Trasfigurazione – Georg Trakl

Georg Trakl

 

Quando si fa sera
Lieve ti lascia un viso azzurro.
Nel tamarindo canta un uccellino.

Soave un monaco
Giunge le morte mani.
Un angelo bianco visita Maria.

Notturna ghirlanda
Di viole, grano e vite purpurea
È l’anno del Contemplante.

Ai tuoi piedi
Si aprono le fosse dei morti
Quando appoggi la fronte sulle argentee mani.

Riposa
Sulla tua bocca la luna autunnale,
Inebriata dall’oscuro canto dell’oppio;

Fiore azzurro
Che lieve suona tra ingiallite pietre.

Georg Trakl

(Traduzione di Ida Porena)

da “Georg Trakl, Poesie”, Einaudi, Torino, 1979

∗∗∗

Verklärung

Wenn es Abend wird,
Verläßt dich leise ein blaues Antlitz.
Ein kleiner Vogel singt im Tamarindenbaum.

Ein sanfter Mönch
Faltet die erstorbenen Hände.
Ein weißer Engel sucht Marien heim.

Ein nächtiger Kranz
Von Veilchen, Korn und purpurnen Trauben
Ist das Jahr des Schauenden.

Zu deinen Füßen
Öffnen sich die Gräber der Toten,
Wenn du die Stirne in die silbernen Hände legst.

Stille wohnt
An deinem Mund der herbstliche Mond,
Trunken von Mohnsaft dunkler Gesang;

Blaue Blume,
Die leise tönt in vergilbtem Gestein.

Georg Trakl

da “Sebastian im Traum”, Leipzig: Kurt Wolff, 1915

«Perché mai questa tristezza?» – Nelly Sachs

8
Stoccolma, 10.3.1958
Bergsundsstrand 23

 

Caro amico Paul Celan,
oggi un cordiale saluto da neve e ghiaccio e in occasione della presenza qui di Hermann Kasack, poiché il Suo nome è rimbalzato ancora una volta tra noi in un contesto così alto.
Sono sempre felice di saperla presente e di sapere che la Sua opera traccia cerchi via via più ampi intorno a sé. Segue qui per Lei un minuto alle prime luci dell’alba:

Perché mai questa tristezza?
Questo completo defluire del mondo?
Perché nei tuoi occhi
gocce di luce di cui si compone il morire?

Sommessamente scivoliamo giù per questa ripida roccia dell’orrore

essa ci guarda con le morti pregne di stelle
con queste placente irrigidite nella polvere
nelle quali fluiva il canto degli uccelli
mentre il labbro seppelliva il vino del linguaggio.

O raggio che ci hai risvegliati:
come hai potuto prendere tra le tue braccia
che sempre più abbuiano ogni patria
il nostro farci-stanchi
per poi lasciarci soli nella notte –*

Adieu
Sua Nelly Sachs

da “Paul Celan, Nelly Sachs, Corrispondenza”, Giuntina, 2018

A cura di Barbara Wiedemann. Edizione italiana a cura di Anna Ruchat.

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Warum diese Traurigkeit?

Inedito
Lettera n. 8
* Warum diese Traurigkeit? / Dieses Welt-zu-Endefließen? / Warum in deinen Augen / das perlende Licht daraus Sterben sich zusammensetzt? // Leise gleißen wir diesen steilen Felsen des Entsetzens hinab // der blickt uns an mit sternbesetzten Toden / diesen stauberstarrten Nachgeburten / darin das Lied der Vögel verrann / die Lippe den Wein der Sprache einsargte. // O Strahl der uns geweckt: / wie nahmst Du unser Müde-werden / in deine immer mehr Heimat dunkelnden Arme / und ließest dann allein uns in der Nacht.

Nelly Sachs

da “Briefwechsel”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1993

Celati – Gottfried Benn

Foto di Stephania Dapolla

 

Cela te stesso con maschere e con trucchi¹,
stringi gli occhi come chi vede male,
che dal tuo volto mai si distingua
dove sono il tuo essere, il tuo crollo.

Ultime luci, lungo bui giardini,
il cielo un rovinio di notti e incendi –
celati: dove lacrimi o resisti,
la carne ove ciò si compie non si veda.

Le scissioni, la crepa ed i passaggi,
il nocciolo dentro cui vieni annientato
celali, come se i tuoi canti di lontano
venissero da una gondola vicina.

Gottfried Benn

Inizio 1951.

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

¹Una netta separazione s’impone fra vita e arte, la dolente umanità dell’artista e la sua produzione, che non aspira tuttavia al sublime: è una canzone di gondoliere. Vedi gli spirituals negri e le Ave Maria di Frammenti. (Anna Maria Carpi)

∗∗∗

Verhülle dich –

Verhülle dich mit Masken und mit Schminken,
auch blinzle wie gestörten Augenlichts,
laß nie erblicken, wie dein Sein, dein Sinken
sich abhebt von dem Rund des Angesichts.

