Fotografia – Zbigniew Herbert

Zbigniew Herbert

 

Con quel ragazzo immobile come la freccia dell’Eleate
ragazzo tra l’erba alta non ho nulla in comune
tranne la data di nascita la linea papillare

la foto fu fatta da mio padre prima della seconda guerra persiana
dal fogliame e dalle nuvole deduco che fosse agosto
trillare d’uccelli grilli profumo di grano profumo di luna piena

laggiù il fiume sulle mappe romane chiamato Hypanis
lo  spartiacque e il tuono vicino consigliavano di rifugiarsi presso i Greci
le loro colonie sulla costa non erano troppo lontane

Il ragazzo sorride fiducioso la sola ombra a lui nota
è l’ombra del cappello di paglia l’ombra del pino l’ombra della casa
e se bagliore è il bagliore del tramonto

piccolo mio Isacco mio china il capo
soltanto un attimo di dolore e poi sarai
tutto ciò che vorrai – rondine giglio di campo

devo quindi versare il tuo sangue piccolo mio
perché tu rimanga innocente nel fulmine estivo
ormai per sempre al sicuro come un insetto nell’ambra
bello come una cattedrale di felce salvata nel carbone

Zbigniew Herbert

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Rapporto dalla città assediata”, Adelphi Editore, 1993

∗∗∗

Fotografia

Z tym chłopcem nieruchomym jak strzała Eleaty
chłopcem wśród traw wysokich nie mam nic wspólnego
poza data narodzin linią papilarną

to zdjęcie robił mój ojciec przed drugą wojną perską
z listowia i obłoków wnioskuję że był sierpień
ptaki dzwoniły świerszcze zapach zbóż zapach pełni

w dole rzeka na rzymskich mapach nazwana Hypanis
dział wód i bliski grom doradzał by schronić się u Greków
ich nadmorskie kolonie nie były zbyt daleko

chłopiec uśmiecha się ufnie jedyny cień jaki zna
to cień słomkowego kapelusza cień sosny cień domu
a jeśli łuna to łuna zachodu

mój mały mój Izaaku pochyl głowę
to tylko chwila bólu a potem będziesz
czym tylko chcesz -– jaskółką lilią polną

więc muszę przelać twoją krew mój mały
abyś pozostał niewinny w letniej błyskawicy
już na zawsze bezpieczny jak owad w bursztynie
piękny jak ocalała w węglu katedra paproci

Zbigniew Herbert

da “Zbigniew Herbert, Struna światła”, Warsaw: Czytelnik, 1956

 

La crudele Natura, scrive Brodskij nella appassionata Lettera al lettore italiano che apre questo libro, «con un minimo intervallo di tempo ha affibbiato alla Polonia non solo  Czesław Miłosz ma anche Zbigniew Herbert. Che cosa ha cercato di fare, che cosa aveva in mente? Preparare la nazione al suo fosco avvenire, in modo che i polacchi potessero reggerlo?». Di fatto, la compresenza di due poeti di tale altezza — un’altezza dove «non c’è più gerarchia» — in una terra devastata sembra accennare a qualcosa. Lo scoprirà il lettore italiano, incontrando in queste pagine per la prima volta l’essenziale dell’opera di Herbert. Ma che specie di poeta è Herbert? Nessuno può rispondere meglio di come ha fatto Brodskij nella sua introduzione: «E un poeta di straordinaria economia. Nei suoi versi non c’è niente di retorico o di esortativo, il loro tessuto è quanto mai funzionale: è brusco piuttosto che “ricco”. La mia impressione complessiva delle sue poesie è sempre stata quella di una nitida figura geometrica (un triangolo? un romboide? un trapezio?) incuneata a forza nella gelatina della mia materia cerebrale. Più che ricordare i suoi versi, il lettore se li ritrova marchiati nella mente con la loro glaciale lucidità. Né gli succederà di recitarli: le cadenze del tuo linguaggio cedono, semplicemente, al timbro piano, quasi neutro, di Herbert, alla tonalità della sua discrezione».

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