«Camminerai sull’acqua per tornare» – Giovanni Raboni

Philip McKay, The Silent Word

 

Camminerai sull’acqua per tornare
dove sei sempre stato. Intanto vivi
pagando vecchi debiti, coltivi
la tua puntigliosità militare,

accumuli prove a discolpa come
se la gioia che t’aspetta dovessi
davvero meritartela o potessi
perderla ancora, ostaggio d’un cognome

inventato da chissà quale mente
boriosa se lo si legge in Giovanni
20, 16. Quanti e che duri anni
a sentirti padre infinitamente

volendo essere figlio, a scongiurare
ferite, tu che le hai cosí care…

Giovanni Raboni

da “Quare tristis”, “Lo Specchio” Mondadori, 1998

Φωνές – Κωνσταντίνος Καβάφης

Foto di Anja Bührer

 

Ιδανιϰές φωνές ϰι άγαπημένες
εϰείνων πού πεθάναν, ή εϰείνων πού είναι
γιά μας χαμένοι σάν τούς πεθαμένους.

Κάποτε μές στα όνειρά μας ομιλούνε
ϰάποτε μές στην σϰέψι τές αϰούει τύ μυαλό.

Καί μέ τον ήχο των γιά μιά στιγμή επιστρέφουν
ήχοι άπδ την πρώτη ποίησι της ζωής μας –
σά μουσιϰή, την νύχτα, μαϰρυνή, πού σβύνει.

Κωνσταντίνος Καβάφης

[1904]

da “Από τα Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

∗∗∗

Voci

Ideali amate voci
di coloro che son morti o come i morti
sono per noi perduti.

A volte ci parlano in sogno
a volte esse vibrano dentro.

E con il suono, per un istante l’eco fa ritorno
della prima poesia di nostra vita –
come lontana nella notte una musica che dilegua.

Constantinos Kavafis

(Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)

da “Constantinos Kavafis, Cinquantacinque poesie”, Einaudi, Torino, 1968

∗∗∗

Voci

Voci ideali e care
di quanti morirono, o di quanti sono
per noi persi come morti.

Talvolta parlano nei nostri sogni;
talvolta le ode nel pensiero la mente.

E con il loro suono per un attimo affiorano
suoni dalla prima poesia della vita –
come musica, lontana, che si perde, nella notte.

Konstandinos P. Kavafis

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “Tutte le poesie”, Donzelli Editore, 2020

∗∗∗

Voci

Voci ideali e amate
di quanti sono morti, di quanti
sono per noi perduti come i morti.

A volte ci parlano nei sogni,
a volte le ode la mente tra i pensieri.

Col loro suono riemergono un istante
suoni della poesia prima della vita –
come di notte una musica
che in lontananza muore.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Poeti greci del Novecento, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Voci

Voci ideali e care
di quelli che  morirono, di quelli
che per noi sono persi come i morti.

Talvolta esse ci parlano nei sogni,
e le sente talora tra i pensieri la mente.

Col loro suono, un attimo  ritornano
suoni su dalla prima poesia della vita –
come musica, a notte, che lontanando muore.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

 da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

∗∗∗

Le voci

Dei morti, dei perduti
Come morti, per noi, voci ideali,
Amatissime voci…
Udibili nei sogni, talvolta;
Dalla mente pensosa,
A volte, percepite.
Nel loro suono,
Del poetico aprirsi, per un attimo,
Di questa nostra vita qualche accento
Riaffiora; e già è un lontano
nella notte, di musica, svanire.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Guido Ceronetti)

da “Un’ombra fuggitiva di piacere”, Adelphi Edizioni, 2004

Misticismo per principianti – Adam Zagajewski

Adam Zagajewski

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il giorno era mite, la luce amichevole.
Il tedesco sulla terrazza del caffè
teneva un libricino sulle ginocchia.
Sono riuscito a vedere il titolo:
Misticismo per principianti.
Subito ho capito che le rondini
pattuglie sulle strade di Montepulciano
con i loro versi striduli
e le conversazioni pacate dei viaggiatori timidi dell’Est,
la cosiddetta Europa centrale,
e gli aironi bianchi fermi ieri? Il giorno prima?
come suore in campi di riso,
e il crepuscolo, lento e metodico,
che offusca i contorni delle case medievali,
gli olivi sulle basse colline,
lasciate al vento e agli incendi,
e la testa della Principessa sconosciuta
che ho ammirato al Louvre
e le vetrate delle chiese come ali di farfalla
spruzzate di polline,
e il piccolo usignolo che si esercita
nella sua recita vicino all’autostrada,
e ogni viaggio, ogni tipo di viaggio,
sono solo misticismo per principianti,
il corso introduttivo, propedeutico
per un esame che è stato
rinviato.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Paola Malavasi)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVII, Maggio 2004, N. 183, Crocetti Editore

∗∗∗

Mistica per principianti 

II giorno era mite, la luce amica.
Quel tedesco sulla terrazza del caffè
teneva sulle ginocchia un libriccino.

