Le notti calde e gli alisei – Pierluigi Cappello

 

Libro e libero sono una cosa
e non c’è distanza che non sia desiderare
non esiste fantasia che non liberi distanza,
oscurano il cielo le murate delle navi
e gli occhi vedono azzurri mai uditi
se un bambino dalle pagine dei libri
li legga stampati e chiari per la prima volta.

Cosí anch’io ho incontrato il mio Pequod
e ho visto arrampicarsi fino al cielo
le lamiere del Batavia
e ho imparato leggendo gli economici di Hemingway
che se un viaggio dura dalla seggiola di casa
alla scorza di un tiglio solitario
non c’è metro che possa misurarne
l’eternità della distanza.

Esistono baie, conforti, fiordi di sonno nascosti
mappe che sono segnate soltanto
nel calore che c’è dietro due occhi
e rade dove saldi si alzano i desideri
finché non scivolerà via dai sogni
l’impronta di quei sogni,
le notti calde e gli alisei.

Pierluigi Cappello

da “Dentro Gerico”, 1998-2002, in “Assetto di volo”, Crocetti Editore, 2006

«Ci sono sere che vorrei guardare» – Giovanni Raboni

Herbert List, Neighbours, Hamburg, Germany, 1931

 

Ci sono sere che vorrei guardare
da tutte le finestre delle strade
per cui passo, essere tutte le rade
ombre che vedo o immagino vegliare

nei loro fiochi santuari. Abbiamo,
sussurro passando, lo stesso sogno,
cancellare fino a domani il sogno
opaco, cruento del giorno, li amo

anch’io i vostri muri pallidamente
fioriti, i vostri sonnolenti acquari
televisivi dove i lampadari
nuotano come polpi, non c’è niente

che mi escluda tranne la serratura
chiusa che esclude voi dalla paura.

Giovanni Raboni

da “Quare tristis”, “Lo Specchio” Mondadori, 1998

«Le cose non dimenticano» – Roberto Carifi

Bill Brandt, Nude, Campden Hill, London, 1947

 

Le cose non dimenticano,
hanno troppa memoria.
Si rammenta di noi questa finestra
che un tempo, chiusa, proteggeva
i nostri corpi, lasciava passare
uno spiraglio che ti baciava il viso.
Chi sa se vedeva la minaccia,
chi sa se piange la finestra!
Ma noi duriamo, nelle cose.
E parlano, ragionano di noi,
specialmente se si accende un lume
e lo porta una mano misteriosa.
Chi sa se piangono le cose,
se questo freddo è la loro nostalgia.
Ricordi, stanza, come l’aspettavamo?
E tu, quaderno consumato, e voi,
finestra, porta, sedia con le sue forme,
terrazzo che mi somigli, cosí sospeso,
avete atteso invano il suo ritorno?

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008

Poesia d’amore – Alfonso Gatto

Foto tratta da “L’eternité pour nous”, di José Bénazéraf , 1961

 

 

 

 

 

 

 

 

Le grandi notti d’estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare,
dal vento che pare l’anima.

E baci perdutamente
sino a che l’arida bocca
come la notte è dischiusa,
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi,
il sogno ch’esisti è vero.
Da quanto t’ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.

E il bacio che cerco è l’anima.

Alfonso Gatto

da “Nuove poesie, 1941-1949”, “Lo Specchio” Mondadori, 1950

E la tua veste è bianca – Salvatore Quasimodo

Ramón Casas, Estudio, 1893

 

Piegato hai il capo e mi guardi;
e la tua veste è bianca,
e un seno affiora dalla trina
sciolta sull’omero sinistro.

Mi supera la luce; trema,
e tocca le tue braccia ignude.

Ti rivedo. Parole
avevi chiuse e rapide,
che mettevano cuore
nel peso d’una vita
che sapeva di circo. 

Profonda la strada
su cui scendeva il vento
certe notti di marzo,
e ci svegliava ignoti
come la prima volta.

Salvatore Quasimodo

da “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942