«Cademmo nell’abbraccio» – Clara Janés

Anouk Aimée and Jean-Louis Trintignant in “Un Homme et une femme”, by Claude Lelouch, 1966

 

Cademmo nell’abbraccio,
ci separammo dal mondo,
non sapevamo se eravamo due corpi
o due anime
o un corpo e un’anima
o se semplicemente
non eravamo
perché era amore solamente
e poi solamente fu
la marea d’argento del nulla.

Clara Janés

(Traduzione di Annelisa Addolorato)

da “Arcangelo d’ombra”, Crocetti Editore, 2005

∗∗∗

«En el abrazo caímos»

En el abrazo caímos,
nos desprendimos del mundo,
no sabíamos si éramos dos cuerpos
o dos almas
o un cuerpo y un alma
o si sencillamente
no éramos
porque era amor tan sólo
y luego sólo fue
la marea de plata de la nada.

Clara Janés

da “Arcángel de sombra”, Visor, Madrid, 1999

«Rami di luce sdrucciolavano» – Clara Janés

Yves Trémorin, Les amants magnifiques, 1989

 

Rami di luce sdrucciolavano
sulle nostre teste immerse nell’azzurro.
Coralli erano le sue guance,
nel silenzio delle acque.
Ancorato dentro di me dormiva
attizzando i falò
della selva occulta nel sangue.
Una mano morbida cingeva la mia gola
fino a soffocarmi.
Nere lacrime scivolarono
dai miei occhi:
perle che colmarono
il calice dell’amore.

Clara Janés

(Traduzione di Annelisa Addolorato)

da “Arcangelo d’ombra”, Crocetti Editore, 2005

∗∗∗

«Ramos de luz se deslizaban» 

Ramos de luz se deslizaban
sobre nuestras cabezas sumidas en lo azul.
Corales eran sus mejillas,
en el silencio de las aguas.
Anclado en mí dormía
avivando las hogueras
de la selva oculta en la sangre.
Una mano suave ceñía mi garganta
hasta la asfixia.
Negras lágrimas resbalaron
por mis ojos:
perlas que colmaron
la copa de amor.

Clara Janés

da “Arcángel de sombra”, Visor, Madrid, 1999

Voyelles – Arthur Rimbaud

Arthur Rimbaud

 

A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu: voyelles,
Je dirai quelque jour vos naissances latentes:
A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

Golfes d’ombre; E, candeurs des vapeurs et des tentes,
Lances des glaciers fiers, rois blancs , frissons d’ombelles;
I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
Dans la colère ou les ivresses pénitentes;

U, cycles, vibrements divins des mers virides,
Paix des pâtis semés d’animaux, paix des rides
Que l’alchimie imprime aux grands fronts studieux;

O, suprême Clairon plein des strideurs étranges,
Silences traversés des Mondes et des Anges:
– Ô l’Oméga, rayon violet de Ses Yeux!

da “Œuvres complètes”, a cura di Antoine Adam, “Bibliothèque de la Pléiade”, Paris, 1972

∗∗∗

Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno le vostre nascite latenti:
A, nero corsetto, vello di mosche splendenti,
Ronzanti intorno a crudeli fetori, golfi

D’ombra; E, candore di vapori e tende, lance
Di ghiacciai fieri, bianchi re, frementi umbelle;
I, porpore, sputo di sangue, labbra belle
In riso di collera o d’ebbrezze penitenti;

U, cicli, vibramenti divini dei viridi mari,
Pace d’animali al pascolo, pace di rughe
Impresse dall’alchimia su ampie fronti studiose;

O, Tromba suprema piena d’arcani stridori,
Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:
– Oh l’Omega, di quei Suoi Occhi il raggio viola!

Arthur Rimbaud

(Traduzione di Diana Grange Fiori)

da “Arthur Rimbaud, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1975

∗∗∗

Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno i vostri ascosi nascimenti:
A, nero vello al corpo delle mosche lucenti
Che ronzano al di sopra dei crudeli fetori,

Golfi d’ombra; E, candori di vapori e di tende,
Lance di ghiaccio, brividi di umbelle, bianchi re;
I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle
Che ridono di collera, di ebbrezza penitente;

U, cicli, vibrazioni sacre dei mari viridi,
Quiete di bestie al pascolo, quiete dell’ampie rughe
Che alle fronti studiose imprime l’alchimia.

