Possesso immaginario – Paul Celan

Paul Celan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ammucchia dunque insieme fogliame e anime.
Vibra lieve la mazza e copri il viso.
Incorona coi battiti che mancano al cuore
il cavaliere che lotta con lontani mulini.

Son solo nubi che non sopportava.
Ma il suo cuore tintinna al passare di un angelo.
Piano inghirlando ciò che non abbatté:
la rossa barriera e il nero centro.

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso)

da “La sabbia delle urne”, Einaudi, Torino, 2016

Traumbesitz [Possesso immaginario]    Composta a Czernowitz nel 1941.
v. 2 copri. Variante: «verhäng [vela]».
v. 3 battiti. Schläge è tanto «battiti» (del cuore) quanto «colpi» (di mazza).
v. 4 Cfr. Miguel de Cervantes, Don Quijote, parte I, cap. VIII.
v. 7 inghirlando. Variante: «schmücke [abbellisco]».
v. 8 Variante: «die schwarze Schranke und die rote Mitte [la nera barriera e il rosso centro]». Il concetto di barriera emato-encefalica, proposto con successo da Lina Stern nel 1921, può avere interessato l’ex-studente di medicina. (Dario Borso)
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Traumbesitz

So leg das Laub zusammen mit den Seelen.
Schwing leicht den Hammer und verhüll das Angesicht.
Krön mit den Schlägen, die dem Herzen fehlen,
den Ritter, der mit fernen Mühlen ficht.

Es sind nur Wolken, die er nicht ertrug.
Doch klirrt sein Herz von einem Engelschritte.
Ich kränze leise, was er nicht zerschlug:
die rote Schranke und die schwarze Mitte.

Paul Celan

da “Der Sand aus den Urnen”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2003

«Amore, oggi il tuo nome» – Cristina Campo

 

Amore, oggi il tuo nome
al mio labbro è sfuggito
come al piede l’ultimo gradino…

Ora è sparsa l’acqua della vita
e tutta la lunga scala
è da ricominciare.

T’ho barattato, amore, con parole.

Buio miele che odori
dentro diafani vasi
sotto mille e seicento anni di lava –

Ti riconoscerò dall’immortale
silenzio.

Cristina Campo

da “Passo d’addio”, “All’Insegna del pesce d’oro”, Scheiwiller, Milano, 1956

Questo solo – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

È un uomo ostinato. A dispetto del tempo afferma:
“amore, poesia, luce”. Costruisce su un fiammifero
una città con case, alberi, statue, piazze,
con belle vetrine, con balconi, sedie, chitarre,
con abitanti veri e vigili gentili. I treni
arrivano in orario. L’ultimo scarica
tavolini di marmo per un locale in riva al mare
dove rematori sudati con belle ragazze
bevono limonate diacce guardando le navi.
Questo solo ho voluto dire, se non mi credono fa niente.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(1987; da Tardi, molto tardi nella notte, 1991: I negativi del silenzio)

da “I negativi del silenzio”, 1987, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

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Αὐτό μονάχα

Ἐ πίμονος ἄνθρωπος. Στό πεῖσμα τοῦ χρό νου ἰσχυρίζεται:
«ἔρωτας, ποίηση, φῶς». Σ’ ἕνα σπιρτό ξυλο χτίζει
μι ά πολιτεία μέ σπίτια, δέντρα, ἀγάλματα, πλατεῖες,
μέ ὡραῖες βιτρίνες, μέ μπαλ ϰονια, ϰαρέ ϰλες, ϰιθάρες
μέ ἀληθινούς ϰατοί ϰους ϰι εὐγενι ϰούς ϰι τροχονό μους.
        Τά τραῖνα
φτάνουν ϰανονι ϰ ά στ ήν ὥρα τους. Τό τελευταῖς ξεφορτωνει
μι ϰρ ά τραπεζά ϰια μαρμάρινα παραθαλάσσιου ϰέντρου
ὅπου ἱδρωμένοι ϰωπηλάτες μέ ὅμορερα ϰορίτσια
πίνουνε παγωμένες λεμονάόες ϰοιτώντας τά πλοῖα.
Αὐτό μονάχα θέλησα νά τῶ ϰι ἄς μή μέ πιστέψομν.

Γιάννης Ρίτσος

1987

da “Ἀργά, πολύ ἀργά μέσα στή νύχτα”, 1991: “Τά άρνητιϰα τñς σιωπñς”

Stirpe di isole – Juan Vicente Piqueras

Foto di Gerard Laurenceau

 

Ci prendono per navi e siamo isole.

Intricate, deserte, che tesori
possiamo offrire a quelli che non giungono?

La nostra costa è dura. Il nostro faro
di voce anziché luce
non attira, spaventa
e nessun marinaio perduto nella notte
toccherà le spiagge nostre dove ancora
fanno male le orme di quel naufrago
che sapeva del nostro deserto.

La notte, ogni notte, ci promette e ci nega
la strada del ritorno, il tornaviaggio,
l’amore che ci salvi da noi stessi
e la parola che sia detta per sempre.

Ci sono in noi alberi senza nome
stanchi di far ombra e crescere da soli.

Coloro che non partono ma soffrono
di sete di scogliera, amano i porti,
salpano nel sonno, cercano un’altra sete
per appagare la prima, ci osservano,
ci vedono come navi, felici.

                                                 Siamo isole.
Juan Vicente Piqueras

(Traduzione di Martha L. Canfield)

da “La latitudine dei cavalli”, 1999, in “Mele di mare”, Le Lettere, 2003

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Raza de islas            

Y tomados por barcos somos islas.

Desiertas, intrincadas, ¿qué tesoros
podemos ofrecer a quien no llega?

Nuestra costa es difícil. Nuestro faro
de voz en vez de luz
asusta más que atrae
y ningún marinero perdido en cualquier noche
llegará a nuestras playas donde aún duelen
las huellas de aquel náufrago
que nos supo a desiertos.

La noche, noche a noche, nos promete y nos niega
el rumbo del regreso, el tornaviaje,
el amor que nos salve de nosotros
y la palabra dicha para siempre.

Hay en nosotros árboles sin nombre
cansados de su sombra y de crecer a solas.

Aquellos que no parten pero sufren
de sed acantilada, aman los puertos,
zarpan en sueños, buscan otra sed
donde saciar la suya, nos contemplan,
nos ven naves, felices.

                                     Somos islas.

 Juan Vicente Piqueras

da “La latitud de los caballos”, Hiperión, 1999

«Io vengo da un passato irremoto» – Luigi H. Perfetti

George Stephenson e la moglie Francesca Henderson, 1802 (illustrazione vittoriana)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io vengo da un passato irremoto
e cresco sul monte che scalo.

Tu stella innevata e cogente
che fissi i percorsi a te stessa
ti specchi nell’antico adiacente
soffrendo ingiustizia riflessa.

Ci vuole pazienza e un cavallo
per dare al paesaggio il suo mallo.

Luigi H. Perfetti

2024