Sogno – Cesare Pavese

Edward Weston, Nude on Sand, 1936

 

Ride ancora il tuo corpo all’acuta carezza
della mano o dell’aria, e ritrova nell’aria
qualche volta altri corpi? Ne ritornano tanti
da un tremore del sangue, da un nulla. Anche il corpo
che si stese al tuo fianco, ti ricerca in quel nulla.

Era un gioco leggero pensare che un giorno
la carezza dell’aria sarebbe riemersa
improvviso ricordo nel nulla. Il tuo corpo
si sarebbe svegliato un mattino, amoroso
del suo stesso tepore, sotto l’alba deserta.
Un acuto ricordo ti avrebbe percorsa
e un acuto sorriso. Quell’alba non torna?

Si sarebbe premuta al tuo corpo nell’aria
quella fresca carezza, nell’intimo sangue,
e tu avresti saputo che il tiepido istante
rispondeva nell’alba a un tremore diverso,
un tremore dal nulla. L’avresti saputo
come un giorno lontano sapevi che un corpo
era steso al tuo fianco.
                                          Dormivi leggera
sotto un’aria ridente di labili corpi,
amorosa di un nulla. E l’acuto sorriso
ti percorse sbarrandoti gli occhi stupiti.
Non è piú ritornata, dal nulla, quell’alba?

Cesare Pavese

[16 – 22 ottobre 1937]

da “Poesie del disamore e altre poesie disperse”, Einaudi, Torino, 1951

«Sento il tuo disordine» – Mariangela Gualtieri

Foto di Askhat Bardynov

 

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.

Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

Mariangela Gualtieri

da “Voci tempestate” (1999/2000), in “Senza polvere senza peso”, Einaudi, Torino, 2006

«Forse di questo amore ancor non detto» – Maria Luisa Spaziani

Émil Otto Hoppé, Lilian Gish, United States, 1921

 

Forse di questo amore ancor non detto
il meglio passò qui, dove rombando
come un treno nel tunnel dell’estate
un rauco vento transitava a notte
sulla cima dei pini. Ed era l’ora
del mio saluto, ché ci avviene a volte
d’inchinarci alle cose ancor non nate
con la sete indicibile che ispirano
le passioni defunte. Ardentemente
ho ritagliato in cielo, negli azzurri
turbinosi del sud la zona sacra
che l’occhio degli aruspici sceglieva
a limite d’un tempio. E sia che duri
tra noi questo silenzio immacolato,
o rapinosi dialoghi ci avvolgano
e liane c’imprigionino, votati
a ogni ambiguo trionfo, quest’immensa
invisibile cupola di sogni
sarà scolpita in questo cielo, vetro
di silice divina che attraversa
il falco inconsapevole e non piega
la bianca fronte per variar di destini.

Maria Luisa Spaziani

da “L’occhio del ciclone”, “Lo Specchio” Mondadori, 1970

«Gli altri sono troppi, per me» – Mariangela Gualtieri

Foto di Mimmo Jodice

 

Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita. Sono
impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado
lontano dal mio stare lento
nelle velocità della sera, nelle auto schizzate
di pianto. Col loro buio abitacolo.
E se sfreccio a volte
sulla modesta moto, è per cantare
a gola stesa l’ultimo del paradiso
fare il mio guizzo pericoloso
con tutto quel vento nel petto
seminare parole beate
nel panorama nervoso.

Mariangela Gualtieri

da “Acqua rotta”, in “Senza polvere senza peso”, Einaudi, Torino, 2006

Sera – Pierluigi Cappello

Foto di Danilo De Marco

 

Le nove, la sera, e un poco il nero che ti sporca le mani
è tutta la terra passata di qui
a che ora le api vanno a dormire, pensi, ti chiedi,
premi il cavo del palmo sull’orlo del ginocchio
nel dirti senti come sono nuove le foglie
da quale maniera di essere solo sono volate
adesso guardi le cose come sono venute
come si sono fissate, quando nella tua persona
e appena pieghi la testa nel vuoto,
nella domanda a che ora le api vanno a dormire
quando sono passati il sapore di terra e le nuvole
davanti ai miei anni, insieme.

Pierluigi Cappello

Marzo 2002

da “Assetto di volo. Poesie 1992-2005”, Crocetti Editore, 2006