Il 16 maggio 1973 – Wisława Szymborska

 

Una delle tante date
che non mi dicono più nulla.

Dove sono andata quel giorno,
che cosa ho fatto – non lo so.

Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
– non avrei un alibi.

Il sole sfolgorò e si spense
senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
e non ne presi nota.

Mi sarebbe più lieve pensare
di essere morta per poco,
piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
benché sia vissuta senza interruzioni.

Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.

Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d’un qualche colore.
Certamente più d’uno mi vide.

Forse quel giorno
trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.

Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
dei puntini fra parentesi.

Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata –
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.

Scuoto la mia memoria –
forse tra i suoi rami qualcosa
addormentato da anni
si leverà con un frullo.

No.
Evidentemente chiedo troppo,
addirittura un intero secondo.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “La fine e l’inizio”, Libri Scheiwiller, 2009 

∗∗∗

Dnia 16 maja 1973 roku

Jedna z tych wielu dat,
które nie mówią mi już nic.

Dokąd w tym dniu chodziłam,
co robiłam – nie wiem.

Gdyby w pobliżu popełniono zbrodnię
– nie miałabym alibi.

Słońce błysło i zgasło
poza moją uwagą.
Ziemia się obróciła
bez wzmianki w notesie.

Lżej by mi było myśleć,
że umarłam na krótko,
niż że nic nie pamiętam,
choć żyłam bez przerwy.

Nie byłam przecież duchem,
oddychałam, jadłam,
stawiałam kroki,
które było słychać,
a ślady moich palców
musiały zostać na klamkach.

Odbijałam się w lustrze.
Miałam na sobie coś w jakimś kolorze.
Na pewno kilku ludzi mnie widziało.

Może w tym dniu
znalazłam rzecz zgubioną wcześniej.
Może zgubiłam znalezioną później.

Wypełniały mnie uczucia i wrażenia.
Teraz to wszystko
jak kropki w nawiasie.

Gdzie się zaszyłam,
gdzie się pochowałam –
to nawet niezła sztuczka
tak samej sobie zejść ż oczu.

Potrząsam pamięcią –
może coś w jej gałęziach
uśpione od lat
poderwie się z furkotem.

Nie.
Najwyraźniej za dużo wymagam, 
bo aż jednej sekundy.

Wisława Szymborska

da “Koniec i początek”, Wydawnictwo a5, Poznań 1993  

Ostriche – Anne Sexton

 

Ostriche mangiammo
dolci bellezze blu,
dodici occhi mi guardavano dal piatto,
asperse di limone e di tabasco.
Avevo paura di mangiare questo padre-cibo
e il Padre rise
e tracannò un Martini
trasparente come lacrime.
Era un farmaco soave
che dal mare veniva alla mia bocca
molle e grassoccio.
Lo ingollavo.
Andava giú come un gran budino.
L’ho mangiato all’una in punto.
L’ho mangiato alle due in punto.
E poi ho riso, abbiamo riso allora
e − fammelo scrivere −
c’è stata una morte,
la morte dell’infanzia
là, alla Casa dell’Ostrica
avevo quindici anni
e mangiavo le ostriche.
Una bambina sconfitta:
la donna aveva vinto.

Anne Sexton

(Traduzione di Rosaria Lo Russo)

da “L’estrosa abbondanza”, Crocetti Editore, 1977

***

Oysters 

Oysters we ate,
sweet blue babies,
twelve eyes looked up at me,
running with lemon and Tabasco.
I was afraid to eat this father-food
and Father laughed and
drank down his martini,
clear as tears.
It was a soft medicine
that came from the sea into my mouth,
moist and plump.
I swallowed.
It went down like a large pudding.
Then I ate one o’clock and two o’clock.
Then I laughed and then we laughed
and let me take note —
there was a death,
the death of childhood
there at the Union Oyster House
for I was fifteen
and eating oysters
and the child was defeated.
The woman won.

Anne Sexton

da “The Book of Folly”, Houghton Mifflin, 1972

«C’è silenzio tra una pagina e l’altra» – Valerio Magrelli

 

C’è silenzio tra una pagina e l’altra.
La lunga distesa della terra fino al bosco
dove l’ombra raccolta
si sottrae al giorno,
dove le notti spuntano
separate e preziose
come frutta sui rami.
In questo delirio
luminoso e geografico
io non so ancora
se essere il paese che attraverso
o il viaggio che vi compio.

Valerio Magrelli

da “Ora serrata retinae”, 1980, in “Le cavie, Poesie 1980-2018”, Einaudi, Torino, 2018

«Io volli qui cosí cantar per voi» – Jaroslav Seifert

John William Waterhouse, Windflowers, 1902

XIV.

Io volli qui cosí cantar per voi
mentre ora il vento, per l’ultima volta
senza suggeritore ripeteva
la sua nella notte priva di luci.

Sulle labbra il suo nome, andrò da lei
come un bambino, seppure bruciasse.
Cosí l’amai come s’ama una donna
di cui la gonna il nostro corpo avvolge.

La capricciosa a cui sotto l’ascella
suona la luna come un mandolino,
e quella che veglia e monta la guardia

tenendo la mano in quell’orologio
che va e ancora va né mai piú s’arresta.
Praga! Ha sapore di sorso di vino.

Jaroslav Seifert

(Traduzione di Sergio Cordaus)

da “Corona di sonetti” (1951), in “Jaroslav Seifert, Vestita di luce”, Poesie 1925-1967, Einaudi, Torino, 1986

∗∗∗

XIV.

Já pro vás přece zpívat chtěl,
když už jen vítr naposledy
vedl si svou bez nápovědy
v té tmavé noci bez světel.

S tím jménem na rtech půjdu k ní
jak dítě, třeba do plamenů.
Já miloval ji jako ženu,
jíž choulíme se do sukní.

Tu rozmarnou, jíž v podpaží
zní luna jako mandolína,
i tu, která bdí na stráži

a drží ruku v orloji,
jenž jde a jde a nestojí.
Praha! To chutná jak hlt vína!

Jaroslav Seifert

da “Věnec sonetů”, in “Knížka polibků”, Konfrontace, 1984

Io, il primo nominato – Dylan Thomas

Toni Schneiders, Self Portrait, 1952

 

Io, il primo nominato, sono il fantasma di questo signore e amico cristiano
Che scrive queste parole che io scrivo in una stanza silenziosa in una casa
imbevuta di magia:
Sono il fantasma in questa casa piena degli occhi e della lingua
D’un fantasma senza testa che io temo fino all’anonima fine.

Dylan Thomas

(Traduzione di Ariodante Marianni)

da “Dylan Thomas, Poesie inedite”, Einaudi, Torino, 1980

Ottobre 1938. Fu inclusa in una lettera a Vernon Watkins, in data 14 ottobre 1938. Pubblicata con il titolo Poem sulla rivista « Seven », III, ottobre 1938.

∗∗∗

I, the first named

I, the first named, am the ghost of this sir and Christian friend
Who writes these words I write in a still room in a spellsoaked house:
I am the ghost in this house that is filled with the tongue and eyes
Of a lack-a-head ghost I fear to the anonymous end.

Dylan Thomas

da “The Notebook Poems, 1930-34”, J M Dent & Sons Ltd, 1989