«Ch’io fossi allora» – Rainer Maria Rilke

Mikko Lagerstedt

42.

Ch’io fossi allora – o sia: tu muovi sopra
di me, infinita tenebra di luce.
E il Sublime che nello spazio appresti, io irriconoscibile
sul mio volto che veglia lo accolgo.

Notte, sapessi come io ti guardo,
come il mio essere nella rincorsa arretra
per osare slanciarsi fino a te;
e come potrò credere che bastino due cigli a contenere
questi fiumi di sguardi che s’incalzano?

Rainer Maria Rilke

(Traduzione di Giacomo Cacciapaglia)

Dalle poesie alla notte

da “Poesie sparse (1907-1926)”, in “R. M. Rilke, Poesie II [1908-1926]”, Biblioteca della Pléiade, Einaudi-Gallimard, Torino, 1994

∗∗∗

42.

Ob ich damals war – oder bin: du schreitest
über mich hin, du unendliches Dunkel aus Licht.
Und das Erhabene, das du im Raume bereitest,
nehm ich, Unerkenntlicher, an mein waches Gesicht.

Nacht, o erführest du, wie ich dich schaue,
wie mein Wesen zurück im Anlauf weicht,
daß es sich dicht bis zu dir zu werfen getraue;
faß ich es denn, dass die zweimal genommene Braue
über solche Ströme von Aufblick reicht?

Rainer Maria Rilke

Aus den Gedichten an die Nacht

da “Verstreuten und nachgelassenen Gedichte”, in “Sämtliche Werke”, Wiesbaden, 1955-1966, II Vol.

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