Per Vava – Marc Chagall

Marc Chagall, Portrait Of Vava, c.1955

 

Con te io sono giovane
Quando laggiú gli alberi minacciano
E il cielo vanisce in lontananza
I tuoi occhi mi toccano

Quando ogni passo si perde sull’erba
Quando ogni passo sfiora le acque
Quando le onde mi fervono in testa
E dall’azzurro qualcuno mi chiama

Con te io sono giovane
Cadono i miei anni come foglie
E qualcuno colora le mie tele
Allora esse brillano di te

E sul tuo volto il sorriso è radioso
Piú chiaro assai delle nubi piú chiare
Allora io corro dove sei
Dove mi pensi e dove mi attendi

Marc Chagall

(Traduzione di Plinio Acquabona)

dalla rivista “Poesia”, Anno IX, Marzo 1996, N. 93, Crocetti Editore

Rimani in sogno – Alfonso Gatto

Scultura di Yves Pires

 

Era stupore di notte
o anima di vento
la casa leggera che il lume
portava sulla sua ombra.

Rimani in sogno laggiù,
giovane di plenilunio
alle terrazze aperte.

Addormentata in declivio
sul braccio che ti chiude
sei giusta, e salvi ancora
la pace alla mia morte.

Abbiamo freddo insieme
nelle notti se chiami
il tuo nome nel sogno a illimpidirti.
La paura d’esistere non salva
una giornata calma alla bambina
che ricerca nel seno il tuo passato.

Rimani in sogno e come il sogno uguale
trascorra la pianura, il dolce vento.

Alfonso Gatto

da “La memoria felice, 1937-1939”, in “Poesie, 1929-1941”, Mondadori, Milano, 1961

In “Poesie”, Panorama, Milano, 1939 (come già in «Il Frontespizio», 1937, 4) i due versi conclusivi sono : «E t’invento la morte per sollievo / nell’infanzia degli angeli e dei prati.».

Divisione del lavoro – Hans Magnus Enzensberger

Florence Henri, Paris Window, 1929

 

Che la stragrande maggioranza
della stragrande maggioranza
non capisca pressoché nulla,
per es. poesia, diritti d’opzione,
numeri pseudoprimi,
e mettici perfino
i massimi sistemi –
è piú che comprensibile!

La stragrande maggioranza
ha tutt’altre preoccupazioni,
imperturbabile si tiene
ai figli e alle mutue,
letto soldi pop sport,
a tutto ciò di cui la minima minoranza
non vuol sapere nulla.

Dove andremmo a finire
coi nostri cervellini
se tutti pensassero su tutto?

Solo di quando in quando,
in certe interminabili sere,
un’occhiata dall’altra parte,
alla finestra illuminata
dove vivono altri,
e la vaga sensazione
di essersi persi qualcosa.

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Piú leggeri dell’aria”, Einaudi, Torino, 2001

∗∗∗

Arbeitsteilung

Daß die allermeisten
vom allermeisten
so gut wie gar nichts verstehen –
Lyrik z. B., Optionsgeschäfte,
Pseudoprimzahlen,
und zu allem Überfluß noch
die Letzten Dinge – ,
nur allzu verständlich!

Die allermeisten
haben ganz andere Sorgen,
halten sich unbeirrt
an ihre Kinder und Krankenkassen,
Bett Geld Pop Sport,
an alles, wovon die allerwenigsten
nichts wissen wollen.

Wo kämen wir hin
mit unsern kleinen Gehirnen,
wenn alle an alles dächten?

Nur gelegentlich,
an allzu langen Abenden,
ein Blick nach drüben,
auf das erleuchtete Fenster,
wo andere leben,
und das taube Gefühl,
etwas versäumt zu haben.

Hans Magnus Enzensberger

da “Leichter als Luft. Moralische Gedichte”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1999

Giardino astratto – Hart Crane

Martina dal Brollo, Donna Albero, 2010

 

La mela sul suo ramo è il desiderio
di lei, – sospensione lucente e mimica del sole.
Il ramo le ha tolto il respiro, e la sua voce,
nell’inclinarsi e levarsi su di lei di ramo in ramo,
articolata sordamente ecco le annebbia gli occhi.
Lei prigioniera dell’albero, delle sue dita verdi.

Giunge così a sognare d’essere divenuta albero, col vento
che la possiede e intreccia le sue vene giovani,
la stringe al cielo e al suo rapido azzurro, annegando
la febbre delle mani nella luce
del sole. E non c’è in lei memoria, paura né speranza,
oltre l’erba e le ombre distese ai suoi piedi.

Hart Crane

(Traduzione di Roberto Sanesi)

da “Il ponte e altre poesie”, Garzanti, 1984

***

Garden abstract

The apple on its bough is her desire,—
Shining suspension, mimic of the sun.
The bough has caught her breath up, and her voice,
Dumbly articulate in the slant and rise
Of branch on branch above her, blurs her eyes.
She is prisoner of the tree and its green fingers.

And so she comes to dream herself the tree,
The wind possessing her, weaving her young veins,
Holding her to the sky and its quick blue,
Drowning the fever of her hands in sunlight.
She has no memory, nor fear, nor hope
Beyond the grass and shadows at her feet.

Hart Crane

da “White Buildings: Poems by Hart Crane”, New York, 1926

Appello – Harry Martinson

Foto di Tina Fersino

 

La luna piena risplende nel mare
e tu nel mio cuore.
La riva attende e invecchia. Tu non vieni mai.
Fugace il sentiero lunare sul mare che inghiottí
il veliero col quale a lungo avremmo vagato
condotti dal desiderio, suonando il flauto e la cetra
unendo canto e carne nell’argenteo vento.

Harry Martinson

(Traduzione di Giacomo Oreglia)

da “Le erbe nella Thule”, Einaudi, Torino, 1975

***

Anrop

Fullmånen lyser på havet,
och du i mitt hjärta.
Stranden väntar och åldras. Du kommer aldrig.
Flyktig är mänstrimmans över hav som slukat
båten med vilken vi skulle ha färdats länge
burna av åtrå, spelande flöjt och lyra
enande sång och kött i silvervinden.

Harry Martinson

da “Gräsen i Thule”, Stockholm : Bonnier, 1958