Anello – Pierluigi Cappello

 

Quando la passione dura, tutto un mondo scompare
e la tua mano non è piú la tua mano
e la mia mano non è piú nella tua.

Quando sto con il mio silenzio nel tuo
il mio silenzio splende di giovinezza
e un mondo – che era nascosto – riappare.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010 

Si ricordava di lui… – Maria do Rosário Pedreira

Isabeli Fontana by Peter Lindbergh, Paris, April 2012

 

Si ricordava di lui e, per amore, anche se pensava
a un serpente, avrebbe detto solo un arabesco; e avrebbe nascosto
nella gonna il morso caldo, la ferita, l’impronta
di tutti gli inganni, avrebbe fatto quasi tutto

per amore: avrebbe dato il sonno e il sangue, la casa e la felicità,
e avrebbe custodito silenziosi i fantasmi della paura, che sono
i padroni delle piú grandi verità. Già un’altra volta aveva mentito

e per amore si sarebbe seduta alla tavola di lui
e avrebbe negato che lo amava, perché amarlo era un inganno
ancora piú grande che mentirgli. E, per amore, si mise

a disegnare il tempo come una linea stordita, sempre
al cadere di una pagina, a prolungare il mancato incontro.
E faceva stelle, anche se pensava alle croci;
arabeschi, anche se ricordava solo serpenti.

Maria do Rosário Pedreira

(Traduzione di Mirella Abriati)

da “La casa e l’odore dei libri”, Librati Edizioni, 2008

∗∗∗

Lembrava-se dele…

Lembrava-se dele e, por amor, ainda que pensasse
em serpente, diria apenas arabesco; e esconderia
na saia a mordedura quente, a ferida, a marca
de todos os enganos, faria quase tudo

por amor: daria o sono e o sangue, a casa e a alegria,
e guardaria calados os fantasmas do medo, que são
os donos das maiores verdades. Já de outra vez mentira

e por amor haveria de sentar-se à mesa dele
e negar que o amava, porque amá-lo era um engano
ainda maior do que mentir-lhe. E, por amor, punha-se

a desenhar o tempo como uma linha tonta, sempre
a cair da folha, a prolongar o desencontro.
E fazia estrelas, ainda que pensasse em cruzes;
arabescos, ainda que só se lembrasse de serpentes.

Maria do Rosário Pedreira

da “A Casa e o Cheiro dos Livros”, Editor Gótica, Lisboa, 2001

Ho amato addolcire l’amarezza – Piero Bigongiari

Édouard Boubat, Lella, Bretagne, 1847

 

Ho amato addolcire l’amarezza
quando era più profonda
come una brezza non sa quel che sfiora,
ho amato dire no, dire sì
davanti all’incertezza come se
ne sapessi qualcosa, come l’onda
ne sapesse qualcosa della sponda.

                                                                    Era in te
che cresceva il profumo di una rosa
rapito dall’odorare del vento,
in te che l’orrore e la dolcezza
rendevano immedicabile, impossibile.
Ho amato con quel goccio di angostura,
nella tua lacrima più pura,
amareggiare il tuo sguardo che dura
al di là di ogni pianto, cristallino
a versare natura nell’enigma.

Sei la speranza e la disperazione.
La lezione non è finita, il kérigma
trema più a fondo quanto più a fondo
incide e fruga dentro la ferita.
La passione più alta dell’amore
ne è al di là: è la sua compassione

il fragile tremare di un filo
d’erba nel vento. Forse l’agitarsi
di ogni atto è nel cuore dell’evento
l’occulta felicità del dolore.

Ti ho atteso dove sapevo
che non saresti passata
per dirti, mia fata, quanto ti amo.
Non misuravo la distanza, l’essere
non ha distanza, ma solo dolore
mentre lavora l’esistenza e mira
a ferire il non essere che è
il suo più oscuro essere nel cuore.

Piero Bigongiari

28-29 agosto 1991

da “Radure”, in “Dove finiscono le tracce” (1984-1996), Le Lettere, Firenze, 1996

«Dimmi, perché quest’ansia» – Pedro Salinas

Pentti Sammallahti, Helsinki, Finland, 1983

[LVII]

Dimmi, perché quest’ansia
di fare la possibile,
se tu sai di essere quella
che non sarai mai?
Tu al mio fianco, nella tua carne,
nel tuo corpo, sei solo
il grande desiderio inutile
di stare qui al mio fianco
nel tuo corpo, nella tua carne.
In tutto ciò che fai,
di vero, di visibile,
nulla si compie,
e nulla si realizza, no.
Ciò che tu fai altro non è
che ciò che tu vorresti
fare mentre lo fai.
Le parole, le mani
che mi porgi, le bacio
per quella volontà
irrealizzabile e tua
di darmele, nel darmele.
E quanto piú ti accosti a me
e piú ti stringi
contro il no indistruttibile
e nero, piú grandi si fanno
per il desiderio di abolirle,
per l’ansia che non esistano,
le distanze senza fondo
che tu vuoi ignorare
abbracciandomi. E sento
che il vivere tuo con me
è puro segno, indizio,
in baci, in presenze,
dell’impossibile, del
desiderio tuo di vivere
con me, mia, sempre.

Pedro Salinas

(Traduzione di Emma Scoles)

da “La voce a te dovuta”, Einaudi, Torino, 1979

∗∗∗

[LVII]

Dime, ¿por qué ese afán
de hacerte la posible,
si sabes que tú eres
la que no serás nunca?
Tú a mi lado, en tu carne,
en tu cuerpo, eres sólo
el gran deseo inútil
de estar aquí a mi lado
en tu cuerpo, en tu carne.
En todo lo que haces,
verdadero, visible,
no se consuma nada,
ni se realiza, no.
Lo que tú haces no es más
que lo que tú querrías
hacer mientras lo haces.
Las palabras, las manos
que me entregas, las beso
por esa voluntad
tuya e irrealizable
de dármelas, al dármelas.
Y cuanto más te acercas
contra mí y más te estrechas
contra el no indestructible
y negro, más se ensanchan
de querer abolirlas,
de afán de que no existan,
las distancias sin fondo
que quieres ignorar
abrazándome. Y siento
que tu vivir conmigo
es signo puro, seña,
en besos, en presencias,
de lo imposible, de
tu querer vivir
conmigo, mía, siempre.

Pedro Salinas

da “La voz a ti debida”, Madrid, Signo, 1933

Lettera da Praga – Raffaele Carrieri

a Mimi

Non andrò lontano
con le tue belle
scarpe d’inverno.
La sera non scendo
a vedere il cielo
dalla Torre le ore
continuano a cadere,
e io sono triste.
Non vedo più i tigli
delle sere a Màla Strana
se ne stanno sull’acqua
stanno i tigli
sulla Moldava ad aspettarmi.

Raffaele Carrieri

da “Souvenir caporal”, Mondadori, 1946