Inventario – José Saramago

Irving Penn, Amber Valletta, New York, 1996

 

Di che seta sono fatte le tue dita,
di che avorio le tue cosce lisce,
da quali altezze al passo tuo è giunta
la grazia di camoscio con cui passi.

Da che more mature hanno spremuto
il gusto un po’ asprigno dei tuoi seni,
da che India il bambú della tua cintola,
l’oro degli occhi tuoi, da dove viene.

A quale ondeggiar d’onda vai a cercare
la linea serpentina dei tuoi fianchi,
da dove nasce il fresco della fonte
che dalla bocca sgorga quando ridi.

Da che boschi marini s’è staccato
il ramo di corallo delle vene,
che profumo ti annuncia quando vieni
a cingermi di brame nella notte.

José Saramago

(Traduzione di Fernanda Toriello)

da “In quest’angolo del tempo”, in “José Saramago, Le poesie”, Einaudi, Torino, 2002

***

Inventário

De que sedas se fizeram os teus dedos,
De que marfim as tuas coxas lisas,
De que alturas chegou ao teu andar
A graça da camurça com que pisas.

De que amoras maduras se espremeu
O gosto acidulado do teu seio,
De que Índias o bambu da tua cinta,
O oiro dos teus olhos, donde veio.

A que balanço de onda vais buscar
A linha serpentina dos quadris,
Onde nasce a frescura dessa fonte
Que sai da tua boca quando ris.

De que bosques marinhos se soltou
A folha de coral das tuas portas,
Que perfume te anuncia quando vens
Cercar-me de desejo a horas mortas.

José Saramago

da “Nesta esquina do tempo”, in “José Saramago, Os Poemas Possíveis”, Portugália Ed., 1966

Fotografia – Zbigniew Herbert

Zbigniew Herbert

 

Con quel ragazzo immobile come la freccia dell’Eleate
ragazzo tra l’erba alta non ho nulla in comune
tranne la data di nascita la linea papillare

la foto fu fatta da mio padre prima della seconda guerra persiana
dal fogliame e dalle nuvole deduco che fosse agosto
trillare d’uccelli grilli profumo di grano profumo di luna piena

laggiù il fiume sulle mappe romane chiamato Hypanis
lo  spartiacque e il tuono vicino consigliavano di rifugiarsi presso i Greci
le loro colonie sulla costa non erano troppo lontane

Il ragazzo sorride fiducioso la sola ombra a lui nota
è l’ombra del cappello di paglia l’ombra del pino l’ombra della casa
e se bagliore è il bagliore del tramonto

piccolo mio Isacco mio china il capo
soltanto un attimo di dolore e poi sarai
tutto ciò che vorrai – rondine giglio di campo

devo quindi versare il tuo sangue piccolo mio
perché tu rimanga innocente nel fulmine estivo
ormai per sempre al sicuro come un insetto nell’ambra
bello come una cattedrale di felce salvata nel carbone

Zbigniew Herbert

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Rapporto dalla città assediata”, Adelphi Editore, 1993

∗∗∗

Fotografia

Z tym chłopcem nieruchomym jak strzała Eleaty
chłopcem wśród traw wysokich nie mam nic wspólnego
poza data narodzin linią papilarną

to zdjęcie robił mój ojciec przed drugą wojną perską
z listowia i obłoków wnioskuję że był sierpień
ptaki dzwoniły świerszcze zapach zbóż zapach pełni

w dole rzeka na rzymskich mapach nazwana Hypanis
dział wód i bliski grom doradzał by schronić się u Greków
ich nadmorskie kolonie nie były zbyt daleko

chłopiec uśmiecha się ufnie jedyny cień jaki zna
to cień słomkowego kapelusza cień sosny cień domu
a jeśli łuna to łuna zachodu

mój mały mój Izaaku pochyl głowę
to tylko chwila bólu a potem będziesz
czym tylko chcesz -– jaskółką lilią polną

więc muszę przelać twoją krew mój mały
abyś pozostał niewinny w letniej błyskawicy
już na zawsze bezpieczny jak owad w bursztynie
piękny jak ocalała w węglu katedra paproci

Zbigniew Herbert

da “Zbigniew Herbert, Struna światła”, Warsaw: Czytelnik, 1956

 