Riuscii a leggere il titolo:
Mistica per principianti.
All’improvviso compresi che le rondini
in ricognizione
con striduli richiami
sulle vie di Montepulciano,
e i dialoghi sommessi degli intimiditi
viaggiatori dell’Europa Orientale detta Centrale,
e i bianchi aironi fermi – ieri, ier l’altro? –
nelle risaie come tante monache,
e il crepuscolo, lento e sistematico,
che cancellava i profili delle case medioevali,
e gli olivi sulle basse colline
esposti ai venti e agli incendi,
e la testa della Principessa ignota,
che vidi e ammirai al Louvre,
e le vetrate delle chiese simili ad ali di farfalla
cosparse del polline dei fiori,
e il piccolo usignolo che si esercitava nella dizione
proprio accanto all’autostrada,
e i viaggi, tutti i viaggi,
erano soltanto mistica per principianti,
un corso introduttivo, prolegomeni
di un esame rimandato
a più tardi.

Adam Zagajewski 

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

da “Dalla vita degli oggetti”, Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012

***

Mistyka dla początkujących

Mistyka dla początkujących
Dzień był łagodny, światło przyjazne.
Ten Niemiec na tarasie kawiarni
trzymał na kolanach niedużą książkę.
Udało mi się zobaczyć jej tytuł:
Mistyka dla początkujących.
Od razu zrozumiałem, że jaskółki,
które, przenikliwie gwiżdżąc,
patrolowały ulice Montepulciano,
i ściszone rozmowy onieśmielonych wędrowców
z Europy Wschodniej zwanej Środkową,
i białe czaple, stojące – wczoraj, przedwczoraj? –
w polach ryżowych jak zakonnice,
i zmierzch, powolny i systematyczny,
zacierający kontury średniowiecznych domów,
i drzewa oliwne na niewielkich wzgórzach,
poddane wiatrom i pożarom,
i głowa Nieznanej księżniczki,
którą widziałem i podziwiałem w Luwrze,
i witraże w kościołach jak skrzydła motyli
pomazane pyłkiem kwiatów,
mały słowik, który ćwiczył recytację
tuż przy autostradzie,
i podróże, wszystkie podróże,
to była tylko mistyka dla początkujących,
wstępny kurs, prolegomena
do egzaminu, który odłożony został
na później.

Adam Zagajewski

da “Pragnienie”, Kraków: Wydawnictwo “a5”, 1999

«Tu che non sai e splendi di tanta poesia» – Cesare Pavese

 

Tu che non sai e splendi di tanta poesia
o donna che fiorisci sopra la mia agonia,
fa ch’io risorga un giorno.
O tu che sei passata nel crepuscolo immondo
di tutti noi e sorgi come l’alba d’un mondo
fa ch’io risorga un giorno.

Cesare Pavese

[aprile 1928]

da “Prima di «Lavorare stanca» 1923-1930”, in “Cesare Pavese, Le poesie”, Einaudi, Torino, 1998

Si è fatta notte – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

La festa di stasera rimandata.
E non sapevamo affatto
cosa avrebbero pianto o festeggiato.
A un tratto le luci si accesero e si spensero.
Dalla finestra vedemmo i musicanti;
attraversarono il viale in silenzio
con in spalla
enormi strumenti di rame.
Rimani qui, dunque,
fuma la sigaretta
in questa grande quiete,
in questo miracolo-niente.
Le statue sordomute.
Anche le poesie sordomute. Si è fatta notte.

Ghiannis Ritsos

                                                  Atene, I.I.1988

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Molto tardi nella notte”, 1988, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

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Νύχτωσε

Κι ἡ ἀποῲινή γιορτή ἀναβλήθηϰε.
Κι οὔτε πού ξέραμε ϰαθόλου
τί Θά πενθοῦσαν, τί θά γιόρταζαν.
Μεμιᾶς ἀνάψανε τά φῶτα ϰι ἔσβησαν.
Ἀπ’ τό παράθυρο εἴδαμε τούς μουσιϰούς·
πέρασαν ἄφωνοι τή λεωφόρο
ἔχοντας στούς ὤμους τους
τεράστια χάλϰινα ὄργανα.
Μεῖνε, λοιπόν, ἐδῶ,
ϰάπνισε τό τσιγάρο σου
μέσα σ’ αὐτή τή μεγάλη ἡσυχία,
μέσα σ’ αὐτό τό θαῦμα-τίποτα.
Κωφάλαλα τ’ ἀγάλματα.
Κωφάλαλα ϰαί τά ποιήματα. Νύχτωσε.

Γιάννης Ρίτσος

Ἀθήνα, I.I.1988

da “Ἀργά, πολύ ἀργά μέσα στή νύχταΤο γυμνό”, 1987, in “Ἀργά, πολύ ἀργά μέσα στή νύχτα”, Κέδρος, 1991