Prefazione – Czesław Miłosz

Roberto Nespola, Roma, Cimitero acattolico, dicembre 2015

 

Tu, che non ho potuto salvare,
Ascoltami.
Cerca di capire questo linguaggio semplice, mi vergognerei di un altro.
Non possiedo, lo giuro, la magia della parola.
Ti parlo tacendo, come una nuvola o un albero.

Ciò che fortificava me, per te era mortale.
Hai scambiato il congedo di un’epoca per l’inizio di una nuova,
L’afflato dell’odio per bellezza lirica,
La forza cieca per forma compiuta.

Ecco la valle dei bassi fiumi polacchi. E il ponte enorme
Che avanza nella bianca nebbia. Ecco la città infranta
E il vento scaglia contro la tua tomba gli stridi dei gabbiani,
Mentre parlo con te.

Cos’è la poesia che non salva
I popoli né le persone?
Una complicità di menzogne ufficiali,
Una cantilena di ubriachi, a cui fra un attimo verrà tagliata la gola,
Una lettura per signorinette.

Che volevo una buona poesia, senza esserne capace,
Che ho capito, tardi, il suo fine salvifico,
Questo, e solo questo, è la salvezza.

Spargevano sulle tombe miglio e semi di papavero
Per nutrire i morti accorrenti in volo – gli uccelli.
Depongo qui questo libro per te, o trascorso,
Perché d’ora innanzi tu smetta di apparirci.

Czesław Miłosz

Cracovia, 1945

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Salvezza”, in “Czesław Miłosz, Poesie”, Adelphi, 1983

∗∗∗

Przedmowa

Ty, którego nie mogłem ocalić,
Wysłuchaj mnie.
Zrozum tę mowę prostą, bo wstydzę się innej.
Przysięgam, nie ma we mnie czarodziejstwa słów.
Mówię do ciebie milcząc, jak obłok czy drzewo.

To, co wzmacniało mnie, dla ciebie było śmiertelne.
Żegnanie epoki brałeś za początek nowej,
Natchnienie nienawiści za piękno liryczne,
Siłę ślepą za dokonany kształt.

Oto dolina płytkich polskich rzek. I most ogromny
Idący w białą mgłę. Oto miasto złamane
I wiatr skwirami mew obrzuca twój grób,
Kiedy rozmawiam z tobą.

Czym jest poezja, która nie ocala
Narodów ani ludzi?
Wspólnictwem urzędowych kłamstw,
Piosenką pijaków, którym ktoś za chwilę poderżnie gardła,
Czytanką z panieńskiego pokoju.

To, że chciałem dobrej poezji, nie umiejąc,
To, że późno pojąłem jej wybawczy cel,
To jest i tylko to jest ocalenie.

Sypano na mogiły proso albo mak
Żywiąc zlatujących się umarłych – ptaki.
Tę książkę kładę tu dla ciebie, o dawny,
Abyś nas odtąd nie nawiedzał więcej.

Czesław Miłosz

Kraków, 1945

da “Ocalenie”, Czytelnik, 1945

«In fondo a questo verso…» – Derek Walcott

Matteo Massagrande, Finestra sul mare, 2016, Oil and mixed media on board, 70 x 80 cm

34

In fondo a questo verso si sta aprendo una porta
che dà su un terrazzo azzurro dove si poserà un gabbiano
con dita uncinate, poi, come un’immagine che si stacca
da un’idea, sbatterà le ali in lente scansioni sulla placca
battuta del mare meridiano, un foglio che la mia mano
destra manovra — una vela diretta in Martinica o in Sicilia.
Nella distanza maculata di lillà, i medesimi promontori arrugginiscono
in macchie di casolari soffiati dalla spuma dei frangenti,
e l’eco di un gabbiano dove l’ombra di un gabbiano sfrecciava
tra mari assolati. Nessun grido è abbastanza esultante
per la mia gratitudine, per il cuore che spalanca i suoi cardini
e mi inclina le costole con la luce. Alla fine, più lenta
di un gabbiano sull’acqua, un’ombra si allunga, a poco
a poco, fino a coprire il prato. Vi è il medesimo ardore elevato
di tramonti retorici in Sicilia come in Martinica,
e il medesimo orizzonte ne sottolinea l’assenza luminosa,
là risplende chi a lungo abbiamo amato e, forse, non parla
per la gioia indicibile, perché la parola è dei mortali,
perché alla fine di ogni frase c’è una tomba,
o la porta azzurra del cielo o, un tempo, gli spalancati portali
del nostro asservito sublime. La sola luce che abbiamo risplende
su una guglia o una conchiglia mentre scende
a voltare questa pagina con un’onda che sbianca.