O, la suprema Tuba piena di stridi strani,
Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:
— O, l’Omega ed il raggio violetto dei Suoi Occhi!

Arthur Rimbaud

(Traduzione di Ivos Margoni)

daArthur Rimbaud, Opere”, Feltrinelli, Milano, 1964

∗∗∗

Vocali 
 
A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
io dirò un giorno le vostre segrete origini:
A, nero, corsetto villoso delle mosche lucenti
che ronzano intorno a crudeli fetori,
 
golfi d’ombra; E, candori di vapori e di tende,
lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbelle;
I, porpora, sputo di sangue, riso di belle labbra
nella collera o nelle ebrezze penitenti;
 
U, cicli, fremiti divini di mari verdi,
pace dei pascoli disseminati di animali, pace delle rughe
che l’alchimia scava nelle ampie fronti studiose;
 
O, Tromba suprema piena di stridori strani,
silenzi solcati dai Pianeti e dagli Angeli:
– O l’Omega e il raggio violetto dei Suoi Occhi!

Arthur Rimbaud

(Traduzione di Laura Mazza)

da “Arthur Rimbaud, Tutte le poesie”, Newton Compton, 1972

La mia casa e il mio cuore – Marcos Ana

Edward Hopper, Rooms by the Sea, 1951

(sogno di libertà)

Se un giorno tornerò alla vita
la mia casa non avrà chiavi:
sempre aperta, come il mare,
il sole e l’aria.

Che entrino la notte e il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il pane rosso dell’aurora;
la luna, mia dolce amante.

Che l’amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
né la rondine il volo,
né l’amore le labbra. Nessuno.

La mia casa e il mio cuore
mai chiusi: che passino
gli uccelli, gli amici,
e il sole e l’aria.

Marcos Ana

(Traduzione di Chiara De Luca)

da “Ditemi com’è un albero”, Crocetti Editore, 2009

***

Mi casa y mi corazón 

(sueño de libertad)

Si salgo un día a la vida
mi casa no tendrá llaves:
siempre abierta, como el mar,
el sol y el aire.

Que entren la noche y el día,
y la lluvia azul, la tarde,
el rojo pan de la aurora;
La luna, mi dulce amante.

Que la amistad no detenga
sus pasos en mis umbrales,
ni la golondrina el vuelo,
ni el amor sus labios. Nadie.

Mi casa y mi corazón
nunca cerrados: que pasen
los pájaros, los amigos,
el sol y el aire.

Marcos Ana

da “Decidme cómo es un árbol”, Umbriel Editores, 2007

Cari luoghi – Leonardo Sinisgalli

Foto di Anka Zhuravleva

TI VENGO VICINO

Ti vengo vicino, per vederti
devo difendere gli occhi
dalle spine.

Ti posso chiamare, nessuno
mi sente nel giardino.

PER QUESTO VIOTTOLO

Per questo viottolo
storto, stretto, gonfio
di murmuri, di strepiti
potrò raggiungere tra gli iris
il recinto di cenere.

STO IN ATTESA

Sto in attesa a guardare
laggiù quando scoppiano
i fiori tra le foglie.

CARI LUOGHI

Cari luoghi dove
ti pare di udire
di rimbalzo la tua voce.

HA RIPRESO A TUBARE

Ha ripreso a tubare la tortora
dei vicini, trema
la batteria delle padelle,
la bimba in cucina
scrive i nomi delle sorelle
su un guscio d’uovo.

RITARDA IL FREMITO

Ritarda il fremito della chioma
fitta e fresca davanti
alla finestra – la nuvola
si sposta di un millimetro –
vieta a questi voli
di oscurarci.

Leonardo Sinisgalli

da “Dimenticatoio”, (1975-1978), in “Leonardo Sinisgalli, Tutte le poesie”, Mondadori, 2020