«I falchi» – Eugenio Montale

Portrait of Renée Perle by Jacques-Henri Lartigue, 1930

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I falchi
sempre troppo lontani dal tuo sguardo
raramente li hai visti davvicino.
Uno a Étretat che sorvegliava i goffi
voli dei suoi bambini.
Due altri in Grecia, sulla via di Delfi,
una zuffa di piume soffici, due becchi giovani
arditi e inoffensivi.

Ti piaceva la vita fatta a pezzi,
quella che rompe dal suo insopportabile
ordito.

Eugenio Montale

(1967)

da “Xenia II”, in “Satura”, “Lo Specchio” Mondadori, 1971

A Diotíma – Friedrich Hölderlin

Sir Edward John Poynter, Music, Heavenly Maid, 1889

3.

Vieni a placarmi intorno, come un dí gli elementi placavi,
   santa beata Musa, il perdurante caos!
Ordina i rombi in zuffa col suono di musiche elisie;
   sin che nei cuori umani ogni dissidio taccia;
fin che possente e gaia, dall’imo tumulto del Tempo,
   grande, l’antica umana serenità risorga.
Torna, o Bellezza! Torna nei cuori del popolo, grami:
   alle ospitali mense; scendi nei templi, ancóra!
Ché Diotima vive come i teneri bocci d’inverno;
     ricca di proprie linfe, cerca anelante il sole.
… Ma quel sublime mondo, il sol dello Spirito, è morto:
     e nel notturno gelo, rissano gli uragani.

Friedrich Hölderlin

(Traduzione di Vincenzo Errante)

da “Liriche per Diotíma vicina”, in “Vincenzo Errante, La lirica di Hoelderlin”, Vol. I, Riduzione in versi italiani, Sansoni, 1943

***

Diotima

Komm und besänftige mir, die du einst Elemente versöhntest,
   Wonne der himmlischen Muse, das Chaos der Zeit,
Ordne den tobenden Kampf mit Friedenstönen des Himmels,
   Bis in der sterblichen Brust sich das Entzweite vereint,
Bis der Menschen alte Natur, die ruhige, große,
   Aus der gärenden Zeit mächtig und heiter sich hebt.
Kehr in die dürftigen Herzen des Volks, lebendige Schönheit!
   Kehr an den gastlichen Tisch, kehr in den Tempel zurück!
Denn Diotima lebt, wie die zarten Blüten im Winter,
   Reich an eigenem Geist, sucht sie die Sonne doch auch.
Aber die Sonne des Geists, die schönere Welt, ist hinunter
   Und in frostiger Nacht zanken Orkane sich nur.

Friedrich Hölderlin

da “Gedichte”, Stuttgart, J.G. Cotta, 1847

Capo Sunion – Luis García Montero

Vasco Ascolini, Ivry sur Seine, 1996

 

Col passare degli anni,
cosa proverò leggendo questi versi
d’amore che adesso ti scrivo?
Me lo domando perché è nuda
la storia della mia vita davanti a me,
in quest’alba d’intimità,
quando la luce è improvvisa e rossa
e io sono quello che sono
e le parole
conservano il calore del corpo che le dice.

Saranno memoria e pelle del mio presente
o solo umiliazione, intatta ferita.

Ma con il passare del tempo,
quando dolore e fortuna si consumano con noi,
vorrei che questi versi sconfitti
avessero l’emozione
e la calma delle rovine classiche.
Che la parola sempre, sommersa nell’erba,
spunti con il corpo mezzo rotto,
che l’amore, come un fregio consunto,
conservi dignità contro l’azzurro del cielo
e che sul marmo freddo di una passione antica
i viaggiatori romantici affermino
l’omaggio del loro nome,
nel comprendere la fortuna di vivere così fragile,
gli occhi che riuscirono a incontrarsi
nell’infinita solitudine del tempo.

