Per B… – Attilio Bertolucci

Foto di Rimel Neffati

 

I piccoli aeroplani di carta che tu
fai volano nel crepuscolo, si perdono
come farfalle notturne nell’aria
che s’oscura, non torneranno più.

Così i nostri giorni, ma un abisso
meno dolce li accoglie
di questa valle silente di foglie
morte e d’acque autunnali

dove posano le loro stanche ali
i tuoi fragili alianti.

Attilio Bertolucci

da “Lettera da casa”, 1951, in “Attilio Bertolucci, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

A voi che costruite la nuova casa – Nelly Sachs

Ci sono tante pietre quante anime.
Rabbi Nachman

Quando innalzerai di nuovo le tue mura
– il focolare, il letto, il tavolo e la sedia –
non appendere le lacrime per quelli che se ne sono andati,
che non abiteranno piú con te,
alla pietra
non al legno –
ci sarebbe altrimenti un pianto nel tuo sonno
in quello breve, che ancora devi fare.

Non sospirare quando ti fai il letto,
ai tuoi sogni potrebbe mescolarsi
il sudore dei morti.

Ah, gli arredi e le pareti
sono recettivi come arpe eolie
e come un campo dove cresce il tuo dolore,
e sentono in te il legame con la polvere.

Costruisci, quando scorre la clessidra,
ma non piangere via i minuti
insieme con la polvere
che nasconde la luce.

Nelly Sachs

(Traduzione di Ida Porena)

da “Nelle dimore della morte”, in “Al di là della polvere”, Einaudi, Torino, 1966

∗∗∗

An euch, die das neue Haus bauen 

Es gibt Steine wien Seelene.                                                Rabbi Nachman

Wenn du dir deine Wände neu aufrichtest –
Deinen Herd, Schlafstatt, Tisch und Stuhl –
Hänge nicht deine Tränen um sie, die dahingegangen,
Die nicht mehr mit dir wohnen werden
An den Stein
Nicht an das Holz –
Es weint sonst in deinen Schlaf hinein,
Des kurzen, den du noch tun mußt.

Seufze nicht, wenn du dein Laken bettest,
Es mischen sich sonst deine Träume
Mit dem Schweiß der Toten.

Ach, es sind die Wände und die Geräte
Wie die Windharfen empfänglich
Und wie ein Acker, darin dein Leid wächst,
Und spüren das Staubverwandte in dir.

Baue, wenn die Stundenuhr rieselt,
Aber weine nicht die Minuten fort
Mit dem Staub zusammen,
Der das Licht verdeckt.

Nelly Sachs

da “In den Wohnungen des Todes”, Berlin, Aufbau – Verlag, 1947

Un nuovo mondo – Rose Ausländer

Foto di Katia Chausheva

 

Calici d’oro rotolano sul fondo,
e il vino si mescola con la polvere.
Amaro si fa il vino nella mia bocca,
e i giovani capelli avvizziscono come le foglie.

Si allontana sempre più tutto ciò che è vicino:
Profumi dei prati, rugiada e danza di colori.
Quanto è rimasto non può sopportarlo,
chi un tempo ne conosceva lo splendore.

Vivere ancora una volta nel nocciolo dolce,
fino a che il succo del sud tracimi,
sperimentando nel grembo mieloso degli anemoni
ancora una volta un’estate che dirompe.

Vogliamo portare mille morti
come un re porta la sua corona,
fino a quando il Dio della lontananza non avrà deposto
un mondo nuovo ai piedi dei nostri giorni.

Rose Ausländer

(Traduzione di Maria Enrica D’Agostini)

da “Arcobaleno. Motivi dal Ghetto e altre poesie”, Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova, 2002

∗∗∗

Eine neue Welt

Goldnte Becher rollen auf dem Grunde,
und der Wein vermengt sich mit dem Staub.
Bitter schmeckt der Wein in meinem Munde,
und es welkt das junge Haar wie Laub.

Immer ferner rücken alle Nähen:
Wiesendüfte, Tau und Farbentanz.
Was verblieb, kann keiner überstehen,
der einst wußte um den ganzen Glanz.

Einmal noch im süßen Kerne wohnen,
bis der Saft des Südens überquillt,
und im Honigschoß der Anemonen
noch erfahren, wie ein Sommer schwillt.

Wollen wir die tausend Tode tragen,
wie ein König seine Krone trägt,
bis der Gott der Ferne unsern Tagen
eine neue Well zu Füßen legt.