Derek Walcott

(Traduzione di Matteo Campagnoli)

da “Prima luce”, in “Derek Walcott, Isole”, Poesie scelte (1948-2004), Adelphi, 2009

∗∗∗

34

At the end of this line there is an opening door
that gives on a blue balcony where a gull will settle
with hooked fingers, then, like an image leaving an idea,
beat in slow scansion across the hammered metal
of the afternoon sea, a sheet that my right hand steers
a small sail making for Martinique or Sicily.
In the lilac-flecked distance, the same headlands rust
with flecks of houses blown from the spume of the trough,
and the echo of a gull where a gull’s shadow raced
between sunlit seas. No cry is exultant enough
for my thanks, for my heart that flings open its hinges
and slants my ribs with light. At the end, a shadow
slower than a gull’s over water lengthens, by inches,
and covers the lawn. There is the same high ardor
of rhetorical sunsets in Sicily as over Martinique,
and the same horizon underlines their bright absence,
the long-loved shining there who, perhaps, do not speak
from unutterable delight, since speech is for mortals,
since at the end of each sentence there is a grave
or the sky’s blue door or, once, the widening portals
of our disenfranchised sublime. The one light we have
still shines on a spire or a conch-shell as it falls
and folds this page over with a whitening wave.

Derek Walcott

da “The Bounty: Poems”, Farrar, Straus and Giroux, 1998

Corda viva – Giorgio Caproni

Donata Wenders “Studie XII”, Berlin 2017

 

L’oscurità dov’è argento la pioggia
sul tuo tenero viso in fuoco, Rina
ah come umanamente ora s’accorda
al buio ch’arde i selci – come inclina
alle note tue fragili! A una loggia
fresca di fiato e di spazio è vicina
nelle luci in frantumi la tua soglia
pulita – tu sei intatta alla mia prima
ansia presso i carboni dove scotta
la mia fronte rialzata. Oppure avviva
la tenebra sfiorandoti la bocca
i cumuli di brace mentre vibra
come un’arpa la pioggia – mentre tocca
l’unghia nel sangue la corda più viva?

Giorgio Caproni

da “Poesie disperse e inedite”, in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

«Sii felice ora a Cap…» – Derek Walcott

Derek Walcott

32

Sii felice ora a Cap, per le gioie più semplici –
per una fila di egrette che suggeriscono l’ultima parola,
per le recitazioni del mare che mi rientrano in testa
con domande che loro stesse cancellano, obliterando quella voce
demoniaca che ultimamente mi ha posseduto; inascoltata,
sussurra come fa il diavolo all’orecchio di un pazzo
che alle sue mani insanguinate farfuglia «ero posseduto»,
come il mulinare del mare in una conchiglia, simile allo scroscio
di applausi che precede l’attore elevando a un picco
d’orrore paralizzante il dubbio crescente
che il suo apice sia passato. Se è vero
che il mio dono si è inaridito, che ne è rimasto ben poco,
se quel tizio ha ragione allora non rimane altro da fare
che lasciare la poesia come una donna perché la ami
e non vuoi vederla ferita, men che meno da te;
quindi incamminati verso il ciglio della scogliera e innalzati,
sopra la gelosia, la stizza, la perfidia, con la grazia
di una fregata sopra il Barrel of Beef, la sua roccia;
sii grato di aver scritto bene in questo posto,
fa’ che le poesie strappate si involino da te come uno stormo
di bianche egrette in un lungo ultimo sospiro di liberazione.

Derek Walcott

(Traduzione di Matteo Campagnoli)

da “Egrette bianche”, Adelphi Edizioni, 2015

∗∗∗

32

«Be happy now at Cap…»

Be happy now at Cap, for the simplest joys—
for a line of white egrets prompting the last word,
for the sea’s recitation re-entering my head
with questions it erases, cancelling the demonic voice
by which I have recently been possessed; unheard,
it whispers the way the fiend does to a madman
who gibbers to his bloody hands that he was seized
the way the sea swivels in the conch’s ear, like the roar
of applause that precedes the actor with increased
doubt to the pitch of paralysed horror
that his prime is past. If it is true
that my gift has withered, that there’s little left of it,
if this man is right then there’s nothing else to do
but abandon poetry like a woman because you love it
and would not see her hurt, least of all by me;
so walk to the cliff’s edge and soar above it,
the jealousy, the spite, the nastiness, with the grace
of a frigate over Barrel of Beef, its rock;
be grateful that you wrote well in this place,
let the torn poems sail from you like a flock
of white egrets in a long last sigh of release.

Derek Walcott

da “White Egrets”, New York: Farrar, Straus & Giroux, 2010

Ricordo – Giorgio Caproni

 

Ricordo una chiesa antica,
romita,
nell’ora in cui l’aria s’arancia
e si scheggia ogni voce
sotto l’arcata del cielo.

Eri stanca,
e ci sedemmo sopra un gradino
come due mendicanti.

Invece il sangue ferveva
di meraviglia, a vedere
ogni uccello mutarsi in stella
nel cielo.

Giorgio Caproni

da “Come un’allegoria” (1932-1935), in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998