Anelli del tempo – Margherita Guidacci

Frances Mortimer, Reflection, Paris, 1950s

 

Degli anelli del tempo, che si aggiungono
sempre nuovi, furono alcuni così stretti
che ne ricordo solo l’orrore di soffocare.
In altri, larghi e informi, vagai smarrita
senza un sostegno a cui aggrapparmi. I più,
pallidamente indifferenti, si ammucchiavano
gli uni sugli altri, subito saldandosi
senza nemmeno un segno di sutura.
Solo a pochi e per poco è tollerabile
riandare. Ma almeno questo, l’ultimo,
di cui oggi si chiude il cerchio, resta perfetto
nel mio cuore: cornice d’oro intorno
a uno specchio di gioia. Chiedo solo
di serbar quest’immagine. E che a te
uno stesso fulgore la riveli
e la circondi, allo scader dell’ora,
nel tuo specchio gemello.

Margherita Guidacci

da “Anelli del tempo”, Firenze, Città di Vita, 1992

Sei la mia consolazione più pura – Karin Boye

 

Sei la mia consolazione più pura,
sei il mio più fermo rifugio,
tu sei il meglio che ho
perché niente fa male come te.

No, niente fa male come te.
Bruci come ghiaccio e fuoco,
tagli come acciaio la mia anima –
tu sei il meglio che ho.

Karin Boye

(Traduzione di Daniela Marcheschi)

da “Karin Boye, Poesie”, Le Lettere, Firenze, 1994

∗∗∗

Du är min renaste tröst

Du är min renaste tröst,
du är mitt fastaste skydd,
du är det bästa jag har,
ty intet gör ont som du.

Nej, intet gör ont som du.
Du svider som is och eld,
du skär som ett stål min själ –
du är det bästa jag har.

Karin Boye

da “Dikter”, Albert Bonniers Förlag, 1952 

La collina – Mark Strand

 

Sono arrivato fin qui con le mie gambe,
perso l’autobus, persi i taxi,
sempre in salita. Un piede avanti all’altro,
è così che faccio.

Non mi inquieta, la collina di cui non vedo fine.
Erba sul ciglio della strada, un albero che fa risuonare
le foglie nere. E allora?
Più cammino, più mi allontano da tutto.

Un piede avanti all’altro. Passano le ore.
Un piede avanti all’altro. Passano gli anni.
I colori dell’arrivo sbiadiscono.
È così che faccio.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Il futuro non è più quello di una volta”, minimum fax, Roma, 2006

∗∗∗

The hill

I have come this far on my own legs,
missing the bus, missing taxis,
climbing always. One foot in front of the other,
that is the way I do it.

It does not bother me, the way the hill goes on.
Grass beside the road, a tree rattling
its black leaves. So what?
The longer I walk, the farther I am from everything.

One foot in front of the other. The hours pass.
One foot in front of the other. The years pass.
The colors of arrival fade.
That is the way I do it.

Mark Strand

da “Darker: poems”, Atheneum, 1970

«Sento i tuoi passi nella sala» – Karin Boye

 

Sento i tuoi passi nella sala,
sento in ogni nervo i tuoi rapidi passi
che nessuno nota altrimenti.
Intorno a me soffia un vento di fuoco.
Sento i tuoi passi, i tuoi amati passi,
e l’anima fa male.

Cammini lontano nella sala,
ma l’aria ondeggia dei tuoi passi
e canta come canta il mare.
Ascolto, prigioniera dell’oppressione che consuma.
Nel ritmo del tuo ritmo, nel tempo del tuo
batte il mio polso nella fame.

Karin Boye

(Traduzione di Daniela Marcheschi)

da “Karin Boye, Poesie”, Le Lettere, Firenze, 1994

∗∗∗

«Jag känner dina steg i salen»

Jag känner dina steg i salen,
Jag känner i var nerv dina hastiga steg,
som annars ingen märker.
Omkring mig sveper en vind av eld.
Jag känner dina steg, dina älskade steg,
och själen värker.

Du går långt borta i salen,
men luften böljar av dina steg
och sjunger som havet sjunger.
Jag lyssnar, fången i förtärande tvång.
I rytmen av din rytm, i takten av din
slår min puls i hunger.

Karin Boye

da “Härdarna”Bonniers Förlag1927 

«Altri ti hanno presa» – Sergej Aleksandrovič Esenin

E.O. Hoppé, Harriet Cohen, 24 July 1920

 

Altri ti hanno presa:
A me è rimasto il fumo di vetro
Dei tuoi capelli, e dei tuoi occhi
La stanchezza autunnale.

Oh, la stagione dell’autunno! Mi è più cara
Della primavera e dell’estate.
Per questo così fortemente sei piaciuta
Alla fantasia di un poeta.

Io non mento col cuore:
Da oggi a tutta voce
Posso gridare di aver lasciato
La strada del teppismo.

E già viene il tempo degli addii
All’insolenza spregiudicata, indomabile:
Il cuore ha bevuto una miscela
Più forte dell’alcool.

E alla mia finestra bussa settembre
Con un ramo rosso di salice
Perché mi prepari all’incontro
Tranquillamente, senza cerimonie.

Ora stringo alleanza con l’universo
E nulla ho perduto di me stesso.
Solo la Russia mi sembra un’altra,
Diversi i cimiteri e i casolari.

Mi guardo intorno con occhi trasparenti
E in ogni luogo vedo te,
Sorella, amica,
Compagna ideale di un poeta.

Soltanto a te, rinnegando la mia natura
Infedele, io posso cantare
Nella penombra delle strade
Il teppismo che se ne va.

Sergej Aleksandrovič Esenin

[1923]

(Traduzione di Curzia Ferrari)

da “Sergej Aleksandrovič Esenin, Russia e altre poesie”, Baldini Castoldi Dalai, 2007

***

«Пускай ты выпита другим»

Пускай ты выпита другим,
Но мне осталось, мне осталось
Твоих волос стеклянный дым
И глаз осенняя усталость.

О, возраст осени! Он мне
Дороже юности и лета.
Ты стала нравиться вдвойне
Воображению поэта.

Я сердцем никогда не лгу
И потому на голос чванства
Бестрепетно сказать могу,
Что я прощаюсь с хулиганством.

Пора расстаться с озорной
И непокорною отвагой.
Уж сердце напилось иной,
Кровь отрезвляющею брагой.

И мне в окошко постучал
Сентябрь багряной веткой ивы,
Чтоб я готов был и встречал
Его приход неприхотливый.

Теперь со многим я мирюсь
Без принужденья, без утраты.
Иною кажется мне Русь,
Иными кладбища и хаты.

Прозрачно я смотрю вокруг
И вижу, там ли, здесь ли, где-то ль,
Что ты одна, сестра и друг,
Могла быть спутницей поэта.

Что я одной тебе бы мог,
Воспитываясь в постоянстве,
Пропеть о сумерках дорог
И уходящем хулиганстве.

1923

Сергей Александрович Есенин

da “Полное собрание сочинений в семи томах, Том 1.: Стихотворения”, Наука: Голос, 1995