«Il nonnulla che ti coprì le spalle» – Pierluigi Cappello

Pierluigi Cappello

I globi chiari, i lenti globi
templari cumuli dei venti
non sono me.
FRANCO FORTINI

 

Il nonnulla che ti coprì le spalle
quel cencio di sole e luce che corse
la volontà disalberata e franta,
le dita di chi porse alle tue dita
breve calore, il vertice d’inverno
dei letti nichelati d’ospedale
e, nera a paragone di ogni nero,
la mezzanotte nera dentro il sonno
e il tuo centesimo rabbrividito
d’anima, il fuoco di febbre che rese
ogni minuto battaglia di lazzaro
una caduta ogni sosta di sangue,
quel nonnulla: che ti coprì le spalle
non eri tu.

Pierluigi Cappello

da “Assetto di volo. Poesie 1992-2005”, Crocetti Editore, 2006

Dèstati – Adam Zagajewski

Foto di Renate von Mangoldt

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dèstati, anima mia.
Non so dove tu sia,
dove ti sia nascosta,
ma ti prego, dèstati,
siamo ancora insieme,
c’è ancora cammino davanti a noi,
nostra stella sarà
il chiaro lembo dell’alba.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Marco Bruno)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXX, Novembre 2017, N. 331, Crocetti Editore

∗∗∗

Obudź się

Obudź się, moja duszo.
Nie wiem, gdzie jesteś,
gdzie się ukryłaś,
ale proszę cię, obudź się,
jeszcze jesteśmy razem,
jeszcze droga przed nami,
naszą gwiazdą będzie
jasny rąbek świtu.

Adam Zagajewski

da “Asymetria”, A5 K. Krynicka, 2014

Il tempo provvisorio – Vittorio Sereni

Mario Sironi, Paesaggio con case, 1928 ca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui il tarlo nei legni
una sete che oscena si rinnova
e dove fu amore la lebbra
delle mura smozzicate
delle case dissestate:
un dirotto orizzonte di città.
Perché non vengono i saldatori
perché ritardano gli aggiustatori?
Ma non è disservizio cittadino
è morto tempo da spalare al piú presto.
E tu, quanti anni per capirlo:
troppi per esserne certo.

Vittorio Sereni

da “Gli strumenti umani”, Einaudi, Torino, 1965

Una foglia che cade – Vladimír Holan

Josef Sudek, Duality, 1944

 

Che non un’opportunità
si palesi è anche per stanchezza
dell’attenzione. Non più che di secondo
ordine è tutto quanto avverserebbe
i sensi. Invece la natura
si sovrastima a un tempo per la disparatezza
e tanto più quanto più
è a compimento. Una foglia che cade
è più alta dell’albero. E noi?
Conosciamo l’amore che superi
l’amore?

Vladimír Holan

(Traduzione dal ceco di Vlasta Fesslová. Versi italiani di Marco Ceriani)

da “Penultima (1968-71)”, in “Il poeta murato”, Edizioni «Fondo Pier Paolo Pasolini», 1991

∗∗∗

Padající list

Že se nic nenaskytne,
je také jenom pro únavu
pozornosti. Téměř podružné
je všechno, co by odporovalo
smyslům. Zato příroda
se přitom přeceňuje z odlišnosti
tím víc, oč více je
k ukončení. Padající list
je vyšší než strom. A my?
Známe lásku, která
přesahuje lásku?

Vladimír Holan

da Předposlední (1968-71)

da “Sebrané spisy Vladimíra Holana”, Odeon, 19651988 

Interludio – Giorgio Caproni

Josef Sudek

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E intanto ho conosciuto l’Erebo
– l’inverno in una latteria.
Ho conosciuto la mia
Prosèrpina, che nella scialba
veste lavava all’alba
i nuvolosi bicchieri.

Ho conosciuto neri
tavoli – anime in fretta
posare la bicicletta
allo stipite, e entrare
a perdersi fra i vapori.
E ho conosciuto rossori
indicibili – mani
di gelo sulla segatura
rancida, e senza figura
nel fumo la ragazza
che aspetta con la sua tazza
vuota la mia paura.

1950.

Giorgio Caproni

da “Il passaggio d’Enea” (1943- 1955), in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998