sincope I – Roberta Dapunt

Josef Sudek, Son jardin fenetre, 1948

 

Lí in fondo ad ogni ultimo verso
improvvisa è la perdita di coscienza.
Lettore, io emetto suoni su tempi deboli,
che siano essi di giorni riposti o demenza,
cosí l’alcol, cosí l’amore e la morte.
Sono queste le mie verità,
lasciano le visioni accese persino al gelo notturno.
Che nella notte, io le rumino,
ma nel giorno, io di loro mi alimento.

Roberta Dapunt

da “Sincope”, Einaudi, Torino, 2018

Secondi, 77 – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

77

Tutto il giorno piove.
Bambini fradici aspettano
alle fermate degli autobus.
E tu,
dietro i vetri della finestra,
ti sforzi
di trasformare una goccia di pioggia
in un diamante.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Secondi”, 1988-1989, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

Titolo dell’opera originale: Άργά, πολύ άργά μέσα στή νύϰτα

Le rose verdi del poeta – Tadeusz Różewicz

 

Lo vidi
seminava il vento
con fare stupendo
come un fiore
che spande i semi

Andandosene
non raccolse tempeste
ma una bracciata di rose
e ciascuna era verde

Tadeusz Różewicz

(Traduzione di Carlo Verdiani)

da “La spiga d’argento”, 1954-1955, in “Il guanto rosso e altre poesie”, Libri Scheiwiller, 2003

∗∗∗

Zielone róże poety

Widziałem go
siał wiatr
pięknie to robił
jak kwiat
który rozsiewa nasiona

Odchodząc
nie zbierał burz
ale naręcza róż
a każda była zielona

Tadeusz Różewicz

da “Poezje żebrane” (Poesie raccolte), Wrocław, Ossolineum, 1971

«Sempre affacciato a una finestra io sono» – Sandro Penna

 

Sempre affacciato a una finestra io sono,
io della vita tanto innamorato.
Unir parole ad uomini fu il dono
breve e discreto che il cielo mi ha dato.

Sandro Penna

da “Stranezze”, 1957-1976, in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1987

Ballata di una stagione incompiuta – Nasos Vaghenàs

Foto di Nina Leen

 

Le fiamme possono ardere il violino,
ma non sfiorano crome e semicrome.
Pensandoti mi sento strano, come
la prima volta (un torbido mattino)
che in Facoltà ti vidi da vicino.

Indossavi un vestito color olio
ed orecchini viola d’ametista.
Era come se già ti avessi vista:
sotto un rametto pieno di boccioli
o in un abisso d’alghe fondo e triste.

Eri un ritratto fatto da un Fiammingo,
con sullo sfondo, là in secondo piano,
una Via Sacra e ai bordi le fontane
(qui le parole ad una si restringono:
divina – e un suono d’aironi lontano…).

Sei andata via come van via le rondini
che s’accoppiano in altri continenti.
Ora in mezzo all’oceano profondo
non con il corpo bensì con la mente
mi sforzo invano di toccare il fondo.

Nasos Vaghenàs

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

da “Ballate oscure e altre poesie”, Crocetti Editore, 2021

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Μπαλλάντα μιᾶς ἀτέλειωτης ἐποχῆς

Οἱ φλόγες μποροῦν νά ϰάψουν τό βιολί,
μά δέν μποροῦν ν’ ἀγγίξουν τί ς νότες.
Σέ σϰέφτομαι ϰαί νιώθω πολύ
περίεργα, θολά, ὅπως τότε
πού σέ πρωτοεῖδα στή Σχολή.

Φοροῦσες ἕνα φόρεμα λαδι
ϰαί μώβ ὀπάλλινα σϰουλαρίϰια.
Σάν νά σέ εἶχα ϰάπου ξαναδεῖ:
ϰάτω ἀπό ἕνα ἀνθισμένο ϰλαδι
ἢ μήπως σέ βυθό μέ φύϰια;

’Ήσουν πορτραῖτο ἀπό χέρι Φλαμανδοῦ
ζωγράφου, μέ φόντο συντριβάνια
στά ϰράσπεδα μιᾶς Ἱερᾶς Ὁδοῦ
(ἐδῶ ταιριάζει ἡ λέξη οὐράνια
ϰαί εἰϰόνες ἐρωδιῶν πού ϰελαηδοῦν).

Ἔφυγες ὅπως φεύγουν τά πουλιά
πού πᾶνε σέ ἄλλη γῆ νά ζευγαρώσουν.
Τώρα στή μέση τοῦ ὠϰεανοῦ
ὄχι μέ τό ϰορμί ἀλλά μέ τόν νοῦ
μάταια πασχίζω νά πατώσω.

Νάσος Βαγενάς

da “Σϰοτεινές μπαλλάντες ϰαί ἄλλα ποιήματα”, Αθήνα: Κέδρος, 2001