Un’avventura – Louise Glück

Louise Glück

1.

Una notte quando stavo per addormentarmi mi è venuto in mente
che avevo finito con quelle avventure amorose
di cui ero stata a lungo schiava. Finito con amore?
il mio cuore sussurrò. Gli ho risposto che molte scoperte profonde
ci aspettavano, sperando, allo stesso tempo, che non mi venisse chiesto
di nominarle. Perché non potevo nominarle. Ma la convinzione che esistessero –
questo contava sicuramente qualcosa?

2.

La notte successiva ha avuto lo stesso pensiero,
questa volta riguardo alla poesia, e nelle notti che seguirono
varie altre passioni e sensazioni erano, allo stesso modo,
messe da parte per sempre, e ogni notte il mio cuore
protestava contro il suo futuro, come un bambino privato del giocattolo preferito.
Ma questi addii, ho detto, sono il modo in cui vanno le cose.
E ancora una volta ho accennato al vasto territorio
che ci si apre ad ogni commiato. E con quella frase sono diventata
un glorioso cavaliere che cavalca nel sole al tramonto e il mio cuore
divenne un destriero sotto di me.

3.

Stavo, capirai, entrando nel regno della morte,
pur non sapendo dire perché questo paesaggio
fosse così convenzionale. Anche qui le giornate erano lunghissime
mentre gli anni erano stati brevissimi. Il sole tramontò sulla montagna lontana.
Le stelle brillavano, la luna cresceva e calava. Presto
mi sono apparsi i volti del passato:
mia madre e mio padre, la mia sorellina; non avevano, sembrava,
finito quello che avevano da dire, mentre ora
li sentivo perché il mio cuore era fermo.

4.

A questo punto, ho raggiunto il precipizio
ma il sentiero, ho visto, non scendeva dall’altra parte;
piuttosto, essendosi appiattito, continuava a questa quota
a perdita d’occhio, anche se gradualmente
la montagna che lo sosteneva si dissolse completamente
così che mi ritrovai a cavalcare costantemente nell’aria –
Tutt’intorno, i morti mi incoraggiavano, la gioia di trovarli
cancellata dal compito di rispondere loro –

5.

Poiché tutti insieme eravamo prima carne,
ora eravamo nebbia.
Come prima eravamo oggetti con le ombre,
ora eravamo sostanza senza forma, come sostanze chimiche evaporate.
Neigh, neigh¹, ha detto il mio cuore,
o forse no, no: era difficile saperlo.

6.

Qui la visione è finita. Ero nel mio letto, il sole del mattino
sorgeva felice, la trapunta di piume
ammucchiata in cumuli bianchi sulla parte inferiore del mio corpo.
Eri stato con me –
c’era un’ammaccatura nella seconda federa.
Eravamo scampati alla morte –
o questa era la vista dal precipizio?

Louise Glück

(TRADUZIONE DI MARCELLO COMITINI)
¹Nitrisco, nitrisco
ALTRE POESIE DI LOUISE GLÜCK TRADOTTE DA MARCELLO COMITINI

∗∗∗

An adventure

1.

It came to me one night as I was falling asleep
that I had finished with those amorous adventures
to which I had long been a slave. Finished with love?
my heart murmured. To which I responded that many profound discoveries
awaited us, hoping, at the same time, I would not be asked
to name them. For I could not name them. But the belief that they existed—
surely this counted for something?

2.

The next night brought the same thought,
this time concerning poetry, and in the nights that followed
various other passions and sensations were, in the same way,
set aside forever, and each night my heart
protested its future, like a small child being deprived of a favorite toy.
But these farewells, I said, are the way of things.
And once more I alluded to the vast territory
opening to us with each valediction. And with that phrase I became
a glorious knight riding into the setting sun, and my heart
became the steed underneath me.

3.

I was, you will understand, entering the kingdom of death,
though why this landscape was so conventional
I could not say. Here, too, the days were very long
while the years were very short. The sun sank over the far mountain.
The stars shone, the moon waxed and waned. Soon
faces from the past appeared to me:
my mother and father, my infant sister; they had not, it seemed,
finished what they had to say, though now
I could hear them because my heart was still.

4.

At this point, I attained the precipice
but the trail did not, I saw, descend on the other side;
rather, having flattened out, it continued at this altitude
as far as the eye could see, though gradually
the mountain that supported it completely dissolved
so that I found myself riding steadily through the air—
All around, the dead were cheering me on, the joy of finding them
obliterated by the task of responding to them—

5.

As we had all been flesh together,
now we were mist.
As we had been before objects with shadows,
now we were substance without form, like evaporated chemicals.
Neigh, neigh, said my heart,
or perhaps nay, nay—it was hard to know.

6.

Here the vision ended. I was in my bed, the morning sun
contentedly rising, the feather comforter
mounded in white drifts over my lower body.
You had been with me—
there was a dent in the second pillowcase.
We had escaped from death—
or was this the view from the precipice?

Louise Glück

da “Faithful and Virtuous Night”, Farrar, Straus and Giroux, 2014

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