e altre poesie a un conoscente, la Cvetaeva scriveva: « … Io non credo nell’esistenza di Dio e della vita ultraterrena. Di qui la disperazione, il terrore della vecchiaia e della morte. Assoluta impossibilità di natura di pregare e di sottomettermi. Amore folle per la vita: febbrile, delirante sete di vivere».

∗∗∗

«Идешь на меня похожий…»

Идешь на меня похожий,
Глаза устремляя вниз.
Я их опускала — тоже!
Прохожий, остановись!

Прочти — слепоты куриной
И маков нарвав букет,
Что звали меня Мариной
И сколько мне было лет.

Не думай, что здесь — могила,
Что я появлюсь, грозя…
Я слишком сама любила
Смеяться, когда нельзя!

И кровь приливала к коже,
И кудри мои вились…
Я тоже была, прохожий!
Прохожий, остановись!

Сорви себе стебель дикий
И ягоду ему вслед, —
Кладбищенской земляники
Крупнее и слаще нет.

Но только не стой угрюмо,
Главу опустив на грудь.
Легко обо мне подумай,
Легко обо мне забудь.

Как луч тебя освещает!
Ты весь в золотой пыли…
— И пусть тебя не смущает
Мой голос из-под земли.

Марина Ивановна Цветаева

Коктебель, 3 мая 1913

da “Цветаева Марина. Собрание сочинений в семи томах. Том 1. Стихотворения 1906-1920”, Терра, 1997

Anello – Eugenio Montejo

Frank Horvat, Paris Couple (Quai du Louvre), 1955

 

Un solo amore può salvare tutto,
ciò che se n’è andato, ciò che è partito e più non torna,
i naufragi che emergono dall’oblio
e ci perseguitano in fondo a qualche sogno,
le perdite che in ogni ombra ci insidiano
con dadi neri, schivi alla sorte,
la fiamma che fece notte nelle nostre mani,
l’angoscia, la sofferenza, i singhiozzi,
gli oscuri Titanic del sangue,
quel che nacque per non essere ed è stato per un attimo 
e il grido azzurro che era il travestimento della chimera…
Tutto il furore, la polvere e la sconfitta
con un amore, un solo amore, presto si salvano:
un solo amore può salvare tutto.

Eugenio Montejo

(Traduzione di Luca Rosi)

da “Papiri amorosi” (2002), in “La lenta luce del tropico”, Le Lettere, Firenze, 2006

***

Anillo

Un solo amor puede salvarlo todo,
lo que se fue, lo que ha partido y ya no vuelve,
los naufragios que emergen del olvido
y nos persiguen al fondo de algún sueño,
las pérdidas que en cada sombra nos acechan
con dados negros, esquivos a la suerte,
la llama que hizo noche en nuestras manos,
la angustia, el sufrimiento, los sollozos,
los oscuros Titanics de la sangre,
lo que nació para no ser y fue un instante
y el grito azul que era disfraz de la quimera…
Todo el furor, el polvo y la derrota
con un amor, un solo amor, pronto se salvan:
un solo amor puede salvarlo todo.

Eugenio Montejo

da “Papiros amorosos”, Fundación Bigott, 2003

Rosa venuta tardi… – Rainer Maria Rilke

Emma Barton, The Soul of the Rose, c. 1905

XXIII

Rosa venuta tardi, nella notte dolente
dove ti afferra la luce delle stelle,
conosci la gioia che dolcemente
dona l’estate alle tue sorelle?

Per giorni e giorni ti vedo esitare
nella guaina chiusa troppo forte.
A ritroso, nascente, ti vedo imitare
la lenta cadenza della morte.

Il tuo mutevole stato ti rende cosciente
di quanto ci resta inafferrato,
l’ineffabile accordo di essere e niente
nel tutto confuso e mescolato.

Rainer Maria Rilke

(Traduzione di Roberto Carifi)

da “Rainer Maria Rilke, Poesie francesi”, Crocetti Editore, 1999

∗∗∗

XXIII

Rose, venue très tard que les nuits amères arrêtent
par leur trop sidérale clarté,
rose, devines-tu les faciles délices complètes
de tes soeurs d’été?

Pendant des jours et des jours je te vois qui hésites
dans ta gaine serrée trop fort.
Rose qui, en naissant, à rebours imites
les lenteurs de la mort.

Ton innombrable état te fait-il connaître
dans un mélange où tout se confond,
cet ineffable accord du néant et de l’être
que nous ignorons?

Rainer Maria Rilke

da “Rainer Maria Rilke, Poèmes français”, H. Kaeser, 1944