Saluto – Alessandro Parronchi

Foto di Anka Zhuravleva

 

E tu ti leverai libera un giorno
su queste strade e cercherai nel rosa
d’altre sere venienti una fanciulla
che ti somigli e replichi il tuo viso
nell’aria, le tue palpebre nel sole.

Mi sarà dato risentire i gridi
dell’antica città dove la chioma
illuminata germinò il colore
dell’ortensia, e sui labbri d’autunnale
vento percossi palpitar la voce
per te ancora di lacrime amorose.

Così al mondo passar senza parole
non potrai: per le foci delle stelle
questa notte risale e ogni altro lume
berrà. Presto con te saranno sole
l’ombre intente ai giardini, io senza vita

tornerò qui d’intorno ad alitare
dolce forse così come la neve
cade i freddi cortili, ai davanzali
delle case ove in quiete ombre s’avverano.

Alessandro Parronchi

da “I visi”, Ed. di Rivoluzione, Firenze, 1943

È come una mancanza di respiro – Margherita Guidacci

Edward Weston, Portrait of Tina Modotti, Mexico, 1922

 

È come una mancanza di respiro
e un senso di morire
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò m’è negato, più cara,
molto più cara d’una fredda pace
mi è la stretta indicibile −
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quanto sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi
da questo mio dolore.

Margherita Guidacci

da “Anelli del tempo”, Edizioni Città di Vita, 1993

Capire la vita (è anche questo) – Moka

Foto di Moka

 

Una pietra è stata posata per sempre
sulla soglia della cantina
tra i fiori del pensiero
ci sono gli avvertimenti per il cuore.
Sulla porta della tinaia
scivolano i vapori del vissuto,
con le uova in tasca
s’affaccia il sorriso di madre:
c’è la fiera del pulcino!
Tu raccogli patate
e io sento la vellutata buccia
buccerellata di terra
in una carezza di pelle
e non so chiedere scusa.
Mi siedo sul pavimento di casa
ch’è di freddo marmo,
quel marmo di tombe
sembra un incubo,
ma è capire la vita
(anche questo).

Moka

da “Un tempo assente”, Le Mezzelane Casa Editrice, 2019

Un tempo assente – AMAZON
Un tempo assente – IBS
Un tempo assente – Le Mezzelane Casa Editrice

«C’è silenzio tra una pagina e l’altra» – Valerio Magrelli

 

C’è silenzio tra una pagina e l’altra.
La lunga distesa della terra fino al bosco
dove l’ombra raccolta
si sottrae al giorno,
dove le notti spuntano
separate e preziose
come frutta sui rami.
In questo delirio
luminoso e geografico
io non so ancora
se essere il paese che attraverso
o il viaggio che vi compio.

Valerio Magrelli

da “Ora serrata retinae”, 1980, in “Le cavie, Poesie 1980-2018”, Einaudi, Torino, 2018

Efeso – Lucio Mariani

Foto di Minor White

I

A tre ore dall’alba, ancora stenta il sole a farsi varco
tra i pini di Aleppo, estatici guardiani del silenzio.
Efeso è qui come una spora rosa lasciata sul pendio
da venti etèsi, scompaginata nello sciatto volo.
Efeso è qui vedova della spume, un’esule di mare nelle spire
limose del piccolo Meandro, qui confitta e arenata
mèndica il ventre antico di sponda estrema che accolse
Egeo nel disperato salto. Efeso è qui, memore di tramonti
convertiti nel bagliore di aurore occidentali,
quando dal porto le donne ionie vedevano salpare
intemerati i remieri di Focea e spargevano in acqua
le corone intrecciate con le foglie di vite e i gelsomini.

II

Per questa terra abrasa i nostri occhi di cane
rovistano i gomitoli del tempo, tutte le età rapprese
nelle vene delle colonne morse, lungo il petalo bruno
d’una cavèa sonora, tra i nomi consumati sulla pallida
stele abbandonata all’abbraccio di oliastri. Battiamo
i piedi dove rovescia il furore dei Cimmeri, dove
la Grande Madre versa seme di toro e lacrime dell’ape,
dove sgorga il discorso di Eraclito, un rivolo di fuoco
e di lapilli che scavalca i millenni e con le spine
e gli ossi del frammento ancora frusta di misteri la mente,
battiamo i piedi dove ripara Antonio a regalare
l’ultimo sorriso ai satiri e alle menadi.

III

Né il crocidio del corvo infrange il cielo né un pendolo
suadente di cicale. La via che sale e la via che scende
sono una sola e la stessa. Come fiori di marmo
dalle mille stagioni ininterrotte, ali di testimoni
corteggiavano la strada dei Cureti e il passo che la solca,
vita e morte confuse nella formula immobile del tempo.
                                                                                                      Allora,
queste nostre ombre sottili sono anche l’ombra di coloro
che spesero il destino per i secoli d’Efeso la Grande e nella luce
ora sorgono e sono. Al fondo del cammino, alte le fiamme
della devozione, brucia per sempre la biblioteca di Celso
e nel rogo lo scheletro solenne della pietra apre un mirario
che racconta agli dèi la storia d’una dedica filiale,
avventura interdetta agli immortali, onore degli umani.

Lucio Mariani

da “Canti di Ripa Grande”, Crocetti Editore, 2013