Im letzten Licht, vorbei an trüben Gärten,
der Himmel ein Geröll aus Brand und Nacht –
verhülle dich, die Tränen und die Härten,
das Fleisch darf man nicht sehn, das dies vollbracht.

Die Spaltungen, den Riß, die Übergänge,
den Kern, wo die Zerstörung dir geschieht,
verhülle, tu, als ob die Ferngesänge
aus einer Gondel gehn, die jeder sieht.

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986

Grata di parole – Paul Celan

Foto tratta dal documentario “Nuit et Brouillard”, Alain Resnais, 1956

 

Occhio tondo tra le sbarre.

Palpebra, sfarfallante animale,
voga verso l’alto,
fa passare uno sguardo.

Iride, natante, opaca e senza sogni:
sarà prossimo, il cielo, grigio-cuore.

Storta, nel beccuccio di ferro,
la scheggia fumigante.
Al senso che la luce prende
tu indovini l’anima.

(Fossi io come te. Tu come me.
Non sottostammo forse
al medesimo vento?
Siamo estranei.)

Pavimento. Sopra,
l’una accanto all’altra, le due
pozzanghere grigio-cuore:
due
bocconi di silenzio.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Grata di parole III”, in “Paul Celan, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

***

Sprachgitter

Augenrund zwischen den Stäben.

Flimmertier Lid
rudert nach oben,
gibt einen Blick frei.

Iris, Schwimmerin, traumlos und trüb:
der Himmel, herzgrau, muß nah sein.

Schräg, in der eisernen Tülle,
der blakende Span.
Am Lichtsinn
errätst du die Seele.

(Wär ich wie du. Wärst du wie ich.
Standen wir nicht
unter einem Passat?
Wir sind Fremde.)

Die Fliesen. Darauf,
dicht beieinander, die beiden
herzgrauen Lachen:
zwei
Mundvoll Schweigen.

Paul Celan

da “Sprachgitter”, S. Fischer Verlag, Frankfurt am Main, 1959

La mia musa – Heinrich Böll

Donata Wenders, Muse, Berlin, 2013

 

La mia musa sta sull’angolo della via
dà a ciascuno quasi per niente
ciò che io non voglio
quando è allegra
mi regala ciò che vorrei
rare volte l’ho vista allegra.

La mia musa è una suora
nella casa oscura
dietro doppie inferriate
mette presso il suo Diletto
una buona parola per me.

La mia musa lavora in fabbrica
quando ha finito di lavorare
vuol andare a ballare con me
ma io
non finisco mai di lavorare

La mia musa è vecchia
mi picchia sulle dita
strilla con bocca coriacea
è inutile matto
matto è inutile

La mia musa è una donna di casa
non biancheria
nell’armadio ha parole
Raramente ne apre le ante
e me ne porge una.

La mia musa ha la lebbra
come me
ci baciamo via la neve
dalle labbra
ci dichiariamo mondi

La mia musa è una tedesca
non mi dà alcuna protezione
solo se mi bagno nel sangue del drago
mi posa la mano sul cuore
cosí resto vulnerabile.

Heinrich Böll

(Traduzione di Italo Alighiero Chiusano)

da “La mia musa”, Einaudi, Torino, 1974

∗∗∗

Meine Muse

Meine Muse steht an der Ecke
billig gibt sie jedermann
was ich nicht will
wenn sie fröhlich ist
schenkt sie mir was ich möchte
selten hab ich sie fröhlich gesehen.

Meine Muse ist eine Nonne
im dunklen Haus
hinter doppeltem Gitter
legt sie bei ihrem Geliebten
ein Wort für mich ein.

Meine Muse arbeitet in der Fabrik
wenn sie Feierabend hat
will sie mit mir tanzen gehen
Feierabend
ist für mich keine Zeit

Meine Muse ist alt
sie klopft mir auf die Finger
kreischt mit ledernem Mund
umsonst Narr
Narr umsonst

Meine Muse ist eine Hausfrau
nicht Leinen
Worte hat sie im Schrank
Selten öffnet sie die Türen
und gibt mir eins aus.

Meine Muse hat Aussatz
wie ich
wir küssen einander den Schnee
von den Lippen
erklären einander für rein

Meine Muse ist eine Deutsche
sie gibt keinen Schutz
nur wenn ich in Drachenblut bade
legt sie die Hand mir aufs Herz
so bleib ich verwundbar.

Heinrich Böll

da “Gedichte”, Berlin: Literarisches Colloquium, 1972