Accanto al mare – José Hierro

Philip McKay, I Am the Sea, 2012

 

Se muoio, che mi mettano nudo,
nudo accanto al mare.
Saranno le acque grigie il mio scudo
e non si dovrà lottare.

Se muoio che mi lascino da solo.
Il mare è il mio giardino.
Non può, chi amava le onde,
desiderare un’altra fine.

Sentirò la melodia del vento,
la misteriosa voce.
Sarà finalmente vinto il momento
che miete come falce.

Che miete incubi. E quando
la notte inizierà ad ardere,
sognando, singhiozzando, cantando,
io nascerò di nuovo.

José Hierro

(Traduzione di Alessandro Ghignoli)

da “José Hierro, Poesie scelte”, Raffaelli Editore, 2004

∗∗∗

Junto al mar

Si muero, que me pongan desnudo,
desnudo junto al mar.
Serán las aguas grises mi escudo
y no habrá que luchar.

Si muero que me dejen a solas.
El mar es mi jardín.
No puede, quien amaba las olas,
desear otro fin.

Oiré la melodía del viento,
la misteriosa voz.
Será por fin vencido el momento
que siega como hoz.

Que siega pesadumbres. Y cuando
la noche empiece a arder,
soñando, sollozando, cantando,
yo volveré a nacer.

José Hierro

da “José Hierro, Quinta del 42”, Editora Nacional, 1952 

La notte lava la mente – Mario Luzi

Mario Giacomelli, dalla serie “La notte lava la mente”

 

La notte lava la mente.

Poco dopo si è qui come sai bene,
file d’anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.

Mario Luzi

da “Onore del vero”, Neri Pozza Editore, 1957

E se un giorno in una città straniera… – Piero Bigongiari

Foto di Paul Nelson

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ancora il tuo nome nella mente,
Nausicaa Nausicaa, risuona,
– posso chiamarti così perché il mio nome è Nessuno –,
il sole inclina verso occidente
e qualcosa, e non è il mare, s’incrina,
che il boma ondeggiando indica al vento,
stilo che ancora scrive col tuo nome
sulla cera ardente della sera
l’illusione che il mare non dispera
di congiungersi a un porto.

E se un giorno in una città straniera
udrai un canto levarsi di ritorno
da una via laterale,
non distogliere il passo ma ascolta,
ascolta andando avanti,
quel canto che ricorda
quanto indimenticabile è il passato,
come se una lama ripassasse dentro la ferita;
ma il tuo stesso ascoltare, mia vita,
sia l’ultimo dono dell’oblio.

Ah se in città straniere ho ritrovato la patria
più che nella mia che non so ritrovare
per non distruggere questo canto che erra
forse più del mio orecchio…
Sono vecchio,
o giovane? Non so, non ne so altro
che l’enigma non serri nel suo petto.

Piero Bigongiari

21 novembre 1991

da “Abbandonato dall’angelo”, Armando Dadò Editore, 1992

Per Lulu – Rainer Maria Rilke

Cami Stone, Portrait Lou Albert-Lasard, um 1926

 

56.

Vedi, io non sono, ma se fossi,
sarei il centro della poesia;
sarei l’Esatto cui la vita,
confusa, non sentita, contraddice.

Vedi, io non sono. Perché gli altri sono;
mentre si vanno incontro
dimenticandosi in cieca brama –
io entro tacito nel cane
vuoto e nella pienezza del fanciullo.

Quando m’affondo in loro e trasfiguro
da loro il mio lume puro traspare…
Ma all’improvviso ritornano a spegnersi:
perch’io non sono. (Cara, vorrei che fossi –)

Rainer Maria Rilke

Monaco, ottobre 1914

(Traduzione di Giacomo Cacciapaglia)

da “Poesie sparse (1907-1926)”, in “R. M. Rilke, Poesie II [1908-1926]”, Biblioteca della Pléiade, Einaudi-Gallimard, Torino, 1994

∗∗∗

Für Lulu

Sieh, ich bin nicht, aber wenn ich wäre,
wäre ich die Mitte im Gedicht;
das Genaue, dem das ungefähre
ungefühlte Leben widerspricht.

Sieh ich bin nicht. Den die Andern sind;
während sie sich zu einander kehren
blind und im vergesslichsten Begehren –,
tret ich leise in den leeren Hund und in das volle Kind.

Wenn ich mich in ihnen tief verkläre
scheint durch sie mein reiner Schein…
Aber plötzlich gehn sie wieder ein:
denn ich bin nicht. (Liebe, daß ich wäre –)

Rainer Maria Rilke

da “Verstreuten und nachgelassenen Gedichte”, in “Sämtliche Werke”, Wiesbaden, 1955-1966, II Vol.

Il mondo – Ewa Lipska

Ewa Lipska, foto di Danuta Węgiel

 

A volte sei bello. Un vestito cosmico.
Un guardaroba celestiale di paesaggi.
Del tuo corpo si occupano gli eruditi.
Gli studiosi degli elementi.

Qualcuno prevede sempre la tua fine.
Non hai parenti stretti. A chi
lascerai tutto questo? Pianeti ficcanaso
forse ne avrebbero voglia.

Sei eterno? L’odore
della stagione morta lo nega.
La menzogna a volte ha ragione.

Ce la farò senza di te.
In fondo non mi hai promesso nulla.

Non so nemmeno
se è la storia che ha creato noi
o se noi abbiamo creato la storia.
Se siamo solo l’eco
di un cuore altrui.

Ewa Lipska

(Traduzione di Marina Ciccarini)

da “Il lettore di impronte digitali”, Donzelli Poesia, 2017 

∗∗∗

Świat

Czasem jesteś piękny. Kosmiczny ciuch.
Nieziemska garderoba krajobrazów.
Twoim ciałem zajmują się erudyci.
Badacze żywiołów.

Ktoś ciągle przewiduje twój koniec.
Nie masz bliskiej rodziny. Komu
to wszystko zapiszesz? Wścibskie planety
miałyby pewnie ochotę.

Jesteś wieczny? Zapach
martwego sezonu zaprzecza.
Nieprawda ma czasem rację.

Poradzę sobie bez ciebie.
W końcu niczego mi nie przyrzekałeś.

Nawet nie wiem
czy to historia nas stworzyła
czy my stworzyliśmy historię.
Czy jesteśmy tylko echem
czyjegoś innego serca.

Ewa Lipska

da “Czytnik linii papilarnych”, Wydawnictwo Literackie, Kraków, 2015