Rose Ausländer

da “Gettomotive (1942-1944)”, in “Die Erde war ein atlasweisses Feld: Gedichte 1927-1956”, S. Fischer Verlag, 1985

Orgoglio – Nina Cassian

Audrey Hepburn, Photo by Mark Shaw, 1953

 

Non ho tempo di dare a tutti prova
delle mie grandi, insolite virtù,
Chi ha occhi per vedere, veda.
Altrimenti, avrò occhi ignoti ai più.

C’è chi, incontrandomi, ha detto:
« Benvenuta nella mia vita, meraviglia! ».
C’è che di dirlo non aveva voglia
e sono andata via, verso le vette.

Il tempo è ratto. Mi resta qualche dono
di pregio – e cerco sotto le stelle destinatari.
Forse li cercherò invano;
e come i faraoni mi seppellirò
                                              con i miei averi.

Nina Cassian

(Traduzione di Anita Natascia Bernacchia)

da “C’è modo e modo di sparire”, Adelphi Edizioni, 2013

∗∗∗

Orgoliu

Nu am timp să dau tuturor o dovadă
a marilor, uimitoarelor mele virtuţi,
Cine are ochi de văzut, să vadă.
Altminteri, ochii mei rămân necunoscuţi.

Sunt unii care, întâlnindu-mă, -au spus:
« Bine-ai venit în viaţa mea, minune! ».
Sunt alţii care n-au avut ce spune
şi-am plecat de la ei, mai departe, în sus.

Timpul e iute. Mai am câte un dar
de preţ – şi caut destinatari sub stele.
S-ar putea să-i caut în zadar;
şi-am să mă-ngrop, ca faraonii,
                                    cu bogăţiile mele.

Nina Cassian

da “De îndurare: versuri”, Editura Eminescu, 1981

Io resterò – Nina Nikolaevna Berberova

 

Io resterò con le cose non dette fino in fondo,
non cantate, non suonate, non scritte
fino in fondo. Nella società segreta,
nell’associazione silenziosa dei ritardatari,
che vivevano nei fogli fruscianti
e ora parlano in un sussurro.
Anche se da giovani ci avevano messi sull’avviso,
non abbiamo voluto un altro destino
e, in generale, non ci è poi andata così male;
accade persino che ci credano sulla parola
quelli che hanno finito di ridere, di danzare.

Non siamo riusciti bene, come molte altre cose,
per esempio l’intera storia mondiale
e, come ho sentito dire, l’universo.
Ma come frusciavamo, lanciati nel vento!
Per cosa? È davvero importante?
Il bagaglio da un pezzo ce l’hanno rubato alla stazione
(così ci hanno detto) e i libri li hanno bruciati
(così ci hanno insegnato), il fiume si è interrato,
il bosco è stato abbattuto e la casa è andata a fuoco,
e si è coperta di cardi la collinetta
sopra la tomba (così ci hanno scritto),
e il vecchio guardiano da un pezzo non lavora più.

Non separate la forma dal contenuto,
e lasciateci ancora dire, mentre ci accomiatiamo,
che noi ci siamo rassegnati al nostro destino,
e voi continuate di buon passo
a marciare in plotoni, facendo il saluto ai superiori.

Nina Nikolaevna Berberova

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Antologia Personale. Poesie 1945-1983”, Passigli Poesia, 2006

∗∗∗

Я ОСТАЮСЬ

Я остаюсь с недосказавшими,
С недопевшими, с недоигравшими,
С нсдописавшими. В тайном обществе,
В тихом сообществе недоуспсвших,
Которые жили в листах шелестевших
И шепотом нынче говорят.
Хоть в юности нас и предупреждали.
Но мы другой судьбы не хотели,
И, в обшем, не так уже было скверно;
И даже бывает — нам верят на слово
Похохотавшие, доплясавшие.

Мы не удались, как не удалось многое,
Например — вся мировая история
И, как я слышала, сама вселенная.
Но как мы шуршали, носясь по ветру!
О чем? Да разве это существенно?
Багаж давно украли на станции
(Так нам сказали), и книги сожгли
(Так нас учили), река обмелела,
Вырублен лес и дом сгорел,
И затянулся чертополохом
Могильный холм (так нам писали),
А старый сторож давно не у дел.

Не отрывайте формы от содержания,
И позвольте еше сказать на лрошанис,
Что мы примирились с нашей судьбой,
А вы продолжайте бодрым маршем
Шагать повзводно, козыряя старшим.

Нина Николаевна Берберова

1959

da “Стихи, 1921-1983”, New York: Russica Publishers, 1984