Luis García Montero

(Traduzione di Gabriele Morelli)

 dalla rivista “Poesia”, Anno XXV, Marzo 2012, N. 269, Crocetti Editore

***

Cabo Sounion 

Al pasar de los años,
¿qué sentiré leyendo estos poemas
de amor que ahora te escribo?
Me lo pregunto porque está desnuda
la historia de mi vida frente a mí,
en este amanecer de intimidad,
cuando la luz es inmediata y roja
y yo soy el que soy
y las palabras
conservan el calor del cuerpo que las dice.

Serán memoria y piel de mi presente
o sólo humillación, herida intacta.

Pero al correr del tiempo,
cuando dolor y dicha se agoten con nosotros,
quisiera que estos versos derrotados
tuviesen la emoción
y la tranquilidad de las ruinas clásicas.
Que la palabra siempre, sumergida en la hierba,
despunte con el cuerpo medio roto,
que el amor, como un friso desgastado,
conserve dignidad contra el azul del cielo
y que en el mármol frío de una pasión antigua
los viajeros románticos afirmen
el homenaje de su nombre,
al comprender la suerte tan frágil de vivir,
los ojos que acertaron a cruzarse
en la infinita soledad del tiempo.

Luis García Montero

da “Completamente viernes”, Editorial Tusquets, 1998

Felicità raggiunta, si cammina… – Eugenio Montale

Mario Giacomelli, dalla serie “Felicità raggiunta si cammina”

 

 

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Eugenio Montale

da “Ossi di seppia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1948

Sorriso – Kostas G. Kariotakis

Foto di Jennifer B Hudson

 

 

Senza mai saperlo, pianse,
forse perché doveva piangere,
forse perché le sciagure càpitano

Il vespero stasera è come un sogno
e la valle, stasera, una magia.
Non piove piú. Sfinita, la fanciulla
si distende sul prato zuppo d’acqua.

Come ciliegie s’aprono le labbra:
e al suo respiro cosí fondo e pieno
sopra il suo petto sale e scende e sale
la piú robusta rosa dall’aprile.

Dalle nuvole sfuggono dei raggi,
nei suoi occhi si celano; la bagnano
da un limone due gocce di rugiada,

diventano diamanti sulla guancia:
sembrano la sua lacrima che corra
mentre sorride dirimpetto al sole.

Kostas G. Kariotakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Il dolore dell’uomo e delle cose, 1919: Il dolore dell’uomo)

da “L’ombra delle ore”, Crocetti Editore, 2004

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Χαμόγελο

Χωρίς νά τό μάθει ποτέ, ἐδάόρυσε,
ἴσως γιατί ἔ π ρ ε π ε νά δαόρύσει,
ἴσως γιατί οἱ συφορές ἔρ χ ο ν τ α ι.

Ἀπόψε εἶναι σάν ὄνειρο τό ὃείλι·
ἀπόψε ἡ λαγϰαδιά στά μάγια μένει.
Δέ βρέχει πιά. Κ’ ἡ ϰόρη ἀποσταμένη
στό μουσϰεμένο ξάπλωσε τριφύλλι.

Σά δυό όεράσια χώρισαν τά χείλη·
ϰ’ ἕτσι βαθιά, γιομάτα ὡς ἀνασαίνει,
στό στῆθος της ἀνεβοϰατεβαίνει
τό πλέον ἁδρό τριαντάφυλλο τ’ Ἀπρίλη.
 
Ξεφεύγουνε ἀπ’ τό σύννεφον ἀχτίδες
ϰαί ϰρύβονται στά μάτια της· τή βρέχει
μιά λεμονιά μέ δυό δροσοσταλίδες

πού στάθηϰαν στό μάγουλο διαμάντια
ϰαί πού θαρρεῖς τό δάϰρυ της πώς τρέχει
ϰαθώς χαμογελάει στόν ἥλιο ἀγνάντια.

Κώστας Καρυωτάϰης

da “Ὁ πóνoς τoῦ ἀνθρώπου ϰαί τῶν πραμάτων”, 1919: ‘Ὁ πóνoς τoῦ ἀνθρώπου’