La crudele Natura, scrive Brodskij nella appassionata Lettera al lettore italiano che apre questo libro, «con un minimo intervallo di tempo ha affibbiato alla Polonia non solo  Czesław Miłosz ma anche Zbigniew Herbert. Che cosa ha cercato di fare, che cosa aveva in mente? Preparare la nazione al suo fosco avvenire, in modo che i polacchi potessero reggerlo?». Di fatto, la compresenza di due poeti di tale altezza — un’altezza dove «non c’è più gerarchia» — in una terra devastata sembra accennare a qualcosa. Lo scoprirà il lettore italiano, incontrando in queste pagine per la prima volta l’essenziale dell’opera di Herbert. Ma che specie di poeta è Herbert? Nessuno può rispondere meglio di come ha fatto Brodskij nella sua introduzione: «E un poeta di straordinaria economia. Nei suoi versi non c’è niente di retorico o di esortativo, il loro tessuto è quanto mai funzionale: è brusco piuttosto che “ricco”. La mia impressione complessiva delle sue poesie è sempre stata quella di una nitida figura geometrica (un triangolo? un romboide? un trapezio?) incuneata a forza nella gelatina della mia materia cerebrale. Più che ricordare i suoi versi, il lettore se li ritrova marchiati nella mente con la loro glaciale lucidità. Né gli succederà di recitarli: le cadenze del tuo linguaggio cedono, semplicemente, al timbro piano, quasi neutro, di Herbert, alla tonalità della sua discrezione».

Settembre a Venezia – Alfonso Gatto

Alexey Titarenko, Venice Series (2001-2008)

 

Hanno il colore delle navi morte
in un’alba lontana quei colombi
rimasti soli sulla grande piazza.
E l’agro odore della mareggiata,
di là dove verdeggia al cielo e ai vetri
del temporale un’isola di luce,
qui resta come un barbaglìo di tende
e di chiese che incrostano sui marmi
le fredde acquate dell’autunno.

Gemma di lutto e di bianchezza eterna,
alla sua voce ormai lontana è un sogno
questa che parve una città di piume.
Così la spoglia nel suono del mare
la nevicata dei silenzi azzurri.

Alfonso Gatto

da “Poesie d’amore”, Prima parte, 1941-1949, Mondadori, Milano, 1973

Il seme – Marcello Comitini

Digitalart di Marcello Comitini

 

Da quali nascosti solchi della mente saliranno
le parole se non ho avventure da narrare
se ho vissuto solo nel silenzio
se l’amore mi ha lasciato tanto ancora da sperare.
Parlerò alla luna
quando nella notte bagna il tempo dei ricordi.
E nel tramonto al sole quando brucia le speranze.
Conservo dentro il cuore il profumo di tanti fiori
e tra le labbra stringo il gelo di tante nevi.

La mia anima è un seme nella terra del mio corpo.

Marcello Comitini

da “Quarto Giorno: poesie”, Edizioni Caffè Tergeste, 2018

AMAZON – Marcello Comitini, Quarto Giorno: poesie, Edizioni Caffè Tergeste, 2018
FELTRINELLI – Marcello Comitini, Quarto Giorno: poesie, Edizioni Caffè Tergeste, 2018

Lettera n. 6 a Nelly Sachs – Paul Celan

6
[senza data, ca. 13.1.1958]

Cara, sinceramente ammirata, Nelly Sachs,

ieri l’altro, quando è giunta la Sua lettera, avrei voluto prendere il primo treno e venire a Stoccolma per dirLe – con quali parole poi? con quali silenzi? – di non credere mai che parole come le Sue possano rimanere inascoltate.

Lo spazio del cuore, è vero, è rimasto in gran parte sepolto, ma l’eredità della solitudine di cui Lei parla verrà accolta qua e là, nella notte, proprio perché vi sono le Sue parole.

False stelle ci sorvolano – certamente; ma il granello di polvere che la Sua voce impregna di dolore descrive l’orbita infinita.

Suo Paul Celan

da “Paul Celan, Nelly Sachs, Corrispondenza”, Giuntina, 2018

A cura di Barbara Wiedemann. Edizione italiana a cura di Anna Ruchat.