«Nella sera bruciata» – Giorgio Caproni

Man Ray, Lee Miller, 1930 s

     

     Nella sera bruciata
di sale, ahi se lontana
al lume della riviera
ritornerai, negata
nel tuo viso vitale.

     Farai sera corale
di lacrime, quando il tuo nome
ripeterò: una vana
vampa che si consuma
in cenere al tuo davanzale.

Giorgio Caproni

da “Cronistoria” (1938-1942), in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

Sintomo da camera singola – Kikí Dimulà

Jeanloup Sieff, Chez Madame Gres Paris, 1981

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si stupiscono ogni volta gli albergatori
quando chiedo una camera singola che dà sulla strada.
Mi guardano come se chiedessi morte con vista.

Quest’anno ho dato in pegno il mare
e ho deciso di passare le vacanze in montagna
forse i fruscii del bosco scongiureranno
quella dannata sindrome di ritorno
che domina immediatamente ogni mia fuga.
Se mi abbraccia il tronco satiro di un albero
penso che potrei anche mettere radici.

E in montagna lo stesso.
Come se fosse di ferro la stanza
e l’aria pura leggera esalasse serratura.
Cercavo di aprire con i miei tranquillanti
ma quelli erano più malati di me.
La stessa cosa mi è accaduta a Pilo
la stessa fuga disordinata l’anno prima da Siro
a Kalamata l’anno scorso anche peggio
il treno stracolmo e i pianti che volevano
ritornare ad Atene a piedi.
Una tale mania di perseguitarmi domina i luoghi.

Mi manca forse la tua assenza?
Non viene con me la lascio a casa.
Patto esplicito del cambiamento è che non mi segua.

Kikí Dimulà

(Traduzione di Maria Paola Minucci)

da “L’adolescenza dell’oblio”, Crocetti Editore, 2000

***
ΜΟΝΟΚΛΙΝΟ ΣΥΜΠΤΩΜΑ

Ἀποροῦν ϰάθε φορά οἱ ξενοδόχοι
πού ζητῶ μονόϰλινο δωμάτιο στήν πρόσοψη.
Μέ ϰοιτάζουν σάν ν᾿ ἀπαιτῶ θάνατο μέ θέα.

Ἔβαλα ἐνέχυρο τή θάλασσα
ϰι εἶπα νά ϰάνω φέτος διαϰοπές σέ βουνό
μή ϰαί ξορϰίσουν τά θροΐσματα τοῦ δάσους
ἐϰεῖνο τό δαιμονισμένο σύνδρομο ἐπιστροφῆς
πού ϰυριεύει αὐτοστιγμεί ϰάθε διαφυγή μου.
Ἂν μ᾿ ἀγϰαλιάσει σϰέφτηϰα ἑνός δέντρου
ὁ σάτυρος ϰορμός μπορεῖ ϰαί νά ριζώσω.

Καί στό βουνό τά ἴδια.
Σάν νά ῾ταν σιδερένιο τό δωμάτιο
ϰι ὁ ϰαθαρός ἀνάλαφρος ἀέρας ἀπέπνεε ϰλειδαριά.
Νά ξεϰλειδώσω πάλευα μέ τά ἠρεμιστιϰά μου
ἀλλά ἐϰεῖνα ἤτανε πιό ἄρρωστα ἀπό μένα.
Τά ἴδια πού ἔγιναν στήν Πύλο
ἡ ἴδια ἄταϰτος φυγή πρόπερσι ἀπό τή Σύρο
στήν Καλαμάτα πέρσι τρισχειρότερα
γεμάτο τό τραῖνο ϰαί θέλανε τά ϰλάματα
νά πᾶμε πίσω στήν Ἀθήνα μέ τά πόδια.
Τέτοια μανία ϰαταδιώξεως μοῦ ϰυριεύει τούς τόπους.

Νά μοῦ λείπει ἡ ἀπουσία σου;
Δέν ἔρχεται μαζί μου τήν ἀφήνω σπίτι.
Ὅρος ρητός τῆς ἀλλαγῆς νά μήν ἀϰολουθήσει.

Κιϰή Δημουλά

da “H εφηβεία της λήθης”, Στιγμή, 1994

Ex voto – Eugenio Montale

Gertrude Käsebier, The Sketch, 1903

 

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

 Eugenio Montale

1969

da “Satura”, “Lo Specchio” Mondadori, 1971

Di nuovo le parole – Titos Patrikios

Titos Patrikios, foto di Danilo De Marco

 

Le parole si riversano a migliaia
dai dizionari appena li apri
come formiche nere, rosse, bianche
quando calpesti un formicaio.
Come trovare, come scegliere
in quell’affollamento di parole
l’unica che serve,
come salvarsi dalla moltitudine
delle altre che ti si appiccicano addosso
cercando di sopravvivere.
Ma sotto la lingua le parole impronunciate,
le solitarie, che non escono dalla bocca,
quelle ti rodono dentro
lasciando carcasse rinsecchite
di uomini che tentarono di parlare
quand’era ormai troppo tardi.
Finché posso
combinare anche solo due parole
esisto.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Il piacere della dilazione (1992)”, in “La resistenza dei fatti”, Crocetti Editore, 2007

∗∗∗

Ξανά οι λέξεις

Oι λέξεις μέσα απ’ τα λεξικά χιλιάδες
ξεχύνονται μόλις τ’ ανοίξεις
όπως μυρμήγκια μαύρα, κόκκινα, άσπρα
άμα πατήσεις μυρμηγκοφωλιά.
Πώς να βρεις, πώς να διαλέξεις
μέσα στο συμφυρμό των λέξεων
τη μοναδική που πρέπει,
πώς να γλιτώσεις απ’ τις άλλες
που κολλάνε πλήθος πάνω σου
γυρεύοντας να επιβιώσουν.
Όμως οι ανείπωτες λέξεις κάτω από τη γλώσσα
οι μοναχικές που δε βγαίνουν απ’ το στόμα
κι εκείνες σιγοτρώνε από μέσα
αφήνοντας κουφάρια φυραμένα
ανθρώπων που προσπάθησαν να μιλήσουν
όταν πια ήταν αργά.
Όσο μπορώ
έστω δυο λέξεις να συνδυάζω
υπάρχω.

Τίτος Πατρίϰιος

da “Η αντίσταση των γεγονότων”, Κέδρος, 2000 

«Il mare brucia le maschere» – Giorgio Caproni

Foto di Nina Ai-Artyan

 

Il mare brucia le maschere,
le incendia il fuoco del sale.
Uomini pieni di maschere
avvampano sul litorale.

Tu sola potrai resistere
nel rogo del Carnevale.
Tu sola che senza maschere
nascondi l’arte d’esistere.

Giorgio Caproni

da “Cronistoria”, Vallecchi, 1943