Il Tempo della poesia – Bijan Jalali

Antonio Tonelli, Finestra sul cielo, 2001

 

Il Tempo della poesia
non scorre.
Oggi
è il suo domani
e domani
il suo oggi

Scrivo di un attimo
che attimo non è
ma eterno bagliore
di stella

È dalla fine del mondo
che vengo
con nuove parole
dall’inizio del mondo

Bijan Jalali

(Traduzione di Chiara Riccarand)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXV, Luglio/Agosto 2012, N. 273, Crocetti Editore

«Sono pesi queste mie poesie» – Nika Turbina

Foto di Nastya Kaletkina

 

Sono pesi queste mie poesie,
pietre spinte lungo una salita.
Le porterò stremata
allo strapiombo.
Poi cadrò, viso nell’erba,
non avrò lacrime abbastanza.
Smembrerò la strofa
scoppierà in singhiozzi il verso
e si pianterà nel palmo
con dolore anche l’ortica.
L’amarezza di quel giorno
tutta trasmuterà in parola.

Nika Turbina

[1981]

(Traduzione di Federico Federici)

da “Sono pesi queste mie poesie e altre liriche”, Via del Vento Edizioni, 2008

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«Тяжелы мои стихи»

Тяжелы мои стихи,
Камни в гору.
Донесу их до скалы,
До упору.
Упаду лицом в траву,
Слёз не хватит.
Разорву строку свою,
Стих заплачет.
Больно врежется в ладонь
Крапива.
Превратится горесть дня
Вся в слова.

Ника Турбина

da “Черновик: первая книга стихов”, M: Молодая гвардия, 1984

«Anche tu sei l’amore» – Cesare Pavese

Foto di Ferdinando Scianna

 

Anche tu sei l’amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole – cammini
in attesa. L’amore
è il tuo sangue – non altro.

Cesare Pavese

[23 giugno 1946]

da “Due poesie a T”, in “Cesare Pavese, Le Poesie”, Einaudi, Torino, 1998

I versi, 1 – Titos Patrikios

Titos Patrikios, foto di Danilo Di Marco

 

I versi sono come i figli.
Crescono nelle viscere con rumori segreti,
soffrono dentro di te, si ammalano,
poi inaspettatamente si fanno grandi,
un giorno ti si rivoltano contro,
contro di te che hai dato loro vita,
finché se ne vanno per sempre
e non sono più soltanto tuoi.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(1953-1954; da Apprendistato, 1963: Anni della pietra)

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

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Οἱ στίχοι, 1

Οἱ στίχοι, σάν τά παιδιά.
Μέσα στά σπλάχνα μεγαλώνουν μέ μυστιϰούς Θορύβους,
πονᾶνε μέσα σου, ἀρρωσταίνουν,
παίρνουν ἀπρόσμενα τ’ ἀνάστημά τους,
μιά μέρα σηϰώνουνε ϰεφάλι
ἐνάντια σέ σένα πού τούς γέννησες,
ὅσο νά φύγουν ϰάποτε ὁριστιϰός
ϰαί νά μήν εἶναι πιά διϰοί σου μόνω.

Τίτος Πατρίϰιος

(1953-1954 Μαθητεία (1952-1962), 1963: Χρόνια τῆς πέτρας’)

da “Μαθητεία”, εκδ. Πρίσμα, 1963

19 aprile 1931 – Miklós Radnóti

Miklós Radnóti e Fanni Gyarmati a Svábhegyen, c. 1930

 

Ieri hanno sequestrato il mio nuovo libro,
ora sto seduto solo, con le dita
intrecciate attorno alle caviglie, oggi
con superstizione ho scavato sotto la soglia
una farfalla rossa, e lentamente m’addormento.

Mi ricordo! una volta una madre diciassettenne
priva di latte, la donna del mio amico,
si era assopita così stanca sopra la sua bimba di venti giorni
sognando camicine infantili
e scarpe nuove per il marito! e
si svegliò allegra come all’alba
nelle battaglie favolose i guerrieri al suono della tromba!

Mi sveglierò anch’io! sulla treccia
d’oro della mia amata urlerà la luce del sole,
oscillando, la mia ombra crescerà fino al cielo
e con i miei ventidue anni sfrontati stanotte
per cena mangerò tre stelle!

Miklós Radnóti

(Traduzione di Edith Bruck)

da “Mi capirebbero le scimmie”, Donzelli Poesia, 2009

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1931 április 19

Uj könyvemet tegnap elkobozták,
most egyedül ülök, ujjaim
átfonva bokám körül, piros
pillét ástam ma babonásan
a küszöb alá és lassan elalszom!

Emlékszem én! egyszer a tizenhétéves
anya, barátom tejetlen asszonya
aludt el fáradtan, húsznapos, tejes
kislánya fölött így: gyerekingeket
álmodott s urának új cipőt! és
kedvvel ébredt, ahogy mesék csatái
hajnalán kürthangra harcosok!

Majd fölébredek én is! kedvesem arany
varkocsán sikongat a napfény,
lóbálva nő föl árnyam az égig és
huszonkét szemtelen évem az éjjel
bevacsorázik három csillagot!

Miklós Radnóti

da “Lábadozó szél”, Szeged, 1933