«Era la mia città, la città vuota» – Sandro Penna

Foto di Kees Scherer

 

Era la mia città, la città vuota
all’alba, piena di un mio desiderio.
Ma il mio canto d’amore, il mio più vero
era per gli altri una canzone ignota.

Sandro Penna

da “Poesie inedite” (1927-1955), in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1987

L’ora di restare – Juan Vicente Piqueras

Foto di Mario De Biasi

 

Tutto è pronto: la valigia,
le camicie, le mappe, la mutua speranza.

Mi spolvero le palpebre.
Ho messo all’occhiello
la rosa dei venti.

Tutto è pronto: il mare, l’atlante, l’aria.

Ho il come, il quando, il dove,
un diario di bordo, le carte
di navigazione, venti a favore,
il coraggio e qualcuno che mi ama
come non so amarmi io.

La nave di noi, gli sguardi,
i pericoli, le mani incantate,
il filo ombelicale dell’orizzonte
che sottolinea questi versi sospesi…

Tutto è pronto. Sul serio. Andiamo.

Juan Vicente Piqueras 

(Traduzione di Juan Vicente Piqueras o Martha L. Canfield o Norbert Von Prellwitz o Lorenzo Blini)

da “Addio del fuggitivo”, in “Palme”, Edizioni Empirìa, 2005, con CD (Poesie scritte e lette da Juan Vicente Piqueras, musiche di Jamal Ouassini)

Le copie sono tutte firmate dall’autore e numerate dalla mano dell’amata.

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La hora de quedarse

Todo está preparado: la maleta,
las camisas, los mapas, la mutua esperanza.

Me estoy quitando el polvo de los párpados.
Me he puesto en la solapa
la rosa de los vientos.

Todo está a punto: el mar, el aire, el atlas.

Ya tengo el cómo, el cuándo,
el adónde, un cuaderno de bitácora,
cartas de marear, vientos propicios,
valor y alguien que sabe
quererme como no me quiero yo.

El nave de nosotros, las miradas,
los peligros, las manos del asombro,
el hilo umbilical del horizonte
que subraya estos versos suspensivos…

Todo está preparado. En serio. Vamos.

Juan Vicente Piqueras

da “Adiós del fugitivo”, in “Palmeras”, Diputación Provincial de Málaga, 2007

L’assenza – Diego Valeri

Amedeo Modigliani, Christina, c.1916

 

C’è, scavata nell’aria, la tua dolce
forma di donna; un vuoto
che palpita di te, come l’immoto
silenzio dopo una perduta voce.

Diego Valeri

daPoesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1967

Charles Webster – Edgar Lee Masters 

Nicola Bertellotti, Embrace

 

I boschi di pini sulla collina,
e la fattoria lontana miglia e miglia,
apparivano nitidi come dietro una lente
sotto il cielo di un azzurro pavone!
Ma una coperta di nuvole nel pomeriggio
avvolse la terra. E tu camminavi la strada
e il campo di trifogli, dove l’unica voce
era il tremolo vivo del grillo.
Poi il sole tramontò fra grandi cumuli
di lontane burrasche. Si levò un vento
e spazzò il cielo che attizzava le fiamme
delle stelle scoperte;
e faceva oscillare la luna rossiccia,
che pendeva fra l’orlo del colle
e i rami scintillanti del frutteto.
Tu camminavi soprappensiero sulla riva
dove le gole delle onde erano come civette
che cantassero sotto l’acqua e piangessero
allo sciacquío del vento in mezzo ai cedri.
Finché tu ti fermasti, troppo commossa per piangere,
e vicino alla casa, in alto, vedesti Giove,
che sfiorava la vetta del pino gigante,
e in basso vedesti la mia sedia vuota,
cullata dal vento nel portico solitario –
sii coraggiosa, Amore!

Edgar Lee Master

(Traduzione di Fernanda Pivano)

da “Spoon River Anthology”, Einaudi Editore, 1943

∗∗∗

Charles Webster

The pine woods on the hill,
And the farmhouse miles away,
Showed clear as though behind a lens
Under a sky of peacock blue!
But a blanket of cloud by afternoon
Muffled the earth. And you walked the road
And the clover field, where the only sound
Was the cricket’s liquid tremolo.
Then the sun went down between great drifts
Of distant storms. For a rising wind
Swept clean the sky and blew the flames
Of the unprotected stars;
And swayed the russet moon,
Hanging between the rim of the hill
And the twinkling boughs of the apple orchard.
You walked the shore in thought
Where the throats of the waves were like whip-poor-wills
Singing beneath the water and crying
To the wash of the wind in the cedar trees,
Till you stood, too full for tears, by the cot,
And looking up saw Jupiter,
Tipping the spire of the giant pine,
And looking down saw my vacant chair,
Rocked by the wind on the lonely porch −
Be brave, Beloved!

Edgar Lee Masters

da “Spoon River Anthology”, Mc Millan Company, New York, 1916

Finestra – Sandro Penna

Josef Sudek, Son jardin fenetre, 1948

 

 

 

È caduta ogni pena.
Adesso piove
tranquillamente sull’eterna vita.
Là sotto la rimessa, al suo motore,
è — di lontano — un piccolo operaio.

Dal chiuso libro adesso approdo a quella
vita lontana. Ma qual è la vera
non so.
             E non lo dice il nuovo sole.

Sandro Penna

da “Poesie”, 1927-1938, in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1987