Congedo – Dario Bellezza

Foto di Imma Varandela

 

Pasolini Ginsberg Sandro Penna
e quanti altri mai ebbi maestri
Kavafis Leopardi Baudelaire
eccomi a voi ignaro e deluso
affondare il bisturi della poesia
sopra il mio corpo lasso:

tutto è perduto, il mondo lascio
indifferente ad altri, canto
una canzone per pochi eletti
che si raccolgono intorno
al mio pianto: ho sbancato

la vita fuggendo mi ha lasciato
qui desolato e incapace di
procedere; una volta
sapevo ancora combattere
con le armi della dialettica
una battaglia celestiale.
Spreco di aggettivi oggi mi basta
per rimanere fermo su un letto
fra tepore e consiglio di vittorie
future da combattersi mai:
la poesia persino fu liquidata
al suo congedo definitivo:
non resta che piangere un pianto
senza lacrime, ditelo al nemico.

Dario Bellezza

Tunìs 1988

da “Libro di poesia”, Garzanti, 1990

Abbandono – Valentino Zeichen

Foto di Philip McKay

 

I suoi addii echeggiano
nella lontana memoria
simili a colpi d’automatica.
Da molti anni agonizzo
senza smettere di morire,
al pari degli immortali,
ma questa è una menzogna
essendo un morto vivente
come nelle più scadenti
pellicole di genere horror.
Anche la qualità del mio dolore
si è fatta scadente.

Valentino Zeichen

da “D’amore e d’altro”, in  “Metafisica tascabile”, “Lo Specchio” Mondadori, 1997

Sguinzagliare ricordi – Yehuda Amichai

Foto di Grit Siwonia

 

In questi giorni penso al vento fra i tuoi capelli,
agli anni che fui nel mondo prima di te
e all’eternità che prima di te andrò a incontrare,

ai proiettili che non mi uccisero in battaglia
ma uccisero i miei amici,
di me migliori perché
non vissero oltre come me,
penso a te nuda davanti al fornello d’estate,
sul libro curva per leggere meglio
nella luce morente del giorno.

Vedi, abbiam vissuto piú di una vita,
ora dobbiamo pesare ogni cosa
sulla bilancia dei sogni e sguinzagliare
ricordi che divorino ciò che fu il presente.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993

Trasgressioni – Kikì Dimulà

Foto di Katia Chausheva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi espando e vivo
illegalmente
in aree che gli altri
non riconoscono reali.
Là mi fermo ed espongo
il mio mondo perseguitato,
là lo riproduco
con amarezza ribelle,
là lo affido
a un sole
senza forma, senza luce,
immobile,
personale.
Là accado.

A volte però
tutto questo s’arresta.
E mi restringo,
a forza rientro
(rassicurante)
nell’area ammessa
e legale,
nell’amarezza terrena.

E mi smentisco.

Kikì Dimulà

(Traduzione di Maria Paola Minucci)

da “L’adolescenza dell’oblio”, Crocetti Editore, 2000

∗∗∗

ΠΑΡΑΝΟΜΙΕΣ

Ἐπεϰτείνομαι ϰαί βιώνω
παράνομα
σέ περιοχές πού σάν ὑπαρϰτές
δέν παραδέχονται οἱ ἄλλοι.
Ἐϰεῖ σταματῶ ϰαί ἐϰθέτω
τόν ϰαταδιωγμένο ϰόσμο μου,
ἐϰεῖ τόν ἀναπαράγω
μέ πιϰρά ϰι ἀπειθάρχητα μέσα,
ἐϰεῖ τόν ἀναθέτω
σ᾿ ἕναν ἥλιο
χωρίς σχῆμα, χωρίς φῶς,
ἀμεταϰίνητο,
προσωπιϰό μου.
Ἐϰεῖ συμβαίνω.

Κάποτε, ὅμως,
παύει αὐτό.
Καί συστέλλομαι,
ϰι ἐπανέρχομαι βίαια
(πρός ϰαθησυχασμόν)
στή νόμιμη ϰαί παραδεϰτή
περιοχή
στή ν ἐγϰόσμια πίϰρα.

Καί διαψεύδομαι.

Κική Δημουλά

da “Η εφηβεία της λήθης”,  Εϰδόσεις Στιγμή, 1998 

Madrigale appassionato – Federico García Lorca

 

Vorrei stare sulle tua labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare sul tuo petto
per disfarmi nel sangue.
Vorrei sognare per sempre
nella tua chioma d’oro.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne
che la tua fronte fosse la mia fronte.
Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo piccolo corpo
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.
Per far sì che t’innamori di me
con una passione così forte
da consumarti cercandomi
senza mai incontrarmi.
Perché tu vada gridando
il mio nome fino a ponente,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo triste le amarezze
che prima il mio cuore
nel desiderarti lasciò sul sentiero.
E intanto io entrerò
nel tuo corpo dolce e debole,
io sarò donna, sarò te stessa,
restando in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente ad Occidente,
finché fine ci brucerà
la fiamma grigia della morte.

Federico García Lorca

aprile 1919

(Traduzione di Claudio Rendina)

da “Poesie sparse, 1917/1936”, in “Federico García Lorca, Tutte le poesie e tutto il teatro”, Newton Compton, 2009

***

Madrigal apasionado 

Quisiera estar en tus labios
para apagarme en la nieve
de tus dientes.
Quisiera estar en tu pecho
para en sangre deshacerme.
Quisiera en tu cabellera
de oro soñar para siempre.
Que tu corazón se hiciera
tumba del mío doliente.
Que mi carne sea tu carne,
que mi frente sea tu frente.
Quisiera que toda mi alma
entrara en tu cuerpo breve
y ser yo tu pensamiento,
y ser yo tu blanco veste.
Para hacer que te enamores
de mí con pasión tan fuerte
que te consumas buscándome
sin que jamás ya me encuentres.
Para que vayas gritando
mi nombre hacia los ponientes,
preguntando por mí al agua,
bebiendo triste las hieles
que antes dejó en el camino
mi corazón al quererte.
Y yo mientras iré dentro
de tu cuerpo dulce y débil,
siendo yo, mujer, tú misma,
y estando en tí para siempre,
mientras tú en vano me buscas
desde el Oriente a Occidente,
hasta que al fin nos quemara
la llama gris de la muerte.

Federico García Lorca

april de 1919

da “Poemas sueltos, 1917/1936”, in “Federico García Lorca, Obra Completa”, Akal Ediciones Sa, 2008