Risveglio – Cesare Pavese

Peter Marlow, Kingswear Castle, Devon, England, 1998

     

       Lo ripete anche l’aria che quel giorno non torna.
La finestra deserta s’imbeve di freddo
e di cielo. Non serve riaprire la gola
all’antico respiro, come chi si ritrovi
sbigottito ma vivo. È finita la notte
dei rimpianti e dei sogni. Ma quel giorno non torna.

     Torna a vivere l’aria, con vigore inaudito,
l’aria immobile e fredda. La massa di piante
infuocata nell’oro dell’estate trascorsa
sbigottisce alla giovane forza del cielo.
Si dissolve al respiro dell’aria ogni forma
dell’estate e l’orrore notturno è svanito.
Nel ricordo notturno l’estate era un giorno
dolorante. Quel giorno è svanito, per noi.

     Torna a vivere l’aria e la gola la beve
nella vaga ansietà di un sapore goduto
che non torna. E nemmeno non torna il rimpianto
ch’era nato stanotte. La breve finestra
beve il freddo sapore che ha dissolta l’estate.
Un vigore ci attende, sotto il cielo deserto.

Cesare Pavese

[7-8 novembre 1937]

da “Poesie del disamore”, Einaudi, Torino, 1951

credo – Roberta Dapunt

David Turnley, Fearful Palestinian Girl, 1995

 

Credo nelle anime sante,
nella loro indipendenza conquistata sui sensi di una preghiera.
Credo nel lamento di un uomo in agonia,
inaccessibile silenzio degli ultimi istanti in una vita.
Credo nel lavaggio del suo corpo fermo,
nel suo vestito a festa e nell’incrocio delle mani,
testimoni di un battesimo confidato.

Credo nella gloria dei vinti.
Credo nelle loro carni piegate sotto le macerie,
i loro respiri cessati.
Credo nelle distese di orti trasformati,
dentro al loro recinto le ossa dei popoli ammazzati.
Credo nei miserabili che annegano alle porte d’Italia.
Credo in quelli che rimangono e il giorno dopo chiamiamo clandestini.
Credo nelle loro bambine vendute ai nostri piaceri,
nella loro tristezza che sorride vittima di un rossetto ingrato.

Credo negli angeli senza ali,
in quelli che a piedi nudi camminano dentro una fede.
Credo nel mondo,
quello fuori dalla vetrina in ginocchio a guardare dentro.
Credo nel colore delle pelli che indossa,
negli occhi neri dei figli che perde affamati.

Credo nella verità delle madri e del loro amore.
Credo nella miseria e nell’umiltà di questi versi.
Credo nella bellezza
e qui conviene fermarmi.

Roberta Dapunt

da “La Terra piú del paradiso”, Einaudi, Torino, 2009

«Profilo di lampioni» – Andrea Zanzotto

Masao Yamamoto, Moon phases

 

Profilo di lampioni
con una toccante consapevolezza
che salva un flash di luna

∗∗∗

Borderline of street-lamps
with a touching awareness
sparing a moon-flash

Andrea Zanzotto

da “Haiku for a season / Haiku per una stagione”, “Lo Specchio” Mondadori, 2019

«Per favore: questo iris rosa» – Andrea Zanzotto

Katsushika Hokusai, Iris, Peonies, Sparrows and Dragonfly

 

Per favore: questo iris rosa
Per favore: queste gocce calde
“Per favore,” che tutto armonizza

∗∗∗

Please: this pink iris
Please: these hot drops
“Please,” that harmonizes all

Andrea Zanzotto

La casa dei doganieri – Eugenio Montale

Claude Monet, La casa dei doganieri a Varengeville

 

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

Eugenio Montale

da “Le occasioni” (1928-1939), “Lo Specchio” Mondadori, 1949